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Educhiamo i nostri figli a ‘mangiare giusto!’

Il mio lavoro mi porta spesso a girare l’Italia, di teatro in teatro, dai grandi capoluoghi alle piccole città di provincia. Mangio quindi molto spesso al ristorante e non posso…

Il mio lavoro mi porta spesso a girare l’Italia, di teatro in teatro, dai grandi capoluoghi alle piccole città di provincia. Mangio quindi molto spesso al ristorante e non posso controllare al 100% quello che trovo nel piatto. In Italia siamo molto fortunati da questo punto di vista: soprattutto quando mi trovo nelle piccole città è molto facile che le trattorie si riforniscano da piccoli produttori locali e a Km zero. Fortunatamente detesto i fanatismi e sono, al contrario, una persona molto elastica, per cui cerco di mangiare giusto’, nonostante la vita che faccio, facendo comunque attenzione alla provenienza del cibo che mangiamo, sia dal punto di vista etico che da quello della salute, e facendo una dieta il più possibile varia, che non escluda nessun alimento. Credo, infatti, che se si assecondassero tutti gli allarmismi legati ora a un alimento, ora a un altro, che periodicamente si diffondono nell’opinione pubblica, finiremmo per non mangiare più nulla.Nonostante la mia vita trascorra spesso e volentieri in tournée, una casa ce l’ho anch’io, con i miei due meravigliosi figli che mi aspettano per essere sfamati. Anche con loro cerco di seguire le stesse regole che seguo per me: consumare alimenti biologici e locali, soprattutto quelli di consumo giornaliero, come il latte o le mele (mio figlio è un seguace dell’antico detto una mela al giorno, toglie il medico di torno’). Cerco anche di acquistare prodotti che non siano quelli delle multinazionali, privilegiando quelli garantiti dal commercio equo e solidale, e di evitare i cibo che hanno packaging molto voluminosi e difficilmente riciclabili. C’è solo una regola, però, a cui non derogo mai: non compro in nessun caso cibi precotti surgelati. Credo che, anche quando si ha pochissimo tempo, sia molto più sano e semplice fare una pasta al burro piuttosto che utilizzare quei prodotti, che oltre che dannosi per la salute sono anche molto costosi.Non riesco a fare la spesa ogni giorno, ma ogni volta che posso, mi rifornisco da un mercato locale che si trova sotto casa, dove i venditori di fiducia che conosco da tempo mi consigliano sulle scelte d’acquisto.Il cibo è un piacere, è un modo di stare insieme e come tale va vissuto. L’Italia, poi, ha un patrimonio alimentare e una varietà gastronomica incredibili, che dobbiamo tutelare, anche attraverso le nostre scelte d’acquisto, che devono favorire la piccola distribuzione invece che la grande.Come poi ci ricorda ActionAid con l’iniziativa Io Mangio giusto’, non si mangia solo a casa o al ristorante: i nostri figli, infatti, sempre più spesso fanno almeno un pasto al giorno nelle mense scolastiche.Anche io, come i miei figli, ho affrontato l’esperienza della mensa a scuola, che mi ha lasciato dei segni indelebili che non mi hanno abbandonata nemmeno ora che sono adulta. Di quel periodo, infatti,  ho un ricordo terribile della pasta al sugo poco condita, o per meglio dire, della pasta in bianco con un cucchiaio scarso di sugo sbattuto sopra. Da allora, se mangio la pasta al sugo, deve navigare nel sugo: più ce n’è, meglio è! Un altro ricordo indelebile è quello delle compresse di vitamine, che ci venivano date ogni giorno. Per evitare di prenderle, io e i miei compagni di scuola, spesso e volentieri, ne facevamo delle palle che creavamo insieme alle fette di carne un po stopposa che non volevamo mai mangiare e le infilavamo nelle condutture dei termosifoni. Ogni tanto ci penso ancora e mi chiedo che forme di vita saranno nate negli anni da quegli ammassi di cibo!L’esperienza dei miei figli alla mensa scolastica, per fortuna, è molto diversa dalla mia. Non si sono mai lamentati del cibo che mangiavano, anzi lo apprezzavano molto. Inoltre, nel Comune di Roma, dove viviamo, la mense scolastiche sono da anni gestite all’insegna del biologico e del Km zero, cosa che mi ha sempre dato una grande tranquillità come genitore.Quando penso al cibo giusto, poi, non posso evitare di ricordare la mia esperienza in Malawi, quando con ActionAid sono andata a trovare Mabvuto, il bambino che, insieme alla sua piccola comunità, sostenevo a distanza. Lì il problema non era approvvigionarsi di cibo sano e giusto, ma era riuscire a sfamarsi a sufficienza. Mabvuto e la sua comunità avevano davvero pochissimo, ma tutto ciò che era a loro disposizione veniva sfruttato al massimo, fino all’ultima buccia di piselli. Ciò che per noi è un problema da gestire, i rifiuti, per loro era una risorsa da utilizzare. Il villaggio di Mabvuto, infatti, non produceva alcun genere di immondizia, perché ogni parte delle carni o dei vegetali veniva consumata. Quella che ho avuto modo di conoscere, è un tipo di povertà inimmaginabile per noi che viviamo nel mondo occidentale. Quell’esperienza mi ha fatto riflettere molto sull’uso e sull’abuso che facciamo delle risorse che ci vengono date, della non sensatezza  e sull’ingiustizia di un mondo spaccato a metà tra chi ha troppo e chi non ha niente.Per questo penso che ognuno di noi debba invertire la tendenza nel suo piccolo, attraverso le scelte individuali di acquisto quotidiane, anche a casa nostra, e ho deciso di aderire all’iniziativa Io Mangio Giusto. Perché il futuro nostro e dei nostri figli sia sostenibile. Ci comportiamo come se la terra fosse inesauribile, ma non possiamo continuare a vivere come se non ci fosse un futuro, come se il mondo fosse solo per la nostra generazione.Per cambiare le cose, cominciamo dalle abitudini e dalla cultura alimentare, senza maniacalità e rigidità, ma scegliendo gli alimenti di stagione e prodotti localmente e cercando di ridurre al massimo gli sprechi. Si tratta di piccole abitudini che posso essere portate avanti senza troppi sforzi.Per cambiare le cose, cominciamo dall’educazione dei nostri figli, che devono poter mangiare bene, per la loro salute, ma anche giusto, per il loro futuro e quello delle prossime generazioni. Cominciamo dalle scuole, che sono il luogo migliore dove diffondere la cultura dell’attenzione agli sprechi e della sostenibilità.Devo dire che nella scuola pubblica che frequentano i miei figli, questa sensibilità esiste già e le maestre si sono spesse impegnate su laboratori che trattavano questi temi. Credo, tuttavia, che una scuola pubblica, non dovrebbe lasciare questo importantissimo compito all’iniziativa individuale, alle scelte coraggiose di singole maestre, come quelle che lavorano con ActionAid nei laboratori delle scuole primarie. Un scuola pubblica che si rispetti dovrebbe  istituire un’ora obbligatoria la settimana dedicata a questi temi. Una volta esisteva l’educazione civica, che poi, chissà perché, è stata eliminata. Ecco, mi chiedo perché non venga istituita l’ora di educazione ecologica: sarebbe bello, semplice e, soprattutto, giusto.