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Che ne sappiamo del Rugby?

Il rugby è stato inventato nel 1823 a Rugby. Questa è la sua storia…

1 - Uno sport per errore

Il rugby? E’ stato inventato nel 1823 a Rugby, piccolo centro del Warwickshire, cinquantacinque minuti da Londra (secondo Google Map), precisamente alla Rugby School da William Webb Ellis: adolescente allergico alle regole, noto in città come giocatore di cricket, futuro ministro della chiesa della Royal Air Force (l’aeronautica militare inglese).

Potrebbe bastare come inizio. Eppure pare che la faccenda sia più complicata, almeno a sentire Jed Smith curatore del museo del rugby a Twickenham (non uno stadio di rugby, “lo stadio” di rugby). L’intrico di date, ricorsi, leggende, storie è tale che è meglio lasciar perdere e fidarsi di Ellis.

Una storia che comincia con un tipo così non può che essere una buona storia.

Un pomeriggio Ellis è a scuola con i compagni: escono in giardino e mettono su, come tutti i giorni, una partita di football. Mica quel football. Macché! Una baraonda di scalmanati che prendono a calci un pallone, tanti contro tanti, nessuno ha idea del numero di giocatori da assegnare a ogni squadra. Si calcia in avanti il pallone, si corre, si suda. Ci sono due linee laterali e una specie di zona di meta. Nessuno ci capisce nulla. Però è divertente. Ellis a un certo punto si ritrova con la palla tra i piedi, la raccoglie da terra, guarda i compagni, quelli, di rimando, lo fissano interdetti; lui non se ne cura e che fa? Raccoglie il pallone con le mani e parte di corsa verso la metà campo avversaria.

E’ fatta, habemus rugby.

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2 - Giocare o lavorare

Il governo del gioco del rugby viene fondato nel 1871. Nasce la Rugby Football Union. Si gioca per diletto, nel sud della Gran Bretagna e tutto un mulinar di gambe di studenti di buona famiglia, borghesi e aristocratici. Gente senza problemi economici. Ogni primo giovedì di dicembre la futura classe dirigente mette su lo storico scontro tra Oxford e Cambridge.

Su al nord in posti tipo Bradford, Wigan, Leeds e Newcastle si gioca di sabato. In settimana tocca lavorare: dodici ore in miniera o alle presse di qualche fabbrica. Il rugby è un passatempo per operai.

Fatto sta che qualcuno comincia a pensare che sia meglio sputare sangue su un campo che giocarsi i polmoni sotto terra.

Il 29 agosto 1985 lo scisma. Al George Hotel dietro la stazione dei treni di Huddersfield i membri di ventidue club dell’Inghilterra del nord danno vita alla Rugby Football League.

Quelli della Union non la prendono bene – una faccenda da gaglioffi, da irlandesi - essere pagati per giocare. Puff! Ridicolo. Sono così intransigenti sulla questione del dilettantismo che nel 1924, Neil McPherson, un giocatore scozzese che giocava a Newport, in Galles, viene radiato a vita dalla federazione per aver accettato in regalo dal suo club un orologio a muro.

I gallesi e gli irlandesi che il giovedì non si possono permettere un giorno di ferie per giocare, se ne infischiano, fanno le valige e se ne vanno a cercar gloria e paghe nella League.

Vengono modificate anche alcune regole di base: quello della League è un gioco più veloce con meno mischie e soprattutto ci sono tredici giocatori per squadra.

Ci vorranno più di cento anni per ricucire lo strappo. Bisogna aspettare il 26 novembre del 2011 per vedere un giocatore della League calpestare l’erba del tempio del rugby, il già citato stadio londinese di Twickenham.

Il rugby più noto però rimarrà quello della Rugby Football Union: si gioca in quindici contro quindici e se è vero che il dilettantismo ha avuto lunga vita, oggi, la situazione è capovolta. Quando a metà degli anni Novanta il magnate delle telecomunicazioni Rupert Murdoch intuisce le potenzialità commerciali della faccenda, mette sul piatto un sacco di milioni. Il diletto lascia il campo al professionismo, i giocatori della Union diventano star e qualcuno dal nord prova ripercorre la strada verso sud.

Se avete voglia di sapere qualcosa in più sulla storia del rugby a tredici affidatevi a David Storey. Oggi è un signore di ottantadue anni: ex rugbista, drammaturgo e scrittore. Quando aveva circa trent’anni ci scrisse su un romanzo, su questa storia, The Sporting Life, titolo italiano Il Campione (ripubblicato dai tipi di 66thand2nd). C’è anche il film, Io sono un campione, regia di Lindsay Anderson con Richard Harris come protagonista.

3 - Italia: una provincia ovale

Popolo tradizionalmente legato alla palla rotonda, gli italiani conoscono il rugby nei primi anni del ‘900 grazie a un certo Pietro Mariani, giovane emigrante che imparò a giocare in Francia. Le prime, rudimentali, partite vengono ospitate negli impianti del Milan Calcio.

Il primo club si forma a Torino: il Rugby Club Torino, però, si scioglie quasi subito.

Il rugby delle origini deve molto alle grandi città, Milano in testa, ma è in provincia che nasce la vera passione per questo sport.

Il Veneto in particolare è da considerarsi la vera e propria culla del rugby italiano: Rovigo, Padova e Treviso sono la patria del pallone ovale.

Non a caso, ancora oggi, il più importante giocatore di rugby italiano è considerato Mario Battaglini detto Maciste.

Maci la leggenda (così lo ricorda una bella biografia del giornalista Marco Pastonesi): classe 1919, 185 cm di altezza per 105 kg di peso, nato a Rovigo e cresciuto nel piccolo quartiere di San Bortolo, un accrocchio di case fuori le mura della città che ha visto nascere fior di giocatori, molti dei quali hanno poi indossato la maglia della nazionale nelle prime sfide internazionali.

Per vivere Battaglini faceva il bidello nella scuola del paese e il rugby lo raccontava così - non c’era niente di meglio: le “zagoghe” del Bar Luce, le canzoni di Fred Buscaglione, andare al cinema e il rugby. Eh, il rugby. Sì, il rugby. Quindici contro quindici, pallone ovale e i pali a forma di acca, più sono alti e più mettono paura. Quella zaffata di olio di canfora che ti invade i polmoni, quella grandinata che è il suono dei tacchetti pestati nello spogliatoio, quelle ossa che il lunedì mattina pesano quintali, e quel senso di onnipotenza che ti dà il possesso del pallone -.

Ah! Tutto questo per dirvi che comincia il Sei Nazioni, si comincia sabato 6 febbraio con Francia-Italia e si finisce il 19 marzo alle 20:00 con la Francia che sfida l'Inghilterra.