Vincere la povertà. Insieme.
 

Altri Aggiornamenti Haiti

Adriano Campolina, Direttore internazionale di ActionAid della regione delle Americhe ha commentato la tragedia che ha colpito il paese: "Nonostante le notizie che arrivano siano ancora molto frammentate non abbiamo dubbi. Purtroppo si tratta di una gravissima tragedia che ha colpito il paese più povero delle Americhe, negli anni scorsi già oggetto di uragani particolarmente violenti. La capitale Port-au-Prince e le aree limitrofe sono gravemente danneggiate e circa l’80% degli abitanti di quell’area vive in condizioni di povertà estrema".

 

Terremoto di Haiti: tre mesi dopo

12 aprile 2010
- Sono passati tre mesi, novanta giorni dal terremoto che ha devastato Haiti e purtroppo, anche a causa della gravità del sisma, ancora un milione di persone è senza rifugio, incluse le 250.000 che stanno nei campi profughi a Port Au Prince, zone ad alto rischio di inondazioni. “Le piogge sono ormai cominciate e questo sta mettendo in una terribile situazione migliaia di sopravvissuti. A tre mesi dal terremoto la missione più urgente del governo haitiano è quella di trovare un terreno idoneo per edificare rifugi prima che la stagione delle piogge sia ben avviata. I fondi che i donatori internazionali hanno destinato ad Haiti sono da spendere in modo che portino dei benefici alla popolazione haitiana” ha detto Jean Claude Fignole, Direttore di ActionAid ad Haiti.

La risposta di ActionAid

ActionAid è presente ad Haiti dal 1996 e lavora con più di 30.000 persone all’anno.

Dal 12 gennaio, giorno del terremoto, stiamo lavorando con le organizzazioni partner e i molti volontari per alleviare le sofferenze della popolazione. Ad oggi abbiamo raggiunto e aiutato oltre 20.000 dei sopravvissuti - fra cui moltissime donne, bambini, disabili e anziani - e contiamo di raggiungere 100.000 persone entro luglio.

Abbiamo fornito viveri, beni di prima emergenza e addestrato i volontari per operare ed essere in grado di relazionarsi in maniera appropriata con le comunità colpite dal sisma. Ora è il momento di iniziare progetti di più lungo termine per ridare alle persone l’autosufficienza e permettere ai bambini un completo ritorno a scuola.

Fra le attività che ActionAid sta avviando c’è quella meglio conosciuta con il nome di “Cash for work” che nel processo di ricostruzione è considerato un aiuto fondamentale. Nelle aree rurali, ad esempio, attraverso questa iniziativa le persone verranno pagate per il lavoro che svolgono che all’inizio sarà quello di preparare la terra per la coltivazione. Un contadino ha sintetizzato quello che in tanti ci hanno detto. Infatti, alla notizia dell’avvio del programma ha commentato: “Qualora si realizzasse questo progetto noi potremmo usare le nostre capacità per ripristinare le nostre vite. Se potremo nuovamente provvedere al nostro sostentamento allora c’è una speranza che il futuro sia migliore”.

GUARDA IL VIDEO

 
25 GENNAIO
- Il governo di Haiti ha deciso ieri di interrompere le ricerche dei sopravvissuti.
L’annuncio è stato dato dai responsabili dell’Onu presenti sull’isola: la scelta, in collaborazione con gli esperti internazionali responsabili dei soccorsi, è stata motivata dall’esigenza di spostare e concentrare gli sforzi sull’assistenza dei tre milioni di sfollati, sulla distribuzione degli aiuti e sulla sicurezza per evitare violenze ed episodi di sciacallaggio. Il ministero dell’Interno haitiano ha fornito l’ultimo bilancio secondo cui sono oltre 120 mila i morti a seguito del terremoto e oltre 200mila i feriti. Sono circa 370mila inoltre gli sfollati che stanno vivendo in insediamenti di fortuna con accesso limitato ad acqua e servizi igienici. Si teme la diffusione di malattie a causa del sovraffollamento: il sistema medico e sanitario inoltre è anch’esso fortemente danneggiato dal terremoto.

Molte persone stanno abbandonando Port-au-Prince dirigendosi verso aree nel sud e sud ovest del paese
che non sono state colpite altrettanto duramente dal terremoto, il che potrebbe rendere difficile per queste aree gestire un numero così elevato di migranti. L’aeroporto di Part-au-Prince è fortemente congestionato per i circa 150 aerei che atterrano giornalmente. A questi disagi si è aggiunta una forte scossa di magnitudo 6.1 che ha colpito Petit Goave il 20 gennaio alle 6:30 ora locale: sembra non ci siano stati morti, solo feriti.

Nonostante i disagi e le difficoltà e la complessità dell’operazione, ActionAid Haiti ha impostato sin dalla settimana scorsa la logistica e sta proseguendo la distribuzione di razioni di cibo di emergenza (burro alle arachidi) ad oltre 25000 persone a Mariani ed è iniziata anche la distribuzione di 200 tonnellate di cibo, sufficienti per 9000 persone per le prossime 2 settimane: riso, zucchero, farina, salmone, mais.

Venerdì 22 è stato allestito un campo più grande per la distribuzione che ha avuto luogo il 23 gennaio con il supporto di 4 persone dello staff ActionAid Haiti e 20 volontari. Sempre venerdì scorso è stato distribuito cibo a circa 100 famiglie (per una media di 6 persone per famiglia) nei campi di fortuna allestiti in Mariani, e a 179 famiglie di Sat (Mariani). Ogni famiglia ha ricevuto 7 chili di farina, 5 di riso, mais, zucchero, mezzo gallone di olio, due lattine di pesce in scatola. Alle stesse 100 famiglie di Mariani è stata distribuita anche l’acqua. Per il 26 gennaio sarà distribuita ad altre 350 famiglie circa. Nelle prossime due settimane a partire da oggi la distribuzione sarà allargata a ventimila persone.

La tensione ed il disagio in cui la popolazione versa fa sì che anche questa operazione possa essere fonte di agitazione e violenze. Non appena si arriva con i rifornimenti, infatti, la folla circonda operatori e volontari. Allo staff di ActionAid va perciò anche il merito di essere riusciti a gestire la distribuzione del cibo con ordine e senza che accadessero incidenti.

Sono state acquistati 20.000 kit per la purificazione dell’acqua nella Repubblica Dominicana. Sempre dalla Repubblica Dominicana si sta cercando di acquistare generi non alimentari (cucine da campo, medicine, giacigli, etc). E’ stata quindi avviata anche la distribuzione di indumenti intimi, materiale igienico, acqua potabile e kit per la purificazione dell’acqua. Inoltre si sta fornendo assistenza psicologica per affrontare le conseguenze della tragedia attraverso un team specializzato che si rivolge soprattutto a bambini, donne, anziani e persone con disabilità. Si sta sondando la possibilità di una partnership con la Croce Rossa per la distribuzione dei medicinali.

Tutto ciò che poteva essere fatto è stato fatto nonostante si sia lavorato nelle più difficili condizioni. ActionAid inoltre non ha mai dovuto affrontare prima d’ora un’emergenza del genere aggravata dal fatto che il nostro stesso staff ne è stato duramente colpito.

Da oggi lo staff di ActionAid dovrebbe poter accedere e lavorare dal loro nuovo ufficio.
La situazione ancora precaria fa sì che non sia possibile inviare loro altro staff di supporto (al 21 gennaio sono 10 le persone dello staff di AA Haiti che lavorano per rispondere all’emergenza terremoto con il supporto di 5 persone dello staff internazionale) perché la mancanza di spazi per lavorare e di una foresteria renderebbe la situazione ulteriormente disagevole.
 
La pressione sullo staff è già notevole. Sebbene ognuno di loro non stia dormendo più di 3 o 4 ore a notte, l’impegno e la volontà non mancano. Verranno costruite due strutture parallele una per la gestione dei programmi preesistenti in itinere e una per la gestione di programmi ad hoc di risposta all’emergenza. Ma ovviamente ci vorrà del tempo: al momento c’è carenza di tutto – veicoli, computer, ecc - ma si sta lavorando per risolvere tutto il prima possibile.

Le priorità rimangono quelle di offrire immediato aiuto e cibo, continuare a supportate lo staff di Haiti e le loro famiglie, in particolare quanti hanno perso  i cari e la casa e ricostruire la capacità operativa di ActionAid Haiti - ufficio, magazzino, benzina, acquisti, liquidi ecc – per fornire supporto efficace all’intera comunità.
 

GUARDA IL VIDEO con l’intervista a Jean-Claude Fignole, Direttore di ActionAid Haiti (in lingua inglese).

20 GENNAIO -
Dallo staff di ActionAid:  "Domenica 17 gennaio abbiamo dedicato la giornata alla visita della comunità di Mariani, una delle più povere di Port au Prince, per verificare le condizioni di salute dei bambini sostenuti a distanza da centinaia di cittadini italiani".

Il quartiere è stato duramente colpito dal terremoto. Le case a Mariani sono crollate ovunque. L’edificio che era utilizzato come centro di ritrovo della comunità è stato raso al suolo. La scuola è sventrata.

L’odore pungente della morte pervade l’aria. Camminare per le strade della città è come attraversare un cimitero a cielo aperto. Ci sono ancora tante vittime sotto le macerie, quasi certamente anche qualche superstite, ma tale è la dimensione della tragedia che, nonostante gli aiuti internazionali, i mezzi a disposizione non sono comunque sufficienti per il recupero dei corpi.

Abbiamo incontrato i nostri partner di COZPAM, l’organizzazione locale per i diritti del bambino. Li abbiamo trovati riuniti in quello che era rimasto della scuola. Il loro personale non è stato ancora in grado di localizzare tutti i bambini. Molte famiglie hanno trovato rifugio sono nei campi profughi allestiti in altre zone della città. Altre si sono dirette verso le zone rurali, da parenti, o amici. Alcune famiglie purtroppo sono ancora tra i dispersi.

Abbiamo avuto l’opportunità di parlare con molte famiglie. Tutti hanno perso qualcuno. Nessuno ha più una casa agibile. Vivono tutti in strada. C’è urgente necessità di cibo, alloggi, vestiti, cloro per purificare l’acqua corrente. Manca tutto. La gente possiede solo i vestiti che indossava quando c’è stata la prima scossa. I sopravvissuti dicono di aver avuto fortuna. Almeno hanno scampato la morte.

Mario Diaz, di ActionAid Guatemala, ha visitato i due grandi campi di accoglienza allestiti a Mariani alla ricerca di neonati, bambini e donne incinte. Superstiti e feriti vivono in condizioni di drammatica precarietà. Mancano anche i ripari per proteggersi dal sole cocente. I cadaveri sono ammassati ai bordi della strade. Abbandonati a marcire all’aria aperta. L’acqua è contaminata dalle carcasse di animali morti. Non ci sono servizi igienici. Ci sono altri quattro piccoli campi nelle vicinanze. In totale si stima che  circa 9.000 persone abbiano trovato rifugio nei campi dell’area di  Mariani.

Brian Mier, di ActionAid Brasile, ha raggiunto un altro grande campo di accoglienza a Carrefour - vicino Mariani – dove sono ammassate 4.000 persone. La maggior parte sono donne e bambini in situazione di grave vulnerabilità. I più fortunati trovano riparo da sole sotto tende improvvisate, fatte con le lenzuola. Molti non hanno nemmeno queste.

A maggio, quando arriverà la stagione degli uragani, se la popolazione vivrà ancora in queste condizioni, la situazione sarà catastrofica.

Jean Claude Fignolé, direttore di ActionAid Haiti ha trovato alloggio in una tenda con la moglie e i bambini piccoli. La sua casa è stata danneggiata dal sisma. Jude Jean Baptiste, il Finance Manager, ha impiegato sette ore per estrarre sua moglie dalle macerie della banca in cui lavorava. Casa sua è utilizzata come ufficio temporaneo di ActionAid. La sede è seriamente danneggiata. Il Direttore dei progetti di sviluppo ha perso suo cognato.

Il cibo è un problema reale per tutti. Pochissime persone sono in grado di fare fronte all’aumento dei prezzi. La maggioranza è del tutto priva di mezzi di sostentamento. Molte delle banche sono ormai ridotte a un cumulo di macerie. Molte persone stanno vendendo per la strada frutta, vestiti, scarpe, tutto quel poco che hanno. E’ come vivere in una zona di guerra.

A Mariani ActionAid ha distribuito medicinali essenziali e diciassette casse di burro di arachidi rafforzato con  proteine dando così la possibilità un pasto nutriente ad almeno 2.550 persone.

Abbiamo anche ottenuto farina, olio e grano da distribuire nelle prossime ventiquattrore.



ActionAid ha ordinato 3.000 tende, 20.000 coperte, 1.000 scatole di latte in polvere, 2.000 scatole di assorbenti igienici, 1.000 confezioni di pannolini, 15.000 unità di dentifricio e spazzole, 9.000 materassi di gommapiuma, 20.000 confezioni per la reidratazione, 10.000 paia di pantaloni per le donne e le ragazze. Abbiamo anche allestito un deposito per ricevere e stoccare la merce.

 Sapone, taniche per l’acqua, biscotti energetici, corda, tela cerata, zanzariere stanno arrivando con una nave italiana di assistenza alle emergenza. Saranno ad Haiti tra circa dieci giorni di tempo.


18 GENNAIO -

Un nostro collega di ActionAid ha incontrato la famiglia D. tra le macerie della loro casa ormai crollata. Della stanza che si affacciava sulla strada resta solo una tenda che sbatte scossa dal vento, aggrappata a una parete squarciata.

 


La famiglia D. viveva già in condizioni di povertà. Ora non hanno più nemmeno la casa. Niente cibo, solo l’acqua che attingono al ruscello che scorre vicino.

“Non potevamo prevedere questa catastrofe e non avevamo scorte di cibo in casa,” dice Sony , 43 anni, che vive a Port au Prince nel distretto di Mariani, un’area colpita con violenza dal terremoto. Sony faceva il venditore ambulante di borse di plastica, fino a che le sue condizioni di salute non gli hanno impedito di continuare a lavorare. Sua moglie Monique, 48 anni, vendeva bicchieri di vetro, ma il terremoto li ha distrutti tutti.

“Quando si è verificato il terremoto ero sdraiato su una branda davanti a casa, costretto all’immobilità dalla malattia. La mia testa sbatteva a causa delle scosse e non riuscivo a capire cosa stesse succedendo.”

“I bambini erano dentro la casa quando le pareti hanno iniziato a crollare. E’ stato tutto molto veloce. Per fortuna sono riusciti a uscire prima che la casa collassasse distruggendo tutto ciò che c’era dentro”.

Come tutti gli abitanti del quartiere ora la famiglia D. vive in strada, sotto ripari di fortuna fatti di teli stesi tra gli edifici crollati. I vicini li aiutano e condividono con loro riso e spaghetti.

E’ difficile trovare del cibo quello che c’è è molto costoso. Non possiamo permetterci di comprare nulla”, dice Monique.

M., 10 anni e W., 12 sono sostenuti a distanza da ActionAid Italia. Normalmente frequentavano la scuola per bambini in condizioni di estrema povertà gestita da COZPAM, un partner locale di ActionAid.
Ora l’edifico è stato annientato dal terremoto.

Sono 450 i bambini sostenuti a distanza da ActionAid nel distretto di Mariani, a Port au Prince, e altri 550 a Phillipeau, un’area che ha subito meno danni.

Le operazioni per rintracciare gli abitanti sono ancora in corso, perché molti hanno abbandonato la città e si sono rifugiati da parenti e amici nelle zone rurali.

“Vogliamo solo che i nostri bambini vadano a scuola e abbiamo un posto dove dormire”, ci dice Monique.

E’ POSSIBILE EFFETTUARE UNA DONAZIONE DI 2 EURO INVIANDO UN SMS AL 48541 DA CELLULARI TIM E VODAFONE
O CHIAMANDO LO STESSO NUMERO DA RETE FISSA TELECOM ITALIA. La numerazione è attiva da oggi fino al 28 febbraio 2010.



ALTRE MODALITA’ DI DONAZIONE AGIRE


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17 GENNAIO
- Jude Jean è un collega di ActionAid Haiti. Normalmente si occupa della parte finanziaria, della gestione e rendicontazione dei fondi. In questi giorni, come tutti gli altri nostri colleghi è impegnato nell’assistere e cercare di salvare vite umane. Ecco la sua testimonianza.

Non potrò mai scordare quello che è successo. Quando abbiamo avvertito la prima e fortissima scossa ero al telefono con mia moglie. Ho fatto in tempo a urlare a Elizabeth di buttarsi sotto la scrivania e poi la linea è caduta. Io e gli altri colleghi di ActionAid ci siamo immediatamente precipitati in strada e una volta accertatomi che eravamo riusciti a uscire tutti mi sono allontanato per andare da mia moglie. Quando ero ormai quasi arrivato ho tirato un sospiro di sollievo… da lontano vedevo l’edificio intatto ma una volta che ho voltato l’angolo sono rimasto paralizzato. Era rimasta in piedi solo la parete posteriore, tutti e tre i piani dell’edificio erano completamente crollati uno sull’altro.

Ho provato a capire quale poteva essere l’ufficio di mia moglie e mi sono diretto verso quell’ammasso di rovine e macerie. L’ho chiamata, la cercavo disperato e a un certo punto mi ha risposto la voce della sua responsabile. Mi ha supplicato di aiutarla ad uscire e mi ha detto che Elizabeth era molto vicina a lei ed era viva. Nello stesso istante ho sentito una pacca sulla spalla, mi sono voltato e un ragazzetto molto piccolo e magro si è offerto di aiutarmi. Abbiamo rimosso con tutta la forza che avevamo alcune macerie nel punto in cui sentivano la voce e immediatamente, non appena abbiamo liberato un piccolo varco, il ragazzo si è infilato dentro e ha letteralmente spinto fuori la donna. Urlava, aveva entrambe le gambe rotte ma era salva. Adesso dovevo pensare a Elizabeth, a come salvarla, non avevo tempo per immaginare che potevo anche non riuscirci. Le ho urlato di indicarmi dove fosse… se senti la mia voce lontana e sei distante batti un colpo solo, se sei vicina battine due. Quando ho sentito tre colpi ho capito che era molto vicina, che ce l’avremmo fatta. Ma quando ho chiesto al ragazzo se se la sentiva di rientrare fra le macerie in quel momento sono arrivate altre scosse e non è stato possibile. Si è agitato e preso dal panico è sparito portandosi dietro la mia pila.

A quel punto mi sono spogliato, ho tolto tutto quello che potevo per cercare di entrare in quell’apertura e salvare mia moglie ma sono stato fermato da altri suo colleghi che mi hanno bloccato ricordandomi dei miei due bambini, che dovevo pensare a loro. Ero disperato. Sono rimasto là, impotente, a guardare le macerie che mi separavano da Elizabeth.

Alle 23 è ritornato il ragazzo che aveva salvato l’altra donna. Aveva ancora in mano la mia pila. Mi ha detto che quando ha sentito l’altra scossa si è spaventato ed è corso a casa per cercare di salvare la sua nipotina ma purtroppo non ha potuto fare nulla, era morta. Mi ha detto che non poteva terminare questa giornata senza salvare qualcun altro. Mi ha guardato, si è allontanato un attimo per restare da solo a pregare e poi è entrato nuovamente fra le macerie. Ci è rimasto per un’ora circa, sessanta minuti nel corso dei quali mi è sembrato di impazzire, nel corso dei quali mi sono passati davanti agli occhi le cose condivise con mia moglie in questi anni.

Poi c’è stata un’altra scossa fortissima e gli ho urlato di uscire, di mettersi in salvo, ma non mi ha risposto. Dalle macerie non si sentivano rumori fino al momento in cui ho intravisto una luce, la mia pila, e pochi minuti dopo il ragazzo è riemerso seguito da Elizabeth, uscita senza un graffio dalle macerie. Non ho fatto in tempo ad abbracciarla che li è scoppiata a piangere pensando agli altri suoi colleghi, a quelli che erano ancora sepolti e forse vivi ma troppo lontani per essere raggiunti e portati in salvo, a quelli che non riabbracceranno più i loro cari. Mi ha detto di essere riuscita a mettersi sotto la sua scrivania e che questo le ha garantito aria per respirare e le ha evitato di finire schiacciata.

L’ho portata a casa, l’ho portata dai bambini, e sono ritornato per vedere se si riusciva ad estrarre altri suoi colleghi. Siamo riusciti a portare in salvo una donna, ma solamente il 14 gennaio, due giorni dopo il sisma.

Nonostante tutto questo dolore, nonostante le migliaia di morti che forse rimarranno stime perché nessuno riuscirà mai a dare un numero preciso - intere famiglie sono state inghiottite nel nulla, nessuno le cercherà mai - io sono fiero del mio Paese.

Sono orgoglioso di vedere come stiamo lavorando senza sosta tutti insieme per aiutarci, per assisterci e portare dove possiamo un po’ di sollievo o anche solo una spalla su cui piangere.
Certo, ci sono anche episodi da condannare, come casi di saccheggio, ma nel complesso io vedo solo gente che si sta dando da fare. Piccoli eroi che rimarranno senza nome e senza volto ma che stanno creando le basi perché il mio Paese possa risollevarsi”.
 

16 GENNAIO
-
E’ difficile descrivere quello che vediamo davanti ai nostri occhi. È una catastrofe, assolutamente una catastrofe. Quello che ho visto in questi giorni è la cosa più orribile che mi sia capitata nella vita. E purtroppo il rischio che scoppi un’epidemia non è affatto da sottovalutare. Sono estremamente preoccupato. Dobbiamo pensare ai sopravvissuti, c’è molto lavoro da fare e siamo tutti qui a lavorare, nonostante molti di noi abbiano perso famiglia e casa” ci ha detto Jean-Claude di ActionAid Haiti che si trova in loco e ha vissuto sulla sua pelle, insieme agli altri nostri colleghi, la tragedia che ha colpito e messo in ginocchio il suo Paese. Sono passati quasi 4 giorni dal sisma e sono ancora migliaia le persone che non hanno ricevuto nessun aiuto e che necessitano di assistenza.

ActionAid lavora ad Haiti dal 1996
con programmi sostenuti anche dall’Italia. Al momento resta grave la situazione dell’area di Port Au Prince, dove siamo presenti nelle baraccopoli di Mariani e Philippeau e dove abbiamo oltre 900 adozioni a distanza. Non siamo ancora in grado di dare notizie precise su quest’area, una delle più colpite. Non appena avremo informazioni sarà nostra premura comunicarle.

In questo momento ActionAid, dopo aver effettuato una prima valutazione degli interventi necessari, sta iniziando le attività di primo intervento, in coordinamento con la altre realtà operanti in questa fase,  che si concentrano in:
 

  • distribuzione di generi alimentari
  • kit per la purificazione dell’acqua e distribuzione acqua potabile
  • generi di prima necessità (non alimentari, come ad esempio indumenti intimi e kit per l’igiene) con maggiore riguardo verso le categorie vulnerabili come i bambini, le donne e gli anziani
  • assistenza psicologica post trauma. ActionAid è particolarmente specializzata in questo settore e, come avvenuto precedentemente in occasione di catastrofi naturali o situazioni di post conflitto, si sta attivando per aiutare la popolazione, soprattutto i bambini, le donne e le persone con disabilità, per aiutarla ad affrontare e superare le conseguenze del terremoto. Saremo al fianco della popolazione attraverso un team specializzato e volontari locali formati e capaci di relazionarsi con le persone in condizioni estremamente difficili.
  • fornitura di tende e alloggi temporanei per le famiglie


Il tuo aiuto è prezioso!

  • con 50 euro possiamo comprare coperte e altri generi di prima necessità per una famiglia
  • con 75 euro possiamo assicurare per un mese cibo a una famiglia
  • con 100 euro possiamo fornire un rifugio temporaneo a una famiglia
  • con 200 euro siamo in grado di fornire un mese di assistenza psicologica a 50 famiglie
  • con 300 euro possiamo organizzare un programma specifico di supporto (durata un mese) dedicato a 50 famiglie particolarmente vulnerabili come donne single con figli o famiglie con persone disabili

     

E’ POSSIBILE EFFETTUARE UNA DONAZIONE DI 2 EURO INVIANDO UN SMS AL 48541 DA CELLULARI TIM E VODAFONE O CHIAMANDO LO STESSO NUMERO DA RETE FISSA TELECOM ITALIA. La numerazione è attiva da oggi fino al 31 gennaio 2010.


15 GENNAIO
- Al dramma per le vittime del tragico terremoto si aggiunge la preoccupazione per i sopravvissuti. Centinaia sono i cadaveri nelle strade e aumenta la preoccupazione per l’insorgere di epidemie.

Jean-Claude Fignole, referente per ActionAid Haiti ci ha detto: “Qui ad Haiti è più che mai urgente recuperare i corpi che ancora giacciono ai bordi delle strade o sotto le macerie dove spesso si accampano i sopravvissuti che non hanno altro rifugio dove andare se non dormire all’aperto fra i cadaveri e le rovine di quella che era la loro casa. In questo momento vi sto parlando e di fronte a me, dal lato opposto della strada ci sono le rovine di una scuola, completamente distrutta. Lì sotto non sappiamo quanti studenti sono rimasti vittime del crollo, forse oltre il centinaio vista la grandezza dell’istituto, ma non sono ancora iniziate le operazioni per il recupero delle salme.

Ad ogni angolo, ad ogni passo che faccio vedo sempre la stessa scena. Persone che si accampano nelle piazze, ai bordi delle strade che aspettano un aiuto, persone che hanno braccia o gambe fratturate e che non hanno ancora ricevuto assistenza medica. Dobbiamo moltiplicare i nostri sforzi, aiutateci!”

ActionAid in questa prima fase dell’emergenza è impegnata nelle attività di primo soccorso, nella distribuzione di cibo, tende, generi di prima necessità, acqua potabile, kit igienici e coperte per circa 20.000 persone. In una seconda fase, grazie alla collaborazione con le associazioni partner locali ActionAid sarà impegnata nella ricostruzione delle abitazioni e nel ripristino delle condizioni minime di vita sociale ed economica per la popolazione colpita dal terremoto.

15 GENNAIO - “Finalmente siamo riusciti a contattare tutti i colleghi. Anche il nostro autista che fino a poche ore fa risultava disperso. Loro stanno bene, purtroppo non possiamo dire lo stesso dei loro famigliari e amici. E’ una tragedia che ci colpisce tutti nel cuore. Il nostro Paese è in ginocchio.” Con queste parole si è aperto un messaggio arrivato via skype da Jean Claude, il responsabile della sede di ActionAid in Haiti.

Notizie positive per i sostenitori le abbiamo dall’area di Bani
, nella repubblica Dominicana, che non è stata interessata dal sisma e dove non si registrano danni alle cose o alle persone. Purtroppo temiamo che per le altre aree sostenute dall’Italia, le baraccopoli di Mariani and Philippeau sorte in prossimità di Port Au Prince, le notizie saranno di natura diversa. L’area è fra quelle maggiormente colpite e i colleghi ci comunicano che non sono ancora riusciti a stabilire un contatto con l’associazione partner locale. “Domani - oggi per chi legge ndr - un team di colleghi cercherà di raggiungere queste due aree. Al momento ci stiamo attivando per prestare soccorso e per raccogliere tutte le informazioni possibili in modo da permettervi di dare informazioni precise ai sostenitori italiani” conclude Jean Claude.

Vi chiediamo di esserci vicini, i colleghi sul posto si stanno operando attivamente per portare aiuti ai sopravvissuti nonostante loro stessi siano stati colpiti dalla tragedia e abbiano perso casa e famigliari.

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