
Emergenza Costa D'Avorio
COSTA D’AVORIO:
110 MILA ‘PROFUGHI DIMENTICATI’ IN FUGA VERSO LA LIBERIA

L’ondata delle popolazioni in fuga dal conflitto si sta abbattendo su paesi poveri come la Liberia.
“La comunità internazionale, impegnata a risolvere la crisi del nord africa sta dimenticando i conflitti che si stanno svolgendo nel resto del continente africano e che continuano a mietere vittime e ad incrementare i flussi migratori nella regione”. Così Marco De Ponte, segretario generale di ActionAid Italia, denuncia la mancanza di soccorso nei confronti dei profughi che scappano dalla Costa d’Avorio e si riversano a centinaia di migliaia verso la Liberia.
“Dal dicembre 2010 – spiega ancora De Ponte - si stima che circa 130mila persone abbiano lasciato il paese in fuga verso gli stati limitrofi, si tratta di oltre 2000 persone al giorno che scappano dalle violenze e si rifugiano in paesi che sono già in stato di estrema povertà”.
Attualmente solo in Liberia sono arrivati oltre 110mila rifugiati, concentrati nella regione di Nimba e di Grand Gedeh, nella parte est del paese. ActionAid, presente in Liberia dal 1996, sta prestando i primi soccorsi ai profughi in arrivo dalla Costa d’Avorio, distribuendo beni di prima necessità (cibo, acqua, medicine, indumenti e kit di gravidanza) ad oltre 5000 persone, in particolare donne incinte o in allattamento, bambini, anziani e disabili.
“Stiamo fornendo soccorsi - continua il segretario generale di ActionAid - ma la situazione si sta aggravando ed è necessario ottenere nuovi fondi per aiutare le persone che stanno ancora arrivando dalla Costa d’Avorio e che sono in attesa di ricevere assistenza”. La distribuzione di cibo e generi di prima necessità nella zona – spiega ActionAid – ha raggiunto per ora circa 30mila persone e solo 3700 sono state trasferite in campi di accoglienza. Le altre non hanno ancora ottenuto alcuna assistenza umanitaria.
“La situazione rischia di peggiorare ulteriormente, soprattutto visti i livelli di estrema povertà in cui già vive la popolazione liberiana”, conclude De Ponte lanciando un appello. “La comunità internazionale ha il dovere di occuparsi anche di questi ‘profughi dimenticati’ e non solo di quelli che arrivano sulle nostre coste ed è necessario che si attivi al più presto, altrimenti ci troveremo di fronte ad un'altra catastrofe umanitaria”.