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Aiuti pubblici in agricoltura

 

 

 


La quota di aiuto pubblico allo sviluppo dedicata al settore agricolo è diminuita negli anni - dal 19% nel 1980 al 3% nel 2006 - per poi aumentare lievemente nel 2009, raggiungendo il 6%. Da un punto di vista quantitativo, quindi,  possiamo affermare che l’AFSI si inserisce all’interno di un trend globale di leggera crescita. Tuttavia, solamente 6,2 dei 22 miliardi di dollari promessi sono fondi realmente addizionali e gli impegni di quasi tutti Paesi donatori rimangono lontani da quanto dovrebbe essere speso per sostenere lo sviluppo agricolo nei Paesi del Sud. La crescita degli aiuti è stata possibile solo grazie ad una migliore perfomance di Stati Uniti, Unione europea e Giappone che hanno raddoppiato il proprio aiuto agricolo a partire dal 2002. Tra i piccoli donatori, la Spagna ha realizzato dei notevoli progressi, mentre l’Italia si colloca ben al di sotto dei livelli raggiunti dagli altri Paesi.
 
In occasione del Vertice G8 a Deauville nel maggio del 2011 è stato presentato il nuovo “G8 Food Security Accountability Report”, che monitora lo stato di avanzamento degli impegni presi dai Paesi donatori in materia di sicurezza alimentare. In particolare, il rapporto valuta la performance dei Paesi donatori nel 2010, secondo gli impegni stabili dal Aquila Food Security Initiative (AFSI), un piano di aiuti di 22 miliardi di dollari adottato durante il vertice del G8 a L’Aquila nel 2009.

Dall’analisi dei dati emerge una mancanza assoluta di trasparenza, un livello esiguo di impegni e l’assenza di criteri uniformi di contabilizzazione e tempistica che rendono impossibile qualsiasi tipo di analisi comparativa. Per questo motivo, lo stesso processo di accountability dei singoli donatori è viziato in partenza essendo basato su informazioni non trasparenti che permettono ai Paesi di mascherare eventuali ritardi negli esborsi o di ridefinire le categorie di spesa, includendo voci in origine non previste. A tale proposito, emblematico è l’utilizzo da parte di tutti i Paesi di una categoria definita “Other”. Tale voce ricomprende spese diverse che, in alcuni casi, non hanno nemmeno una corrispondenza con i codici utilizzati dal OCSE per la contabilizzazione l’aiuto agricolo. Ad esempio, sotto questa voce l’Italia ricomprende il 50% del contributo complessivo dato dal Paese a progetti di sminamento, spese che non hanno un codice di riferimento nel sistema di contabilità dell’OCSE. Si tratta, insomma, di un “buco nero” nell’accountability dei singoli Paesi che, inoltre, pone seri dubbi sul rischio di una doppia contabilizzazione delle spese. Infine, quasi tutti i Paesi donatori hanno aumentato l’aiuto per emergenze alimentari conteggiandoli nel calcolo dei propri impegni AFSI anche se in origine non era previsto.

 

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Diritto al Cibo e aiuti pubblici in agricoltura

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