Cittadinanza Inclusiva

Migranti economici, rifugiati e richiedenti asilo: non vogliamo fare alcuna distinzione tra persone che stanno scappando dalla fame, dalla guerra, dalla povertà. Persone che hanno bisogno di aiuto.

 

Crediamo in una società solidale e accogliente che mette al centro i diritti umani delle persone, contrastando l’esclusione sociale e favorendo l’integrazione. Crediamo nella cittadinanza inclusiva.


La libertà di circolazione è adesso un privilegio per pochi cittadini del mondo.

Per noi di ActionAid migrare è un diritto e in un mondo sempre più globalizzato è fondamentale riconoscere il carattere strutturale, universale e inarrestabile della migrazione, troppo spesso trattata come un fenomeno emergenziale. Crediamo che i corridoi umanitari siano una soluzione importante contro abusi, violenze e violazioni dei diritti che i migranti subiscono oggi alle porte dell’Europa.

Accoglienza dei migranti.

Mettere le persone al centro vuol dire riconoscere i bisogni di un essere umano indipendentemente dalla sua condizione giuridica.

Migranti economici, rifugiati, richiedenti asilo. Non facciamo distinzione, per noi sono solo persone, a cui deve essere garantita un’accoglienza dignitosa quando arrivano sul nostro territorio.

Una democrazia non può chiudere le sue porte davanti a chi ha bisogno d’aiuto.

Il nostro obiettivo in questi anni sarà quindi quello di contribuire a migliorare le politiche relative a ingresso, transito e accoglienza dei migranti a livello italiano ed europeo, garantendo il rispetto dei diritti umani fondamentali.

 

Integrazione.

Vogliamo partecipare attivamente alla piena integrazione dei migranti nella nostra società. A settembre 2017 il Governo ha finalmente approvato il Piano nazionale d’integrazione dei titolari di protezione internazionale: un passo avanti, ma ancora non sufficiente. Nei prossimi mesi e anni monitoreremo il sistema, avanzando proposte per il miglioramento della normativa e dei servizi. Lavoreremo anche a diretto contatto con i migranti arrivati nel nostro paese aiutandoli a inserirsi nella comunità e facendo pressione per un più facile riconoscimento dei titoli di studio e dell’inserimento lavorativo.

 

Monitoraggio.

Per fare questo è però necessario garantire trasparenza sull’uso delle risorse.

Mapperemo e monitoreremo i fondi investiti nel sistema di accoglienza dei migranti. Vogliamo un sistema trasparente e funzionale, capace di rispondere al meglio alle necessità di chi chiede aiuto e alle domande dei cittadini riguardo i costi dell’accoglienza.

Il nostro obiettivo è migliorare i servizi e le strutture ricettive, individuando lo standard minimo che deve essere garantito ovunque. Al momento, infatti, ci sono situazioni molto diverse tra loro e centri che con gli stessi fondi riescono a offrire più servizi.

Cooperazione e migrazione.

Aiutiamoli a casa loro? Sì, ma per il motivo giusto.

La cooperazione allo sviluppo deve essere guidata dalla solidarietà e dalla voglia di contrastare la povertà. L’obiettivo non può e non deve essere quello di bloccare le migrazioni laddove sono una scelta obbligata. Vogliamo una cooperazione svincolata dall’idea del controllo dei flussi e delle frontiere, capace di intervenire sulle cause delle disuguaglianze e di proteggere e realizzare i diritti umani di tutti.

I migranti non sono un pericolo da respingere alle frontiere, ma persone in fuga da fame, guerre e povertà.

Ius soli.

Credendo nell’importanza di una società inclusiva, reputiamo una priorità l’approvazione della proposta di legge sullo ius soli, attualmente bloccata in Senato.

L’attuale legge sulla cittadinanza non riconosce il godimento dei diritti sociali, civili e politici di tanti giovani nati in Italia da genitori stranieri, ragazzi e ragazze che spesso parlano italiano come prima lingua, hanno frequentato le scuole in Italia e non hanno mai abitato nel paese di origine della propria famiglia.

L’approvazione della legge attualmente in discussione non si tradurrebbe nella concessione della cittadinanza italiana a tutti gli stranieri nati nel nostro Paese, ma tutelerebbe quantomeno tanti minori e ragazzi nati e cresciuti in Italia, che si sentono italiani e che adesso non si vedono riconosciuti gli stessi diritti dei loro coetanei. Con la sua entrata in vigore diventerebbero immediatamente italiani 800 mila ragazzi e, mantenendo fisse le stime di natalità, ogni anno ci sarebbero 60mila potenziali nuovi italiani.

 

 

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