
Diritti delle Donne 2010
Novembre 2010: Donne, pace e sicurezza. A dieci anni dalla Risoluzione 1325, una prospettiva italiana.
Il 31 ottobre del 2000, nel palazzo di vetro delle Nazioni Unite il Consiglio di Sicurezza adotta all’unanimità la Risoluzione 1325 su “Donne, Pace e Sicurezza”. Per la prima volta nella storia, la massima autorità politica a livello globale in materia di prevenzione e risoluzione dei conflitti riconosce la specificità del ruolo, dei bisogni e dell’esperienza delle donne nelle situazioni di guerra e nei processi di pace. La 1325 rappresenta un prezioso strumento di riflessione, attraverso il quale esaminare il ruolo della comunità internazionale nelle aree di crisi, individuando eventuali contraddizioni e suggerendo alcune vie di miglioramento dell’azione complessiva in situazioni di conflitto e post conflitto. L’obiettivo generale di questo rapporto è di divulgare, valorizzare e proseguire il percorso intrapreso da tutte le donne che lavorano per la pace a ogni latitudine. La prima parte del lavoro è dedicata alla struttura della Risoluzione e alla sua attuazione. Per individuare le sfide che la Risoluzione pone ancora oggi viene proposta un’indagine comparata di casi-paese e di interventi realizzati sul campo a livello istituzionale e non-governativo. Un’indagine conoscitiva della realtà italiana completa la ricerca, riportando dati ed esperienze derivanti da contatti con responsabili di istituzioni e organizzazioni della società civile attivi nell’applicazione delle politiche di genere nel settore pace e sicurezza.
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Ottobre 2010 - Women Won’t Wait - Un pacchetto di servizi essenziali per una risposta integrata all’HIV/AIDS e alla violenza sulle donne. In questo rapporto la rete internazionale Women Won’t Wait - in cui ActionAid è attivamente coinvolta - delinea un pacchetto di servizi essenziali che devono essere assicurati in vari contesti per un’efficace risposta alla violenza di genere e all’HIV/AIDS. L’importanza di fornire un pacchetto di servizi specifici alle donne nel quadro della lotta all’HIV/AIDS è data nell’ormai nota “femminilizzazione” della pandemia, che è sia vettore che conseguenza della violenza e delle discriminazioni che le donne subiscono nella sfera pubblica e privata da molteplici attori, sia in tempi di pace che di guerra. Secondo Women Won’t Wait l’erogazione di questi servizi base è il minimo che i governi e la comunità internazionale possono fare per mostrare un serio impegno nel contrastare la violenza di genere e l’HIV.
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Ottobre 2010 - Women Won’t Wait - "Dove sono le risorse umane e finanziarie nella lotta all'HIV/AIDS e alla violenza di genere? Dalle politiche alla pratica". ActionAid è parte attiva di Women Won’t Wait, una rete internazionale di organizzazioni impegnate nel contrasto alla violenza di genere e alle sue implicazioni nella diffusione dell’HIV. Dal 2007 svolge attività di monitoraggio di finanziamenti e programmi di cinque agenzie: UNAIDS, il Fondo Globale per la lotta all’AIDS, Tubercolosi e Malaria, la Banca Mondiale, il programma statunitense PEPFAR e quello dell'agenzia di cooperazione britannica DFID. Il rapporto "Dove sono le risorse umane e finanziarie nella lotta all'HIV/AIDS e alla violenza di genere? Dalle politiche alla pratica", presenta un aggiornamento delle due ricerche condotte in precedenza sull’impegno delle cinque istituzioni nell’incorporare la violenza di genere nei loro programmi di prevenzione, trattamento e cura dell’HIV. Secondo Women Won’t Wait, per portare avanti azioni efficaci contro la diffusione dell’HIV è necessario riconoscere le molteplici sfaccettature dell’interconnessione tra violenza sulle donne e diffusione del virus. Invece spesso all’intenzionalità politica non corrisponde una progettualità concreta, adeguatamente finanziata e trasparente in risposta a tale problematica: benché oggi molti governi, agenzie ONU e altre istituzioni internazionali mostrino una crescente attenzione verso la correlazione tra violenza di genere e HIV nelle loro politiche, linee guida e piani di finanziamento, resta ancora da vedere come e quando queste politiche saranno messe in pratica.
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Marzo 2010 - ’Il Miglio Rosa’. La disuguaglianza di genere nel mondo rurale del Sud del mondo è l’anello mancante nell’analisi della crisi alimentare; l’empowerment delle donne contadine è il fattore su cui meno hanno scommesso i donatori nella risposta all’aumento del numero di affamati e malnutriti. Dichiarazioni e documenti internazionali redatti dal 2008 ad oggi spesso non contengono alcuna considerazione di genere e raramente traducono gli stessi enunciati in azioni concrete. Nonostante si riconosca l’importanza di assicurare alle donne accesso alle risorse naturali e al credito agricolo, gli interventi in agricoltura spesso mancano di adeguate misure in tal senso. Con la campagna internazionale HungerFree Women, ActionAid ha agito controcorrente assumendo tra le priorità per la sicurezza alimentare il riconoscimento per le donne in tutti i Paesi del diritto di proprietà ed eredità della terra. La mobilitazione delle donne contadine dal Bangladesh al Gambia, dall’India al Brasile è segno che l’ultimo miglio da percorrere per consegnare la fame alla storia è il miglio che vede le donne protagoniste, con gli stessi diritti nella gestione delle risorse naturali. A cinque anni dalla data per il raggiungimento degli obiettivi del millennio, “Il Miglio Rosa” è un contributo per rimettere al centro del dibattito sulla fame nel mondo i diritti delle donne.
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