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I nostri attivisti a Bruxelles gridano: Stop al cibo nei serbatoi!

Il 2 di settembre una delegazione di ActionAid composta da attivisti, volontari e membri dello staff si è diretta a Bruxelles con uno scopo ben preciso: incontrare i Parlamentari europei…

Il 2 di settembre una delegazione di ActionAid composta da attivisti, volontari e membri dello staff si è diretta a Bruxelles con uno scopo ben preciso: incontrare i Parlamentari europei che l'11 settembre voteranno le proposte di modifica alla Direttiva sulle Energie Rinnovabili e convincerli a dire no ai biocarburanti che provocano fame. Presentati come la soluzione ai problemi d’inquinamento delle auto, i biocarburanti hanno infatti un impatto devastante: sfruttamento e accaparramento di terra e acqua (land grabbing), distruzione di foreste, perdita di biodiversità e, soprattutto, malnutrizione e fame, perché questi combustibili vengono prodotti in gran parte da colture alimentari come mais, soia o canna da zucchero: cibo che finisce nei serbatoi delle macchine anziché nella pancia delle persone!Con il voto dell’11 settembre, il Parlamento Europeo può però cambiare le cose e rivedere la direttiva attuale, in cui viene posto l’obiettivo di ridurre entro il 2020 le emissioni di anidride carbonica generate nel settore dei trasporti, stabilendo che il 10% del consumo totale di carburanti dovrà provenire da fonti rinnovabili (proposta, questa, che ha spianato la strada proprio all’utilizzo di biocarburanti di prima generazione, ovvero quelli realizzati a partire da prodotti agro-alimentari).Questo è il racconto di viaggio dei nostri attivisti:"Giunti nell’ufficio europeo di ActionAid abbiamo incontrato attivisti olandesi, francesi, greci, sloveni e cechi, tutti partner del progetto europeo We Won’t Accept Hunger’. Obiettivo di ogni gruppo di attivisti era quello di incontrare i Parlamentari europei del proprio Paese per convincerli a votare la proposta di limitare al 5% la produzione dei biocarburanti di prima generazione: una decisione fondamentale per la sostenibilità sociale e ambientale!Con noi, oltre alla delegazione giunta da tutta Europa c'era anche un cittadino della Sierra Leone, Abass Kamara, che ha portato la testimonianza dalla sua comunità: una società svizzera ha affittato 57mila ettari di terreno per la produzione di bioetanolo, impedendo la coltivazione di prodotti alimentari e minacciando quindi il sostentamento di 13mila persone suddivise in 60 villaggi. Sentire dalla sua voce quale sia realmente il drammatico impatto della produzione di biocarburanti sulla vita delle persone  è davvero impressionante e ci dà ancora più convinzione in quella che per noi ormai è diventata una vera e propria missione.Il 3 di settembre ci siamo attivati con un po di guerrilla per sensibilizzare i politici: ogni Parlamentare ha trovato, attaccata alla porta del proprio ufficio, una copertina (finta) dell’Egronomist’, (peraltro, attaccare un foglio a una porta sembrerebbe facile, ma non nei corridoi-labirinto del Parlamento Europeo!). La finta rivista è post-datata al 14 settembre e comunica l’esito positivo della votazione sui biocarburanti, ringraziando il Parlamentare in questione per aver votato a sostegno delle posizioni di ActionAid, Oxfam, Greenpeace e Friends of the Earth. Il nostro auspicio è che la prossima copertina del vero The Economist sia molto simile a quella!Il centro di questo nostro advocacy tour sono comunque stati proprio gli incontri con i Parlamentari europei dell’Italia che ci hanno positivamente sorpreso: abbiamo trovato disponibilità, interesse e capacità di ascolto.Roberto Sensi, Right to Food Policy Officer di ActionAid, ha esposto le nostre posizioni, con dati e i dettagli tecnici. Noi attivisti abbiamo presentato una petizione  lanciata da ActionAid Italia e Oxfam Italia: più di 18mila persone hanno firmato per chiedere ai Parlamentari di votare a favore del limite del 5%.Oltre a sensibilizzare i Parlamentari europei, per avere più probabilità di successo dovevamo riuscire a coinvolgere ancora di più anche l’opinione pubblica. E quale modo migliore di farlo se non partecipando alla manifestazione del 4 settembre davanti al Parlamento europeo vestiti da pannocchie giganti’Insieme agli attivisti francesi, greci, olandesi, cechi e sloveni del progetto We Won’t Accept Hunger e a quelli di Actionaid UK e Danimarca abbiamo urlato no - anzi, No Food For Fuel! - (slogan della campagna) - perché è stupido mettere il cibo nei serbatoi delle macchine, invece che sulle tavole delle persone affamate. Non ha senso usare il cibo come carburante e siamo pronti a dimostrarlo: che effetto fa una macchina piena di pannocchie’La visibilità è garantita... siamo persino stati ripresi dalla rivista Internazionale’!Conclusa con successo la manifestazione abbiamo assistito al The big debate: Biofuels’, organizzato all’interno del Parlamento Europeo, un confronto molto interessante a cui hanno partecipato specialisti in materia di sostenibilità ambientale e energie rinnovabili.Tra le varie testimonianze dal campo, abbiamo trovato molto interessante quella di Nur Hidayati che ha mostrato le conseguenze della produzione di biocarburante in Indonesia.Queste intense giornate si sono concluse con un momento di condivisione e confronto fra noi attivisti: come abbiamo vissuto questa parte del progetto We Won’t Accept Hunger’ Ci sentiamo parte di un possibile cambiamento Abbiamo sentito di collaborare per un’azione comune Le risposte sono state entusiastiche e positive!Ora, carichi di una nuove esperienze e ricchi di idee, siamo pronti a rientrare in Italia per condividere con i rispettivi Gruppi Locali le sensazioni che abbiamo provato qui a Bruxelles e per continuare con più entusiasmo la nostra battaglia contro la produzione di Biocarburanti, per dire #NOFOODFORFUEL!