
Aggiornamenti da Haiti
Adriano Campolina, Direttore internazionale di ActionAid della regione delle Americhe ha commentato la tragedia che ha colpito il paese: "Nonostante le notizie che arrivano siano ancora molto frammentate non abbiamo dubbi. Purtroppo si tratta di una gravissima tragedia che ha colpito il paese più povero delle Americhe, negli anni scorsi già oggetto di uragani particolarmente violenti. La capitale Port-au-Prince e le aree limitrofe sono gravemente danneggiate e circa l’80% degli abitanti di quell’area vive in condizioni di povertà estrema".
25 GENNAIO - Il governo di Haiti ha deciso ieri di interrompere le ricerche dei sopravvissuti. L’annuncio è stato dato dai responsabili dell’Onu presenti sull’isola: la scelta, in collaborazione con gli esperti internazionali responsabili dei soccorsi, è stata motivata dall’esigenza di spostare e concentrare gli sforzi sull’assistenza dei tre milioni di sfollati, sulla distribuzione degli aiuti e sulla sicurezza per evitare violenze ed episodi di sciacallaggio. Il ministero dell’Interno haitiano ha fornito l’ultimo bilancio secondo cui sono oltre 120 mila i morti a seguito del terremoto e oltre 200mila i feriti. Sono circa 370mila inoltre gli sfollati che stanno vivendo in insediamenti di fortuna con accesso limitato ad acqua e servizi igienici. Si teme la diffusione di malattie a causa del sovraffollamento: il sistema medico e sanitario inoltre è anch’esso fortemente danneggiato dal terremoto.
Molte persone stanno abbandonando Port-au-Prince dirigendosi verso aree nel sud e sud ovest del paese che non sono state colpite altrettanto duramente dal terremoto, il che potrebbe rendere difficile per queste aree gestire un numero così elevato di migranti. L’aeroporto di Part-au-Prince è fortemente congestionato per i circa 150 aerei che atterrano giornalmente. A questi disagi si è aggiunta una forte scossa di magnitudo 6.1 che ha colpito Petit Goave il 20 gennaio alle 6:30 ora locale: sembra non ci siano stati morti, solo feriti.
Nonostante i disagi e le difficoltà e la complessità dell’operazione, ActionAid Haiti ha impostato sin dalla settimana scorsa la logistica e sta proseguendo la distribuzione di razioni di cibo di emergenza (burro alle arachidi) ad oltre 25000 persone a Mariani ed è iniziata anche la distribuzione di 200 tonnellate di cibo, sufficienti per 9000 persone per le prossime 2 settimane: riso, zucchero, farina, salmone, mais.
Venerdì 22 è stato allestito un campo più grande per la distribuzione che ha avuto luogo il 23 gennaio con il supporto di 4 persone dello staff ActionAid Haiti e 20 volontari. Sempre venerdì scorso è stato distribuito cibo a circa 100 famiglie (per una media di 6 persone per famiglia) nei campi di fortuna allestiti in Mariani, e a 179 famiglie di Sat (Mariani). Ogni famiglia ha ricevuto 7 chili di farina, 5 di riso, mais, zucchero, mezzo gallone di olio, due lattine di pesce in scatola. Alle stesse 100 famiglie di Mariani è stata distribuita anche l’acqua. Per il 26 gennaio sarà distribuita ad altre 350 famiglie circa. Nelle prossime due settimane a partire da oggi la distribuzione sarà allargata a ventimila persone.
La tensione ed il disagio in cui la popolazione versa fa sì che anche questa operazione possa essere fonte di agitazione e violenze. Non appena si arriva con i rifornimenti, infatti, la folla circonda operatori e volontari. Allo staff di ActionAid va perciò anche il merito di essere riusciti a gestire la distribuzione del cibo con ordine e senza che accadessero incidenti.
Sono state acquistati 20.000 kit per la purificazione dell’acqua nella Repubblica Dominicana. Sempre dalla Repubblica Dominicana si sta cercando di acquistare generi non alimentari (cucine da campo, medicine, giacigli, etc). E’ stata quindi avviata anche la distribuzione di indumenti intimi, materiale igienico, acqua potabile e kit per la purificazione dell’acqua. Inoltre si sta fornendo assistenza psicologica per affrontare le conseguenze della tragedia attraverso un team specializzato che si rivolge soprattutto a bambini, donne, anziani e persone con disabilità. Si sta sondando la possibilità di una partnership con la Croce Rossa per la distribuzione dei medicinali.
Tutto ciò che poteva essere fatto è stato fatto nonostante si sia lavorato nelle più difficili condizioni. ActionAid inoltre non ha mai dovuto affrontare prima d’ora un’emergenza del genere aggravata dal fatto che il nostro stesso staff ne è stato duramente colpito.
Da oggi lo staff di ActionAid dovrebbe poter accedere e lavorare dal loro nuovo ufficio. La situazione ancora precaria fa sì che non sia possibile inviare loro altro staff di supporto (al 21 gennaio sono 10 le persone dello staff di AA Haiti che lavorano per rispondere all’emergenza terremoto con il supporto di 5 persone dello staff internazionale) perché la mancanza di spazi per lavorare e di una foresteria renderebbe la situazione ulteriormente disagevole.
La pressione sullo staff è già notevole. Sebbene ognuno di loro non stia dormendo più di 3 o 4 ore a notte, l’impegno e la volontà non mancano. Verranno costruite due strutture parallele una per la gestione dei programmi preesistenti in itinere e una per la gestione di programmi ad hoc di risposta all’emergenza. Ma ovviamente ci vorrà del tempo: al momento c’è carenza di tutto – veicoli, computer, ecc - ma si sta lavorando per risolvere tutto il prima possibile.
Le priorità rimangono quelle di offrire immediato aiuto e cibo, continuare a supportate lo staff di Haiti e le loro famiglie, in particolare quanti hanno perso i cari e la casa e ricostruire la capacità operativa di ActionAid Haiti - ufficio, magazzino, benzina, acquisti, liquidi ecc – per fornire supporto efficace all’intera comunità.
GUARDA IL VIDEO con l’intervista a Jean-Claude Fignole, Direttore di ActionAid Haiti (in lingua inglese).
20 GENNAIO - Dallo staff di ActionAid: "Domenica 17 gennaio abbiamo dedicato la giornata alla visita della comunità di Mariani, una delle più povere di Port au Prince, per verificare le condizioni di salute dei bambini sostenuti a distanza da centinaia di cittadini italiani".
Il quartiere è stato duramente colpito dal terremoto. Le case a Mariani sono crollate ovunque. L’edificio che era utilizzato come centro di ritrovo della comunità è stato raso al suolo. La scuola è sventrata.
L’odore pungente della morte pervade l’aria. Camminare per le strade della città è come attraversare un cimitero a cielo aperto. Ci sono ancora tante vittime sotto le macerie, quasi certamente anche qualche superstite, ma tale è la dimensione della tragedia che, nonostante gli aiuti internazionali, i mezzi a disposizione non sono comunque sufficienti per il recupero dei corpi.
Abbiamo incontrato i nostri partner di COZPAM, l’organizzazione locale per i diritti del bambino. Li abbiamo trovati riuniti in quello che era rimasto della scuola. Il loro personale non è stato ancora in grado di localizzare tutti i bambini. Molte famiglie hanno trovato rifugio sono nei campi profughi allestiti in altre zone della città. Altre si sono dirette verso le zone rurali, da parenti, o amici. Alcune famiglie purtroppo sono ancora tra i dispersi.
Abbiamo avuto l’opportunità di parlare con molte famiglie. Tutti hanno perso qualcuno. Nessuno ha più una casa agibile. Vivono tutti in strada. C’è urgente necessità di cibo, alloggi, vestiti, cloro per purificare l’acqua corrente. Manca tutto. La gente possiede solo i vestiti che indossava quando c’è stata la prima scossa. I sopravvissuti dicono di aver avuto fortuna. Almeno hanno scampato la morte.
Mario Diaz, di ActionAid Guatemala, ha visitato i due grandi campi di accoglienza allestiti a Mariani alla ricerca di neonati, bambini e donne incinte. Superstiti e feriti vivono in condizioni di drammatica precarietà. Mancano anche i ripari per proteggersi dal sole cocente. I cadaveri sono ammassati ai bordi della strade. Abbandonati a marcire all’aria aperta. L’acqua è contaminata dalle carcasse di animali morti. Non ci sono servizi igienici. Ci sono altri quattro piccoli campi nelle vicinanze. In totale si stima che circa 9.000 persone abbiano trovato rifugio nei campi dell’area di Mariani.
Brian Mier, di ActionAid Brasile, ha raggiunto un altro grande campo di accoglienza a Carrefour - vicino Mariani – dove sono ammassate 4.000 persone. La maggior parte sono donne e bambini in situazione di grave vulnerabilità. I più fortunati trovano riparo da sole sotto tende improvvisate, fatte con le lenzuola. Molti non hanno nemmeno queste.
A maggio, quando arriverà la stagione degli uragani, se la popolazione vivrà ancora in queste condizioni, la situazione sarà catastrofica.
Jean Claude Fignolé, direttore di ActionAid Haiti ha trovato alloggio in una tenda con la moglie e i bambini piccoli. La sua casa è stata danneggiata dal sisma. Jude Jean Baptiste, il Finance Manager, ha impiegato sette ore per estrarre sua moglie dalle macerie della banca in cui lavorava. Casa sua è utilizzata come ufficio temporaneo di ActionAid. La sede è seriamente danneggiata. Il Direttore dei progetti di sviluppo ha perso suo cognato.
Il cibo è un problema reale per tutti. Pochissime persone sono in grado di fare fronte all’aumento dei prezzi. La maggioranza è del tutto priva di mezzi di sostentamento. Molte delle banche sono ormai ridotte a un cumulo di macerie. Molte persone stanno vendendo per la strada frutta, vestiti, scarpe, tutto quel poco che hanno. E’ come vivere in una zona di guerra.
A Mariani ActionAid ha distribuito medicinali essenziali e diciassette casse di burro di arachidi rafforzato con proteine dando così la possibilità un pasto nutriente ad almeno 2.550 persone.
Abbiamo anche ottenuto farina, olio e grano da distribuire nelle prossime ventiquattrore.
ActionAid ha ordinato 3.000 tende, 20.000 coperte, 1.000 scatole di latte in polvere, 2.000 scatole di assorbenti igienici, 1.000 confezioni di pannolini, 15.000 unità di dentifricio e spazzole, 9.000 materassi di gommapiuma, 20.000 confezioni per la reidratazione, 10.000 paia di pantaloni per le donne e le ragazze. Abbiamo anche allestito un deposito per ricevere e stoccare la merce.
Sapone, taniche per l’acqua, biscotti energetici, corda, tela cerata, zanzariere stanno arrivando con una nave italiana di assistenza alle emergenza. Saranno ad Haiti tra circa dieci giorni di tempo.
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