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Gli ultimi saranno sempre gli ultimi

Una petizione in cui chiediamo al Governo l’introduzione del REIS

In questo periodo l’attenzione della politica è concentrata sulla discussione e approvazione della Legge di Stabilità. Per molti anni l’obiettivo principale era il contenimento della spesa’, quest’anno invece la manovra finanziaria da 36 miliardi di euro è considerata una manovra espansiva.

Anticipata nelle linee generali dai Ministri Renzi e Padoan alla conferenza stampa del 15 ottobre è arrivata alla Camera dei Deputati il 23 ottobre ed è attualmente al vaglio della Commissione Bilancio.

Andando ad analizzare i contenuti della Legge, a essere sinceri, per quanto riguarda la riduzione delle diseguaglianze e la lotta alla povertà a casa nostra e nei Paesi in via di Sviluppo, mi aspettavo di più dal Governo. Partiamo dalla lotta alla povertà nel mondo e, quindi, dalla cooperazione internazionale: lo sforzo del Governo Renzi in questo campo non sembra aver rispettato le promesse annunciate lo scorso aprile, quando, nel Documento di Economia e Finanza  relativamente agli impegni dell’Italia in tema di Aiuto pubblico allo Sviluppo, si assicurava - nero su bianco :la conferma di un progressivo incremento, su base annuale, pari almeno al 10% degli stanziamenti previsti dalla legge n. 49 del 1987, sulla base delle leggi di bilancio 2014.

Alla prova dei fatti, invece, nel Disegno di Legge (Legge di Stabilità 2015) presentato dal Ministro Padoan alla Camera dei Deputati, le risorse per il 2015 sono quasi le stesse stanziate nel 2014: 180 milioni sulla 49/87 più 60 milioni per il 2015 del Fondo Rotativo allocati con la precedente Legge di Bilancio. Se il Governo Renzi avesse voluto veramente rispettare gli impegni presi avrebbe infatti dovuto allocare nella Legge di Stabilità almeno 265,1 milioni di Euro.

Purtroppo però, la delusione non deriva solo dagli esigui stanziamenti, ma anche dal fatto che nella Tabella C della Legge di Stabilità sembra che il Governo si sia dimenticato della nuova disciplina sulla Cooperazione allo Sviluppo. Sto parlando della legge 11 agosto 2014, n. 125, la cui nascita è attesa da quasi vent’anni, che riforma integralmente il precedente assetto istituzionale della cooperazione allo sviluppo e adegua la normativa italiana ai nuovi principi e orientamenti emersi nella Comunità internazionale. Sembra incredibile, eppure, all’interno del Disegno di legge si parla ancora di Legge 49/87.

Anche quando si guarda alle politiche di casa nostra, devo ammettere che mi sono trovato di fronte a un’ulteriore delusione. Un Esecutivo che governa un Paese dove quasi sei milioni di persone vivono in condizione di povertà assoluta, più del doppio rispetto a sei anni fa, poteva e doveva fare di più per il contrasto alla povertà in Italia. Più che un impianto complessivo volto a sviluppare effettive politiche di contrasto alla povertà e inclusione sociale, nel testo, infatti, trovo interventi orientati solamente ad alcuni target e categorie sociali. Basti pensare agli 80 euro del bonus bebè o allo stanziamento di 250 milioni per la Social Card’, strumento che così come progettato e implementato ha più punti di debolezza che di forza, come abbiamo potuto rilevare nei mesi scorsi.

Con queste scelte il Governo Renzi ha deciso di optare per quello che nel documento di proposta del Reddito di Inclusione Sociale (REIS) abbiamo definito uno Scenario di welfare fondato sulla Social Card’, in cui vengono stanziati significativi finanziamenti addizionali destinati a un nuovo contributo economico, puro e semplice, non affiancato da servizi alla  persona e in cui non sono coinvolte le realtà del welfare locale. Uno scenario che, pur affrontando l'inadeguatezza dei sostegni economici alle famiglie in povertà assoluta, non valorizza le comunità locali, confermando lo schema di un trasferimento monetario dello Stato ai cittadini senza alcun ruolo per i soggetti attivi nel territorio, a partire dai Comuni e Terzo Settore.Oltretutto, viene così confermata la caotica frammentazione delle misure esistenti. Come noto, infatti, nel nostro Paese gli esigui sostegni ai poveri sono spezzettati in una molteplicità di prestazioni, con marcate differenze nei criteri di eleggibilità e nell’iter per riceverle.D’altronde è lo stesso Ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti che durante l’audizione sulle linee programmatiche del suo dicastero in materia di politiche sociali dello scorso 21 ottobre ha dichiarato: Anche se sommiamo i diversi capitoli rispetto alla dimensione del problema della povertà nel nostro Paese, non c’è una coerenza tra le risorse oggi destinate e il bisogno di tendere a un obiettivo di avere politiche in grado di intervenire in maniera molto forte su questo versante.

Insomma, su entrambi i fronti (lotta alla povertà in Italia e nel mondo) il nostro Paese avrebbe la possibilità di modernizzare le proprie politiche e affiancarle a un adeguato sostegno economico, ma il Governo non sembra essersene accorto.

Per questo abbiamo lanciato una petizione in cui chiediamo al Governo l’introduzione del REIS: una misura basata su un mix di diritti e doveri, capace di riportare tutti i cittadini italiani sopra la soglia e ridare loro un futuro dignitoso. Un futuro che riguarda tutti: nuovi benestanti e vecchi poveri devono attivarsi per far sì che le cose cambino anche nel nostro Paese!