Vincere la povertà. Insieme.
 

Emergenza Haiti

Terremoto ad Haiti

Un fortissimo sciame sismico ha devastato il paese più povero del continente americano

ActionAid lavora da 12 anni ad Haiti a stretto contatto con le persone del posto per  garantire, con progetti a medio e lungo termine, un supporto stabile per sradicare la povertà. Il terremoto che ha colpito l’isola caraibica il 12 gennaio scorso ha causato ingenti danni, radendo al suolo la capitale, Port Au Prince. Sono state stimate circa 200.000 vittime, tra cui molti bambini, ma il problema che ci si pone ora, dopo aver prontamente risposto all’emergenza tramite l’Agenzia AGIRE, è quello di aiutare i sopravvissuti a riprendersi le proprie vite con quanta più dignità possibile.

Lo staff di ActionAid sta lavorando ormai da settimane senza sosta per far fronte all’emergenza, come ci racconta Marie André presente sul campo.

Le priorità di intervento di ActionAid  ad Haiti sono:

  • Fornire nuovi alloggi per gli sfollati e ricostruire le scuole.
    La stagione degli uragani arriverà tra circa tre mesi e dunque la priorità assoluta è garantire dei rifugi sicuri per i circa 800.000 sfollati: ActionAid ha stimato che saranno necessari circa tre anni per la ricostruzione e tra i progetti prioritari c’è quello di riportare tutti i bimbi a scuola, come sperano Jeanne Sonel e Marie Carmelle Cadet per i loro figli.
     
  • Distribuire cibo e generi di prima necessità.
    Nel frattempo sono stati approntati alcuni campi nelle zone distrutte e il più grande è quello a Mariani, quartiere molto popoloso di Haiti, e già da alcune settimane è stato avviato un programma di distribuzione di cibo per circa 381 famiglie. Ogni famiglia ha ricevuto 7 chili di farina, 5 di riso, mais, zucchero, mezzo gallone di olio, due lattine di pesce in scatola.
     

Immacula Jeanty, 42 anni, ha subito preparato per i suoi due figli un piatto locale, chiamato “la Bouille” con gli ingredienti che  ha ricevuto da ActionAid: il piatto è a base di farina, zucchero e acqua.

Molte persone, prima del nostro intervento, non toccavano cibo da giorni e la tensione ed il disagio in cui la popolazione versa fa sì che anche la distribuzione del cibo possa essere fonte di agitazione e violenze. Non appena si arriva con i rifornimenti, infatti, la folla circonda operatori e volontari ma, recentemente, è stato istituito un sistema di buoni-pasto affinché ogni nucleo famigliare possa ricevere la giusta quantità di cibo. E’ stata, inoltre, avviata anche la distribuzione di indumenti intimi, materiale igienico, acqua potabile e kit per la purificazione dell’acqua.
 

  • Garantire un’assistenza psicologica per le vittime.
    Si sta anche fornendo assistenza psicologica per affrontare le conseguenze della tragedia attraverso un team specializzato che si rivolge soprattutto a bambini, donne, anziani e persone con disabilità.
     
  • Pianificare la ricostruzione dell’isola.
    Sia nei campi che fuori si sta tornando ad un’apparente normalità: riaprono le poche banche rimaste in piedi, riprendono vita alcuni negozietti e nei campi si possono vedere delle donne sedute con i bigodini in testa, uomini che si radono e alcuni giocano a domino, segni di normalità in netto contrasto con la realtà che li circonda.


C’è ancora molta strada da fare e l’agenzia AGIRE sta pianificando in questi giorni come investire al meglio i quasi 15 milioni di euro raccolti grazie all’aiuto degli italiani: dopo scrupolose analisi dei bisogni e riunioni di coordinamento con le Nazioni Unite e le altre organizzazioni presenti sul terreno, ActionAid e le Ong di AGIRE stanno ora predisponendo i programmi di ricostruzione e gli interventi a medio e lungo termine.
 

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