
Governance 2008
Settembre 2008 - "Le Sfide dell’efficacia dell’aiuto Italiano dopo Accra" - scritto da ActionAid per la Coalizione Obiettivo qualità - il breve documento analizza i progressi dell’aiuto italiano rispetto agli obiettivi di efficacia in vista delal scadenza del 2010. L’Italia si trova ancora al fondo della classifica europea: ultima in Europa per prevedibilità dell’aiuto , penultima per lavoro analitico congiunto, terzo peggior paese per proliferazione di strutture di gestione parallele. Rispetto al 2005, líItalia ha registrato un miglioramento in 7 aree - per alcune aree più accentuato rispetto sia alla media europea e sia agli altri donatori - e un peggioramento in tre (proliferazione di strutture di gestione parallele, aiuto a programma, utilizzo dei sistemi dei paesi partner). Il maggior miglioramento - superiore alla media degli altri donatori - riguarda líassistenza tecnica coordinata.
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Luglio 2008 - "La crisi alientare globale. La responsabilità dei paesi membri del G8" è un documento nel quale emerge come, appena tre anni dopo la promessa fatta in sede G8 di “far diventare storia la povertà” (Make Poverty History), la crisi alimentare globale stia facendo assumere alla povertà dimensioni allarmanti. Ed il G8 non ha fatto nulla per fermare questo processo. A fine 2008, il numero dei poveri rischia di raggiungere i 950 milioni rispetto agli 850 milioni attuali. I leader del G8
possono e devono mettere in atto azioni coraggiose ad Hokkaido per impedire che la spirale della fame mondiale vada fuori controllo. ActionAid crede che le azioni del prossimo G8 potrebbero letteralmente fare la differenza tra la vita e la morte per milioni di persone nei paesi in via di sviluppo che non riescono più a comprare o coltivare abbastanza cibo per mangiare.
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Giugno 2008 – "L’efficacia dell’aiuto: una prova di volontà per l’Italia" è un breve documento che analizza la qualità della cooperazione italiana secondo i criteri indicati nella Dichiarazione di Parigi (2005) sull’efficacia dell’aiuto. Il documento sottolinea che ogni ritardo nel raggiungimento degli obiettivi internazionali sull’efficacia non ha attenuanti dovute alle poche risorse nel bilancio pubblico, anzi si potrebbero far fruttare al meglio le risorse già stanziate. L’analisi mette in evidenza il ritardo italiano per la messa in opera dei cambiamenti previsti dalla dichiarazione, in netto contrasto con l’attivismo degli altri Paesi UE. Il documento elenca le maggiori inefficienze dell’aiuto italiano proponendo soluzioni di aggiustamento di veloce realizzazione; in particolare, l’aiuto italiano non sostiene le priorità di sviluppo elencate dei Paesi Partner, l’aiuto serve troppo spesso a finanziare le imprese italiane, le missioni di analisi e monitoraggio non sono coordinate con gli altri donatori e, più grave, le iniziative non vengono sistematicamente valutate. Secondo i Paesi partner, la cooperazione italiana ha la stessa scarsa efficacia di quella austriaca e dell’Arabia Saudita.
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Maggio 2008 – "L’Italia e la lotta alla povertà nel mondo" è il terzo rapporto di ActionAid sulla cooperazione allo sviluppo italiana, che valuta i progressi dell’Italia nel mantenere gli impegni presi a livello europeo per rispondere alla lotta alla povertà e raccoglie gli orientamenti della politica per il futuro. Alla vigilia della presidenza italiana del G8, l’analisi avverte che la limitata capacità dell’Italia di mantenere gli impegni internazionali. Il rischio infatti è che un comportamento negligente in materia di cooperazione allo sviluppo da parte del nostro Paese limiti la portata della nostra presidenza del G8. Il nostro Paese ha un anno di tempo per dare chiari segnali di un ritrovato vigore nell’azione contro la povertà nel mondo. Già vi sono alcuni elementi che fanno ben sperare, come l’incremento delle risorse stanziate per la cooperazione allo sviluppo e la rinnovata centralità dell’Africa Sub-sahariana per le iniziative di cooperazione.Infine, il rapporto individua proprio quelle specifiche azioni che, con un limitato investimento di risorse finanziarie, consentirebbero alla cooperazione italiana di avvicinarsi agli altri grandi donatori.
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Marzo 2008 - Che "genere" di cooperazione? è il rapporto presentato da ActionAid e il CIRPS-Sped sulla cooperazione allo sviluppo italiana e le donne. Può essere efficace una cooperazione allo sviluppo che non lavora per cambiare le condizioni di discriminazione ed esclusione di donne e ragazze nel mondo? Quanto sono sostenibili interventi pubblici e privati di lotta alla povertà che non includono autentiche e coraggiose politiche di genere? Istituzioni e società civile in dialogo per assumere l’empowerment delle donne come responsabilità condivisa e obiettivo prioritario di azione comune.
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Febbraio 2008 – ActionAid ha organizzato un seminario internazionale dal titolo “ Sostegno al Bilancio: il miglior modo di fare aiuto?” a cui sono intervenuti rappresentanti delle cooperazioni di Olanda, Regno Unito, Italia, Commissione Europea e Spagna che si sono confontrati con accademici ed attivisti provenienti anche da Canada, Uganda e Tanzania. La discussione ha ruotato attorno a limiti e potenzialità di una nuova modalità di indirizzare l’aiuto direttamente ai bilanci degli Stati del sud del mondo – SDB o GBS -, verso cui i Paesi donatori si sono orientati sempre più a partire dal 2000. In teoria con il GBS consentirebbe allo Stato beneficiario di essere pienamente titolare delle sue strategie di sviluppo, di usare i propri sistemi amministrativo-contabili, di programmazione e controllo, evitando aiuti scoordinati concessi all’insaputa di tutti. Secondo i suoi sostenitori, il GBS aiuterebbe il rafforzamento di tutte le strutture dello Stato mettendo in evidenza e correggendone i limiti. Non mancano gli scettici che mettono in guardia sui rischi legati all’eccessiva influenza data ai governi e ministeri delle finanze a discapito dei parlamenti e società civile dei PVS. Il seminario ha circostanziato dubbi e entusiasmi, delineando alcuni tratti di quella che potrebbe essere una “fase nuova” per il GBS. Dalle discussioni è emerso che in futuro non aumenterà la quota di molti donatori per il GBS e cresceranno risorse per il sostegno ai parlamenti nazionali e la società civile. Alla fine resta l’interrogativo di fondo sulla natura del GBS: se sia uno strumento per la lotta contro la povertà o elemento per la costruzione dello Stato.
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