Vincere la povertà. Insieme.
 

La qualità dell'aiuto

 

Il problema della qualità, della trasparenza e della genuinità dell’APS è cruciale. L’aiuto pubblico allo sviluppo viene ancora utilizzato come strumento per rafforzare l’influenza politica e gli interessi economici dei Paesi industrializzati piuttosto che per affrontare l’ingiustizia della povertà globale in modo efficace.

In molti casi, l’aiuto è accordato a condizione che i Paesi mettano in atto riforme macro-economiche anche se contrarie agli impegni elettorali assunti dal Paese o se hanno conseguenze negative sui livelli di povertà. In alcune circostanze l’aiuto viene concesso esigendo l’acquisto di beni e servizi dal Paese donatore (il cosiddetto “aiuto legato”), una questione che riguarda particolarmente l’aiuto italiano.


Trasformare le promesse in finanziamenti effettivi è uno dei problemi più evidenti del sistema dell’aiuto.
Nell’ultimo anno sono mancati all’appello almeno 15 miliardi di dollari (più del 10% del totale) che erano stati promessi. L’impossibilità di conoscere quante risorse finanziarie saranno a disposizione esattamente crea al Paese beneficiario notevoli difficoltà di programmazione, rischiando di determinare ammanchi nelle finanze pubbliche o arrestando alcuni investimenti.

Altri esempi d’inefficienza dell’aiuto riguardano le duplicazioni tra soggetti della cooperazione, l’avvio d’interventi inadatti al contesto in cui vengono realizzati, la mancanza di partecipazione da parte dei cittadini interessati dall’intervento o la scarsa comunicazione tra i soggetti coinvolti nel programma. Questa mancanza di trasparenza è considerata una nelle cause della scarsa qualità delle iniziative di cooperazione allo sviluppo. La capacità di tracciare le risorse trasferite, accompagnata da un forte controllo cittadino, sono invece considerate come il miglior antidoto contro la corruzione.

I Paesi industrializzati si erano impegnati nel 2005 ad affrontare molte di queste inefficienze entro il 2010, riconoscendo la leadership ai Paesi in via di sviluppo e accettando di coordinarsi e farsi coordinare dal Paese partner. Il rischio è che anche queste promesse non si trasformino in pratiche concrete. 

Il quadro dei risultati che emerge è di grande difficoltà per i Paesi OCSE. Questi ultimi hanno raggiunto solo uno dei 10 obiettivi sull’efficacia che avevano sottoscritto, con la Danimarca e l’Irlanda i Paesi che hanno raggiunto più obiettivi. Al contrario i Paesi partner hanno fatto un forte investimento politico nel realizzare le riforme.

I costi opportunità che le mancate riforme hanno continuato a mantenere a carico dei contribuenti dei Paesi OCSE sono notevoli. Secondo uno studio della Commissione europea, la messa in atto delle dell’agenda dell’efficacia avrebbe consentito di risparmiare almeno cinque miliardi di euro di gestione per tutto l’aiuto da parte dei 27 Stati membri, arrivando fino a 12 miliardi di euro all’anno se alle riforme gestionali si fosse accompagnata anche una ridestinazione delle risorse verso quei Paesi in grado di farne un migliore uso. Sul totale si sarebbe guadagnato un valore pari a circa il 20% dell’assistenza complessiva di tutti e 27 gli Stati membri.
 

  • ActionAid chiede un aiuto pubblico allo sviluppo migliore in modo da renderlo non più necessario nel medio-lungo periodo: ci battiamo per un aiuto di qualità, trasparente, democraticamente approvato, orientato alla sostenibilità ambientale e dall’eguaglianza di genere, erogato puntualmente, valutato attentamente in maniera condivisa, orientato a sostenere i piani di sviluppo nazionali e indirizzato principalmente a sconfiggere la povertà, favorendo i gruppi più marginali.
     
  • ActionAid è impegnata con altre organizzazioni non governative, sindacati e movimenti di donne, riuniti nella piattaforma BetterAid a domandare la fine di pratiche d’aiuto che creano dipendenza e non puntano a sconfiggere la povertà.

 

 

 

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