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A chi giova un modello di sviluppo che saccheggia le risorse naturali…

Ci eravamo lasciati qualche giorno fa condividendo le riflessioni fatte in macchina con Pratim, uno degli amici di CSRA – Centre for Services in Rural Area – uno dei nostri…

Ci eravamo lasciati qualche giorno fa condividendo le riflessioni fatte in macchina con Pratim, uno degli amici di CSRA - Centre for Services in Rural Area - uno dei nostri partner locali nel Bengala Occidentale.Dopo una sosta in hotel troppo breve per recuperare la fatica del lungo viaggio in treno fino a Bolpur, mi ritrovo in macchina in direzione delle aree di Md. Bazar e Rajnagar che, del distretto di Birbhum, occupano la parte più vicina al confine con lo stato del Jharkhand. Prima tappa,  un incontro con i membri della tribù Santhal. Insieme a CSRA stiamo valutando la possibilità di sviluppare un progetto che possa coinvolgere oltre 40 villaggi della zona. Trascorro così due ore di macchina attraverso una fitta coltre di nebbia. Confesso che non ne sentivo davvero la mancanza.Il mio senso di malessere aumenta, quando Surajit, uno dei miei compagni di viaggio, pensa bene di spiegarci che, "non si tratta di nebbia, è tutta polvere prodotta dalla cava di pietra di Panchami". Ecco, potete immaginare come si siano sentiti i miei polmoni dopo 3-4 interminabili minuti in quella nube polverosa. E dopo la nebbia artificiale, lungo la strada ci siamo pure imbattuti in condensati di smog da togliere il respiro. Sono davvero preoccupata per la salute di chi lavora nella cava.Dopo questo viaggio attraverso polvere e smog, la visione di un grosso stagno ha quasi l'effetto di uno splendido miraggio su di me. Così chiedo al collega alla guida di accostare e fermarsi sul ciglio della strada. Scendo dalla vettura e inizio a scattare foto allo stagno, lanciando grida di giubilo e sollievo."Non è uno stagno Dipali" - ora è Pratim a parlare. - "Si tratta di cave abbandonate. L'area qui intorno è piena di questi crateri artificiali."E dire che uno prima di poter sfruttare il suolo dovrebbe ottenere le autorizzazioni di ben 13 autorità statali. Comprese quelle in materia di tutela dell'ambiente e dei lavoratori. Bè, questo almeno sulla carta.Pratim mi dice che le imprese che realizzano questi lavori ottengo i permessi senza la minima fatica. Poi iniziano a far esplodere cariche a ripetizione per sgretolare la pietra. Le faglie acquifere ne escono così irrimediabilmente inquinate: inservibili si per l'agricoltura che per la pesca.Il distretto di Birbhum è uno dei principali fornitori di pietra per tutto il Bengala Occidentale. Lo stato sta pianificando importanti interventi infrastrutturali, per facilitare l'esportazione dei blocchi di pietra  anche in altri stati vicini. A quanto pare, nella zona sono stati rilevati anche giacimenti di carbone. Scoperta che ha mandato in fibrillazione la National Minerals Development Corporation (NMDC), che ha già siglato un accordo di sfruttamenti del suolo con un'altra impresa mineraria locale, la West Bengal Mineral Development and Trading Corporation (WBMDTC).Questo grosso progetto minerario causerà lo sgombero di oltre 15 comunità tribali. Stiamo parlando di oltre 2.000 persone. Senza citare l'impatto devastante sull'ambiente.Insomma, per le tribù Santhal che vivono nell'area è come cadere dalla padella nella brace. Prima si ritrovano la loro terrà martoriata da cave di pietra illegali. Poi, come conseguenza delle esplosioni dell'attività mineraria, le faglie acquifere si inquinano e il suolo diventa inutilizzabile per l'attività agricola. Le tribù - ricordiamoci che stiamo parlando di comunità che da sempre vivono grazie all'agricoltura - sono così costrette ad affittare le loro terre alle imprese minerarie, per somme irrisorie. Così, a chiudere il cerchio, le popolazioni locali si ritrovano costrette a lavorare con contratti precari per l'industria mineraria. In altre parole, sono sfruttati per lavorare senza un riconoscimento legale, perché le cave - scavate, ironia della sorte, sulla terra di loro proprietà - sono abusive.Per non parlare del rischi per la salute. Silicosi e tubercolosi sono malattie comuni per chi ogni giorno respira polveri e gas di scarico.L'unica alternativa possibile per molti è abbandonare la propria terra e emigrare in un altro stato.