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Centro Antiviolenza di Ancona

Myriam Fugaro, presidente dell’Associazione Donne & Giustizia, ci parla della sua esperienza a fianco del Centro Antiviolenza della Provincia di Ancona e racconta la difficoltà di poter garantire dei servizi…

Myriam Fugaro, presidente dell’Associazione Donne & Giustizia, ci parla della sua esperienza a fianco del Centro Antiviolenza della Provincia di Ancona e racconta la difficoltà di poter garantire dei servizi continuativi con i pochi fondi a disposizione.Da quando è stata istituita la Legge Regionale 32/2008 possiamo fare affidamento su un bilancio certo di circa 25.000 euro annuali, che però non sono sufficienti per coprire tutti i servizi e le attività di cui ci sarebbe bisogno. Da luglio 2013 al dicembre 2014, il Centro Anti-Violenza della Provincia di Ancona ha percepito poco più di 35.000 euro dai fondi regionali. A questi, siamo riuscite ad integrare altri fondii provenienti da progetti nazionali svolti in partnership con altre associazioni, dal 5x1000 e da altre donazioni di entità minore.Per il 2015, in base alla ripartizione dei fondi statali della Legge 119/2013 ci aspettiamo all’incirca 31.572,87 euro di risorse statale, più 9.947,52 euro di risorse regionali. Tuttavia questi fondi non sono ancora erogabili, perché ancora non sappiamo il risultato del bando, nel frattempo l’attività annuale è già cominciata e le nostre operatrici vengono pagate.Al momento, i servizi di base di accoglienza e ascolto vengono garantiti giornalmente per 4 ore la mattina, mentre la consulenza legale e psicologica è svolta da avvocate e psicologhe volontarie che seguono le donne anche per lunghi periodi.Grazie a bandi nazionali abbiamo ampliato le nostre attività: abbiamo assunto una coordinatrice per organizzare meglio il nostro lavoro, abbiamo avviato la supervisione e l'attività di valutazione del rischio, avviato dei gruppi di auto mutuo aiuto e avviato percorsi volti alla realizzazione di una rete cittadina per meglio sostenere le donne vittime di violenza di genere.Per dare continuità a tutto questo avremmo bisogno di un bilancio annuale di almeno 50 mila euro, contando anche su una programmazione pluriennale dei fondi. I bandi, invece, sono annuali, insufficienti per l'attività dei centri e non permettono una pianificazione di lungo periodo.Il problema maggiore rimane dunque il budget ridotto a disposizione, che non sempre ci permette di offrire tutti i servizi che vorremmo e che ci impone di sacrificare alcune delle attività. Ad esempio, c’è tutto il lavoro di creazione di rete e di prevenzione a livello provinciale (come la partecipazione a tavoli di lavoro, ad eventi, la divulgazione, il lavoro con le scuole ecc.) che crea un grosso impegno e che, ad oggi, viene svolto esclusivamente con lavoro volontario. Facendo una stima, le ore di volontariato pesano per un 50% sul totale dei servizi offerti.Un altro problema poi riguarda il monitoraggio e la valutazione dell'attività dei cinque centri antiviolenza, che vada oltre la valutazione dei dati numerici/statistici e di rendicontazione finanziaria che la Regione ci richiede. Avremmo bisogno di garantire un’omogeneità del servizio offerto alle donne sul territorio regionale.Infine, altre criticità riguardano le Case Rifugio, la cui retta deve essere pagata dai Comuni - che spesso non riescono a coprire i costi. Non è quindi scontato che una donna riesca ad accedere ad una casa rifugio e la situazione diventa ancora più complessa, in termini di costi, se sono coinvolti anche dei minori.In sintesi, con un budget così basso è impossibile offrire un supporto completo che le permetta di affrontare il percorso di uscita dalla violenza. A questo dobbiamo aggiungere che non c’è nessuna garanzia di cosa accadrà nel 2016".