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I Paesi del G7 devono prevedere azioni concrete e dedicate a far fronte alle disuguaglianze di genere.

Il problema

  • Dal 1975 a oggi soltanto 3 donne hanno preso parte ai Summit G7, contro 70 uomini.
  • Per Giappone, Stati Uniti, Francia e Germania gli interventi di cooperazione allo sviluppo senza alcuna dimensione di genere nello scopo sono economicamente più rilevanti rispetto agli altri. L’Italia, in valori assoluti, risulta essere il Paese che stanzia meno risorse rispetto a tutti gli altri per questo tema.
  • A livello globale le donne spendono 2,5 volte il tempo dedicato dagli uomini al lavoro domestico e di cura.
  • Un recente rapporto dell’ITUC analizza come un investimento pari al 2% del PIL nel settore dell’economia della cura in 5 Paesi del G7 (Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti) porterebbe alla creazione di 21 milioni di nuovi posti di lavoro e contribuirebbe a ridurre il divario salariale di genere.

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La ricetta per i G7

È importante che i Paesi del G7, sia a livello collettivo sia individuale, prevedano azioni concrete e dedicate a far fronte alle disuguaglianze di genere, sia a livello globale sia all’interno dei rispettivi confini geografici. L’Italia dovrebbe promuovere 2 grandi temi assenti nella scorsa agenda: lotta all’ingiustizia economica e alla violenza sulle donne. Sarà necessario inoltre assicurare che all’interno del tema dell’empowerment economico sia data importanza alla questione della riduzione e della ridistribuzione del lavoro di cura che grava in maniera sproporzionata sulle donne.

Questo dovrà essere previsto anche attraverso misure da adottare all’interno dei propri confini geografici: si tratta d’altronde di una sfida che riguarda i Paesi G7 da vicino e proprio l’Italia è il Paese che presenta un quadro peggiore in termini di disuguaglianze nel tempo dedicato al lavoro retribuito e non retribuito.

 

Raccomandazioni.

Come prevenzione alla violenza contro le donne, invitando gli altri Paesi europei partecipanti al Summit (Germania e Regno Unito) e quelli non appartenenti al Consiglio d’Europa (Giappone, Canada e USA) per ratificare la Convenzione.

Promuovere un’iniziativa co-finanziata dai Paesi G7 e focalizzata sul lavoro di cura.

Bisogna creare obiettivi comuni ai Paesi G7 per far fronte all’iniqua ripartizione del carico di cura tra donne e uomini e tra istituzioni e famiglie all’interno dei propri confini geografici.

La Convenzione prevede che le madri, anche quelle impiegate nell'economia informale, abbiano diritto al congedo di maternità per un periodo non inferiore a 14 settimane, a carico della collettività.

Il G7 deve prevedere che almeno il 60% dell'Aiuto Pubblico allo Sviluppo sia destinato all'obiettivo dell'uguaglianza di genere, soprattutto nei settori in cui vi è ancora scarso investimento, come i settori delle infrastrutture economiche e delle attività produttive.

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