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Donne che contano

Le donne che contano sono quelle che diventano importanti per le istituzioni e i cui diritti vengono promossi e rispettati.

Le donne che contano non sono quelle che appartengono ad élite, a circoli esclusivi o che i giornalisti rincorrono per uno scoop.

Le donne che contano sono quelle che diventano importanti per le istituzioni e i cui diritti vengono promossi e rispettati. Contano ad esempio per il governo e le regioni, che assicurano tra le altre cose interventi per proteggerle dalla violenza, in tutte le sue forme.

Ma le donne che contano sono anche quelle che si attivano per monitorare cosa fanno le istituzioni, contando appunto i soldi che misurano l’impegno per tutelare i loro diritti. Addizioni e sottrazioni più che mai importanti visto che da settembre le regioni hanno in mano 16,5 milioni di euro che il governo italiano ha stanziato per il biennio 2013-2014 attraverso un decreto noto ai più come decreto femminicidio (decreto legge 93 del 2013, convertito nella legge 119/2013) con l’obiettivo di prevenire e contrastare la violenza. Che ci siano risorse fresche dedicate a questo scopo è senza dubbio una buona notizia.

Ma come fare per assicurare che queste risorse siano spese bene ActionAid ritiene che la soluzione sia nella pubblicazione online da parte delle regioni di tutte le informazioni e i dati in formato aperto su come spenderanno soldi:  bandi, appalti, interventi potranno così essere monitorati da cittadine e cittadini, che potranno misurare i risultati raggiunti a fronte delle risorse a disposizione.

Il governo potrebbe a sua volta completare il quadro con le informazioni sulle risorse che stanzierà dal 2015 in poi, ora in negoziazione in Parlamento nella legge di stabilità, e coordinare lo sforzo di trasparenza delle regioni raccogliendo i dati in una piattaforma unica, che renda verificabile l’impegno e l’azione delle istituzioni ad ogni livello.In attesa che il sogno diventi realtà, ActionAid ha voluto dare un esempio di come questo possa essere realizzato attraverso il lancio di una piattaforma opendata che non a caso si chiama Donne che contano che ad oggi contiene dati sulle risorse in mano alle regioni in attesa di essere spese.

L’iniziativa è un modo di celebrare il 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, e ha l’ambizione di arricchirsi via via con le informazioni che le regioni e il governo renderanno disponibili.Senza queste informazioni sarà difficile tracciare l’azione istituzionale e valutarla nel metodo e nei risultati. Per questo in parallelo abbiamo lanciato la petizione #Donnechecontano per chiedere ai presidenti delle 20 regioni italiane il rilascio delle informazioni in formato open’.

Esito non facile senza l’appoggio di donne e uomini che da ogni parte d’Italia vorranno unirsi a noi in questa richiesta di trasparenza. Donne che contano è quindi insieme un auspicio e un invito: il primo per le istituzioni, perché seguano il nostro modello, il secondo per tutte le donne e gli uomini che vorranno contribuire attivamente a costruire un’Italia più trasparente e responsabile, dove la partecipazione sia un valore e una condizione imprescindibile all’efficacia delle azioni per tutelare i diritti di tutte e tutti.

Firma la petizione! #DONNECHECONTANO