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Giocare con il Mondo

Ci sono atleti cui la natura regala il talento per diventare grandi campioni.

Ci sono atleti a cui la natura regala il talento per diventare grandi campioni: molti quel talento lo gettano via, altri ne fanno tesoro e lasciano il loro nome impresso negli albi e nelle cronache, poi ci sono uomini che al talento uniscono la passione per il prossimo, l’empatia e il coraggio.

A dirla tutta non sono poi molti. Gente rara insomma.

Uno di quegli uomini rari si chiamava William Brewitt Young classe 1916, uno dei più importanti rugbisti scozzesi, anche se forse, non tra i più famosi.

Nel 1948, dieci anni dopo la sua ultima convocazione in nazionale, William Brewitt Young segna il punto che permette alla Scozia di battere l’Inghilterra a Murrayfield per 6 a 3, in quella che è considerata, da molti, una della più grandi vittorie scozzesi di tutti i tempi.

La meta di Young finisce nella Scottish Encyclopedia curata da John Davidson.

William B. Young di partite storiche ne giocò molte nella sua lunga carriera: nel 1938 era in campo a Twickenham contro l’Inghilterra davanti a 70 mila spettatori.

Quella partita fu il primo match di rugby a essere trasmesso in diretta televisiva (per quei pochi che possedevano quello sperimentale aggeggio). In campo a stringere le mani dei giocatori scese Giorgio VI il re timido e con la balbuzie, padre della futura Regina Elisabetta, la cui strana storia è stata riportata sugli schermi cinematografici qualche anno fa da un fortunato film intitolato Il discorso del re.

Per la cronaca, come sempre, quando in campo c’era William B. Young, vinsero gli scozzesi 21 a 16.

La domanda è: cosa fece e dove visse William B. Young nei quasi dieci anni che trascorsero tra quelle due storiche partite?

In Africa. A lavorare come medico missionario in Kenya.

Durante il suo soggiorno il medico rugbista non rinunciò a giocare: per tre volte scese in campo con la rappresentativa dell’East Africa, una formazione che riuniva giocatori del Kenya, dell’Uganda e della Tanganica. Solo due giocatori nella storia hanno indossato la maglia di due squadre provenienti da due differenti continenti: William B. Young, appunto, e un giocatore irlandese di nome Daly.

Young vanta anche un altro primato: è uno dei due giocatori scozzesi ad aver giocato con la sua nazionale prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Degli anni di lavoro trascorsi in Africa William B. Young non ha mai raccontato molto.

Si è limitato a fare il quello che c’era da fare.

William B. Young crebbe nelle contee rurali del sud della Scozia per poi trasferirsi in Inghilterra con tutta la famiglia, dove ebbe la possibilità di studiare medicina a Cambridge. Giocò anche un paio Varsity Match contro i rivali di Oxford.

Tipo strano, tanto da vantarsi di non aver mai toccato nemmeno un goccio di whisky

Affare non da poco viste la sue origini e lo sport che aveva scelto di praticare: uno scozzese che beve acqua durante il terzo tempo di una partita di rugby? Vi sembra possibile? Eppure.

L’idea che sport, valori morali e impegno civile potessero convivere in una sola vita maturò in William B. Young grazie all’esempio di un altro grande campione scozzese Eric Liddell.

Se il nome di Liddell non vi fa venire in mente nulla non preoccupatevi, è solo questione di note.

Sì, note musicali.

Avete presente la celebre colonna sonora di un altrettanto celebre film degli anni ’80 intitolato Momenti di gloria?

Ecco, per farla breve lì si racconta, almeno in parte e in forma piuttosto romanzata, la storia di Eric Liddell: anche lui rugbista e missionario oltre che grandissimo atleta e fervente religioso. Vinse la medaglia d’oro ai Giochi Olimpici di Parigi del 1924 correndo i 400 metri con un tempo da record mondiale. Rinunciò a partecipare ai 100 metri (la sua specialità) e alle staffette perché le gare si disputavano di domenica e questo non era compatibile con il suo credo religioso.

Nel 1925 dopo essersi laureato in scienze abbandonò la carriera agonistica (aveva disputato anche otto partite del Cinque Nazioni con la nazionale di rugby tra il 1922 e il 1923) per fare l’insegnate in Cina. Quando venne fatto prigioniero dai giapponesi e rinchiuso in un campo di lavoro rifiutò la proposta di liberazione che gli venne offerta grazie alla sua fama di sportivo.

Eric Liddell è uno dei pochissimi non cinesi sepolti nel  Mausoleo dei Martiri di Shijiazhuang.

Il suo allievo di vita William B. Young è morto il 1° maggio 2013, stava per compiere 96 anni, viveva a Sevenoaks una cittadina della contea del Kent dove tutti lo chiamavano dottor William “Bill” Brewitt Young.