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A chi giova un modello di sviluppo che saccheggia le risorse naturali…

Per raccontare la nostra storia, devo fare un passo indietro nel tempo.Era il 18 dicembre 2012. Il treno notturno su cui viaggiavo si stava avvicinando a grande velocità a Bolpur.…

Per raccontare la nostra storia, devo fare un passo indietro nel tempo.Era il 18 dicembre 2012. Il treno notturno su cui viaggiavo si stava avvicinando a grande velocità a Bolpur. Bolpur è una città del distretto di Birbhum, nel Bengala Occidentale, a circa 180 Km da Howrah. Vin confesso che non sono propriamente una molla, in grado di scattare velocemente al risveglio. Ho bisogno di tempo per carburare.Insomma, quando il treno è entrato in stazione io ero ancora ben rintanata sotto le lenzuola, nella mia cuccetta.Dal finestrino entrava l'aria della città dal forte sapore di smog e questo rendeva ancora più traumatico il mio risveglio. Dalla mia carrozza vedevo a stento le persone sui binari. Non potevo nemmeno immaginare quanta gente ci fosse. Incollati gli uni agli altri, con pazienza, spintone dopo spintone, ci siamo faticosamente aperti una via tra la folla ammassata e siamo riusciti a raggiungere l'uscita della stazione.Ero arrivata a Bolpur con un collega, per un incontro di valutazione con uno dei nostri partner locali, CSRA - Centre for Services in Rural Area. ActionAid India, infatti, ha avviato un lavoro congiunto con CSRA per comprendere meglio le condizioni di vita dei piccoli contadini nel Bengala Occidentale."Le patate sono una delle coltivazioni più importanti qui" - ha iniziato a raccontarmi Pratim, un membro di CSRA, mentre ci dirigevamo in hotel. - "Gli anni passati sono stati molto duri. La produzione è aumentata, ma i prezzi sono crollati". Ricordo ancora il lungo respiro sconsolato che Pratim ha fatto prima di continuare, "La domanda è diminuita drasticamente. C'è stato un momento in cui 1 chilo di patate non valeva nemmeno 1 Rupia"."E piccoli contadini della zona" - mi ha spiegato . - "Non avevano i mezzi adeguati per conservare le patate. Così tutto il raccolto restavo abbandonato a marcire ai margini delle strade", ha concluso con amarezza.I contadini non erano in grado di far fruttare l'investimento di tempo e risorse fatto per il raccolto dell'anno. I debiti aumentavano e intanto le condizioni climatiche e del suolo peggioravano. In assenza di una politica dei prezzi da parte del governo locale che potesse assicurare loro sostegno, questi contadini erano spinti sull'orlo della disperazione giorno dopo giorno."Le grandi aziende agricole che operano su larga scala hanno subito capito che potevano sfruttare a loro vantaggio la situazione. Funziona così." -  É stata l'amara constatazione di Pratim. - "Loro possono fornire ai contadini semi di varietà di patate straniere e il supporto tecnologico per coltivarle. Poi, si offrono di comprare le patate prodotte a un prezzo fisso, diciamo 5, o 6 Rupie. La promessa di una fonte di guadagno di questo tipo convince i contadini disperati ad accettare l'offerta, rinunciando a produrre le varierà locali di patate. Il problema è che per molti la promessa di guadagno è rimasta tale. Una promessa e basta, appunto"."Le grandi aziende sono ossessionate dai criteri di qualità della grande distribuzione internazionale" - ascoltavo e pensavo a quello che vedo sugli scaffali dei supermercati. - "Vogliono solo le patate migliori. Ma migliori dal punto di vista puramente, come dire, estetico: stesso forma e stessa dimensione. Capito Il resto non interessa e può marcire. Nel Sud del Bengala funziona così già da tempo. Le grandi aziende agricole hanno imposto il loro modello di agricoltura e ai piccoli contadini non resta che affidare le proprie vite ai capricci dei mercati internazionali".Le parole di Pratim mi hanno fatto venire in mente un articolo che avevo letto prima del viaggio a Bolpur. L'articolo spiegava come i piccoli contadini rischino di perdere il lavoro a causa dell'affermazione di un modello agricolo industriale. E stimava che oltre 400 milioni di persone siano minacciate da un modello agricolo su vasta scala. Presto potrebbero ritrovarsi prive di ogni mezzo di sostentamento. Cosa faranno Mi chiedo. Come potrà essere assorbita tutta questa forza lavoro’Vi lascio il tempo di riflettere. L'appuntamento è tra pochi giorni con il mio prossimo post. Vi racconterò cosa ho visto durante la visita alle comunità di piccoli contadini con il nostro partner locale CSRA.