
Le critiche

Negli ultimi anni l’aiuto pubblico allo sviluppo è stato oggetto di molte critiche: è stato accusato di sostenere governi corrotti, mantenere la dipendenza dei Paesi in via di sviluppo da quelli industrializzati e di frenare il risparmio e l’iniziativa economica interna.
Il limite di queste critiche sta nella troppa importanza attribuita all’aiuto e nella sottovalutazione delle dinamiche interne ai Paesi beneficiari, alle scelte di politica estera e al ruolo di altri flussi finanziari. I detrattori dell’aiuto spesso non affrontano la questione “cosa sarebbe accaduto senza l’aiuto?” e non considerano il fatto che l’APS per sua missione interviene in aree instabili dove è più difficile ottenere risultati. Infine, le stesse critiche non riconoscono che, almeno fino alla fine degli anni ‘80, l’aiuto è stato soprattutto strumento di politica estera, funzionale al confronto tra blocchi e non destinato a sconfiggere la povertà.
La corruzione è un problema che riguarda tutti i trasferimenti di risorse anche quelle private. Ormai i sistemi di programmazione e controllo delle finanze pubbliche dei Paesi in via di sviluppo sono valutati attentamente prima che un finanziamento raggiunga lo Stato partner. Come in ogni trasferimento di risorse c’è il rischio di tangenti ma se il rischio di corruzione fosse l’unico criterio di valutazione allora anche l’Unione Europea dovrebbe ad esempio bloccare il trasferimento di fondi all’Italia poiché l’indice di corruzione percepita nel nostro Paese è superiore a quello del Ruanda.