
A chi ci rivolgiamo

ActionAid tenta di costruire un proficuo e genuino dialogo sui temi dell’aiuto pubblico allo sviluppo con i Parlamentari italiani ed europei. ActionAid richiede spesso al Parlamento atti d’ispezione e indirizzo sulle scelte fatte dal governo visto che il Parlamento decide stanziamenti finanziari e indirizzi per la cooperazione allo sviluppo, modificando le scelte dell’esecutivo italiano.
Il Ministero degli Affari Esteri, più precisamente la Direzione generale cooperazione allo sviluppo, è per legge titolare della politica di cooperazione allo sviluppo italiana. Negli ultimi tre anni il suo bilancio di cooperazione è stato tagliato del 75%. La Direzione gestisce oggi meno risorse di quanto ne raccolgano le ONG da privati, ma resta l’interlocutore ufficiale che partecipa in rappresentanza dell’Italia agli incontri internazionali che discutono impegni quantitativi, qualitativi oltre che dei risultati. Il Ministero dell’Economia e Finanze svolge un ruolo fondamentale nel determinare gli indirizzi di cooperazione allo sviluppo soprattutto nelle istituzioni finanziarie.
L’Italia canalizza il 61% del suo aiuto verso la Commissione europea che realizza una sua politica di cooperazione allo sviluppo. L’Unione europea con il Trattato di Lisbona ha creato un servizio diplomatico che ha integrato molte funzioni afferenti alla cooperazione allo sviluppo. In sede europea vengono elaborati e discussi approcci all’aiuto e obiettivi da raggiungere che saranno implicitamente vincolanti per tutti gli Stati membri (come l’obiettivo di dedicare lo 0,56% della ricchezza interna di ogni Stato alla cooperazione allo sviluppo, stabilito cinque anni fa).
La governance del sistema dell’aiuto pubblico allo sviluppo è complessa e confusa. Basti pensare che non esiste un organismo globale che si occupa di aiuto pubblico allo sviluppo, del suo monitoraggio, della sua valutazione o dell’individuazione di standard. La Banca Mondiale si era candidata più volte a ricoprire questo ruolo e più recentemente anche la Commissione europea ha avuto questa ambizione almeno per gli Stati membri dell’Unione. Fino ad oggi è il Comitato per l’assistenza allo sviluppo dell’OCSE (DAC) l’organo più riconosciuto, che comprende 23 Paesi “donatori”. Il DAC monitora, valuta e individua alcuni standard relativi all’aiuto pubblico allo sviluppo. L’assenza dei Paesi partner dalla sua struttura di governance ne limita la legittimità e ne fa un “club esclusivo” dove si decidono le sorti di altri Paesi. Forum più rappresentativi di governo dell’aiuto che vedono la partecipazione paritaria di Paesi donatori e partner stanno emergendo in questi anni anche a livello ONU.
Il Ministero degli Affari Esteri, più precisamente la Direzione generale cooperazione allo sviluppo, è per legge titolare della politica di cooperazione allo sviluppo italiana. Negli ultimi tre anni il suo bilancio di cooperazione è stato tagliato del 88%. La Direzione gestisce oggi meno risorse di quanto ne raccolgano le ONG da privati, ma resta l’interlocutore ufficiale che partecipa in rappresentanza dell’Italia agli incontri internazionali che discutono impegni quantitativi, qualitativi oltre che dei risultati. Il Ministero dell’Economia e Finanze svolge un ruolo fondamentale nel determinare gli indirizzi di cooperazione allo sviluppo soprattutto nelle istituzioni finanziarie.