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Ebola, un nemico da combattere. Insieme.

Ebola è una delle malattie più spaventose e mortali degli ultimi cento anni. L’attuale epidemia che ha colpito l’Africa occidentale è la più vasta di tutto il paese. Si è…

Ebola è una delle malattie più spaventose e mortali degli ultimi cento anni. L’attuale epidemia che ha colpito l’Africa occidentale è la più vasta di tutto il paese. Si è diffusa in pochi mesi in Guinea, Liberia e Sierra Leone. La natura altamente infettiva del virus Ebola tende a diffondersi rapidamente non appena  si verifica un focolaio.Gli alti tassi di mortalità causati dall’Ebola creano paura e mancanza di fiducia nel sistema sanitario. Il nostro staff in Liberia e Sierra Leone ci riferisce che le persone infette non cercano aiuto quando sospettano di avere contratto la malattia, ma restano in casa a pregare.Di seguito vi elenchiamo le otto principali ragioni per le quali Ebola è ritenuta pericolosa, motivo per cui la gente è molto spaventata:Questa malattia virale tropicale ha un tasso di mortalità del 70 per cento. Le epidemie precedenti hanno raggiunto il 90 per cento, ma erano circoscritte ad alcuni villaggi isolati.Ebola si trasmette attraverso animali infetti come scimmie o pipistrelli della frutta e poi si diffonde rapidamente attraverso il contatto umano.Non esiste un vaccino o cura anche se alcuni pazienti rispondono spontaneamente alla terapia di reidratazione orale o liquidi per via endovenosa.I sintomi iniziali - che compaiono dai due giorni alle tre settimane dal contagio - includono febbre alta, bruciori alla gola e dolori muscolari, attacchi di singhiozzo e forti mal di testa.Nella fase successiva compaiono vomito e diarrea. Le funzioni di fegato e reni iniziano a rallentare.Dopo alcuni giorni, la maggior parte delle persone inizia a soffrire di una grave emorragia interna che porta sicuramente alla morte.Ebola si diffonde tra la popolazione attraverso il contatto diretto con il sangue infetto o con altri fluidi corporei.Il contagio continua anche dopo la morte. E indispensabile, quindi, riuscire a spostare, isolare e smaltire i cadaveri in maniera sicura. Ebola ha tutti gli aspetti di una possibile epidemia globale e richiede quindi una pronta risposta internazionale.Attualmente, ogni persona che contrae l’Ebola sta infettando altre due persone. L’Organizzazione mondiale della sanità ha previsto 10.000 nuove infezioni solo nella settimana di Natale. Un intervento medico costante e regolare è essenziale per contenere il più possibile l’espandersi del contagio. Ma i servizi sanitari locali non possono far fronte a tutti e tre i paesi. Occorre l’intervento di molto più personale medico e di attrezzature adatte per avere possibilità individuare le persone ancora ignare di essere contagiate prima che vengano a contatto con altre. E importante fare uno screening di alta qualità.Mentre il trattamento e la cura delle persone infette rimane un prerequisito, occorre adottare misure preventive per limitare la diffusione del virus. Per contrastare la malattia bisogna informare e istruire la popolazione perché sia pronta a ogni evenienza. Questo può salvare molte vite ed evitare gravi sofferenze.Le misure di prevenzione consigliate a tutti sono: non mangiare carne di scimmia o pipistrello, cuocere molto la carne degli altri animali senza lasciare tracce di sangue, regolare pulizia e disinfezione delle case, lavarsi sempre le mani, indossare abbigliamento adeguato quando si deve accudire a un malato e limitare il più possibile il contatto.Coloro che sono stati messi in quarantena hanno bisogno di aiuto pratico. Chi è contagiato, ma è sopravvissuto, non si può lavare e non può nemmeno cercare il cibo. La maggior parte non ha più niente perché tutti i loro beni sono stati inceneriti. E necessario fornire loro un kit di sopravvivenza di base che include un cambio di vestiti e articoli da toeletta.FOCOLAI DI EBOLA NEGLI STATI UNITI, IN EUROPA E IN SPAGNAStiamo iniziando a riscontrare casi di Ebola in paesi come Stati Uniti e Spagna. Operatori sanitari che al rientro scoprono di essere infetti come l’infermiera William Pooley nel Regno Unito.In Europa abbiamo servizi sanitari eccellenti e le procedure di controllo per contenere rapidamente eventuali focolai sono molto efficaci. Possiamo anche rassicurarci sulla pronta risposta dei paesi africani, come la Nigeria che non appena ha riscontrato un caso di Ebola ha rapidamente risposto con procedure di sorveglianza e di contenimento efficaci, basate sulla loro esperienza precedente per combattere la polio.Le popolazioni dei paesi al di fuori dell'Africa occidentale non devono aver paura, ma bisogna riconoscere che si tratta di una grave epidemia globale che richiede una risposta globale  anche se l’epicentro è in Sierra Leone, Liberia e Guinea.CHE COSA STIAMO FACENDO PER AFFRONTARE EBOLA IN AFRICA OCCIDENTALEI nostri team in Africa occidentale è in stato di emergenza. Abbiamo stanziato centinaia di migliaia di sterline per combattere la malattia. Un filone fondamentale del nostro lavoro è la campagna di prevenzione e informazione.Stiamo aiutando le persone a capire come proteggersi grazie alla distribuzione di volantini, jingles radiofonici (in tutte le lingue locali) e visite porta a porta, preparati con l’appoggio dei governi locali e dalle informazioni fornite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.Stiamo distribuendo aiuti alimentari alle famiglie in quarantena e stiamo fornendo attrezzature mediche (come guanti in gomma, tute protettive e candeggina), diffondiamo materiale educativo per i bambini (le scuole sono chiuse ormai da mesi e rimarranno isolate per gran parte dell'anno scolastico).In Liberia stiamo anche dando un kit ai pazienti sopravvissuti, appena dimessi dalle strutture sanitarie. Queste persone hanno perso tutto quando i loro averi sono stati inceneriti come misura preventiva.Le Nazioni Unite hanno dichiarato che l'epidemia di Ebola continuerà a espandersi nelle prossime settimane, provocando un aumento del contagio. Per questo motivo è importante proseguire con il nostro lavoro sul campo che è molto importante e non può essere sottovalutato.(di Jane Moyo - relazione con i Media - ActionAid Uk) - foto: Sando Moore/ActionAid e Morgana Wingard/ActionAid