Mutilazioni genitali femminili

Si tratta di una violazione dei diritti delle donne diffusa in tutto il mondo. Vengono praticate per preservare la “purezza” ma hanno delle gravi conseguenze fisiche e psicologiche. Per combattere le mutilazioni genitali femminili, bisogna lavorare sul piano culturale.


Le mutilazioni genitali femminili (MGF) sono un fenomeno globale che coinvolge almeno 200 milioni di ragazze e donne in 30 Paesi e costituiscono una violazione dei loro diritti fondamentali.

Perché le MGF.

La vera motivazione delle mutilazioni genitali femminili non è ancora stata del tutto accertata. Talvolta la tradizione viene portata avanti perché si crede che sia un precetto religioso, ma nessuna religione richiede le MGF. Più frequentemente si tratta di un insieme di fattori culturali: essere mutilate vuol dire essere pure e le bambine e donne che non si sottopongono a questa pratica, rischiano di non essere accettate dalle loro comunità.

Nel mondo e in Italia.

Le mutilazioni genitali femminili sono principalmente praticate in Africa, Medio Oriente e Asia. Il Paese più colpito è la Somalia, dove la percentuale di bambine e donne con i genitali mutilati supera il 98%.

Con il fenomeno globale delle migrazioni inoltre i confini geografici dei Paesi impattati dalla mutilazioni genitali femminili si amplia. Per quanto in Italia queste pratiche siano vietate, il rischio per bambine e donne migranti torna alto in caso di viaggi per vacanze o festività nei loro Paesi di origine.

Conseguenze.

Queste pratiche, di cui esistono diverse tipologie e che vengono fatte a età diverse a seconda delle comunità e dei Paesi, hanno un impatto grave sulla salute fisica (gravi emorragie, problemi urinari, infezioni vaginali) e psicologica delle donne. Estremamente pericolose anche le conseguenze sulla salute riproduttiva: i rapporti sono difficoltosi e dolorosi, il parto può comportare il rischio di morte sia per la madre che per il nascituro, al punto che talvolta il cesareo è l’unica soluzione.

Il nostro impegno contro le MGF.

Le cose però stanno cambiando. Da anni lavoriamo con le comunità dove le mutilazioni genitali femminili sono considerate una tradizione.

  • Organizziamo incontri e percorsi di empowerment con donne e uomini, per far capire i rischi, spesso non del tutto conosciuti, di queste pratiche.
  • Lavoriamo con i leader religiosi e di comunità, che possono avere un forte impatto sulla scelta delle famiglie di proseguire o meno queste tradizioni, che comportano una violazione al diritto all’integrità fisica di bambine e donne.
  • Abbiamo cominciato a lavorare anche in Italia con le comunità originarie di Paesi a tradizione mutilatoria, tramite percorsi di empowerment e sensibilizzazione.
  • Organizziamo campagne di informazione per far conoscere il fenomeno ancora poco compreso e far sì che anche istituzioni e servizi sul territorio siano in grado di rispondere alle esigenze delle donne a rischio di MGF o che già stanno vivendo le conseguenze di esservi state sottoposte.

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