Povertà in Italia

Quasi un terzo della popolazione italiana è vicina alla soglia di povertà, un fenomeno in costante espansione. Bisogna aiutare le categorie più vulnerabili tramite l’utilizzo di strumenti come il Reddito d’Inclusione Sociale.

 

Negli ultimi anni il problema della povertà è andato ad aggravarsi anche nelle economie avanzate. Ed è un problema che non risparmia nemmeno l’Italia.

I numeri.

Nel nostro Paese, i dati rivelano che il 28,7% della popolazione è a rischio povertà o esclusione sociale. Si tratta di un fenomeno in continua espansione. Nel 2017 l’ISTAT ha calcolato che oltre 4 milioni e mezzo di persone vivono già in condizione di povertà assoluta: si tratta dell’8% della popolazione.

La povertà è, spesso, alla base della violazione dei diritti delle persone e delle comunità.

Ad aggravare la situazione, concorre l’alto tasso di disoccupazione giovanile, che nel nostro paese continua a superare il 35%. Migliaia di ragazzi e ragazze che rischiano di vivere in condizione di povertà.

Inoltre, in Italia solo il 48,3% delle donne tra i 15 e i 64 anni ha un lavoro, contro una media europea del 61,7%. Un dato sconcertante, che sottolinea la profonda disuguaglianza di genere che ancora è presente in Italia e che colpisce le donne non solo nelle regioni storicamente più svantaggiate, ma anche in quelle del nord.

All’espansione della povertà, politica e istituzioni sembrano non trovare soluzioni concrete.

Il REI.

Noi di ActionAid, insieme ad altri soggetti della società civile - come l’Alleanza contro la povertà di cui facciamo parte - ci siamo impegnati a chiedere misure più strutturate e stabili, come il REI, il Reddito d’Inclusione Sociale.

A partire dall’entrata in vigore del REI, ci occupiamo di monitorare e analizzare la sua efficacia, con l’obiettivo di stimolare un miglioramento delle politiche di contrasto alla povertà.

L’approvazione del REI ha rappresentato un passaggio importante, ma vogliamo di più. Il Reddito d’Inclusione Sociale deve diventare universale, raggiungendo tutti coloro che hanno bisogno di supporto. Al momento infatti i fondi stanziati non permettono di raggiungere tutti gli aventi diritto e i criteri di assegnazione escludono gli stranieri.

In più, deve essere affiancato da un pacchetto di servizi sul territorio, che risponda ai bisogni di persone e famiglie in difficoltà, a partire da giovani, donne e migranti, soggetti maggiormente a rischio di esclusione sociale.

Aiutare le categorie più vulnerabili.

All’interno dei nostri interventi, mettiamo al centro le categorie di persone più vulnerabili, puntando sull’autonomia tramite percorsi di educazione economico-finanziaria.

  • NEET. Lavoriamo con i NEET (Not in Employment, Education or Training) giovani tra i 15 e i 29 anni che hanno smesso di cercare un’occupazione e non stanno seguendo alcun percorso formativo. In Italia, sono circa 2,8 milioni. Il nostro obiettivo è aiutarli a riacquisire fiducia in se stessi e supportarli nell’inserimento socio-economico. Per fare questo organizziamo percorsi che prevedono allenamenti sportivi di gruppo e li accompagniamo nella ricerca di opportunità lavorative e formative.
  • Donne. Aiutiamo le donne a inserirsi o reinserirsi nel mercato del lavoro: questo può diventare un importante motore per ridurre il tasso di povertà nel nostro Paese.
  • Sud Italia. Infine, nel sud Italia, indaghiamo le condizioni di lavoro delle braccianti agricole per dare voce alla categoria delle lavoratrici stagionali, chiedendo servizi sociali di supporto al lavoro di cura, opportunità di inserimento o ricollocamento lavorativo nei mesi invernali, e tutela della salute.

 

Storie di cambiamento

Ricerca Veloce