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Il cambiamento che vogliamo

“Quale cambiamento vuoi per la tua comunità” – ha chiesto un mio collega a un giovane donna, attivista dell’organizzazione Birbhum Adivasi Ghaota, che raggruppa le comunità tribali nell’area di Bolpur,…

"Quale cambiamento vuoi per la tua comunità" - ha chiesto un mio collega a un giovane donna, attivista dell'organizzazione Birbhum Adivasi Ghaota, che raggruppa le comunità tribali nell'area di Bolpur, nel Bengala Occidentale."Vogliamo cibo per sfamarci ogni giorno e la possibilità di dare un'istruzione ai nostri figli", è sta la sua risposta. Parole che mi fanno riflette ancora oggi. Abbiamo trascorso molto tempo con le comunità tribali. Con loro abbiamo discusso e analizzato in modo approfondito i problemi e le possibili soluzioni. Bene, quando abbiamo posto la domanda sul tipo di cambiamento desiderato, nessuno ha risposto che vuole elettricità, o strade più ampie. No, hanno tutti indicato diritto al cibo e all'istruzione. Sono queste le priorità. Questo il cambiamento che le comunità cercano. Mentre scrivo ripenso ai momenti passati seduta fianco a fianco con gli attivisti di Birbhum Adivasi Ghaota. Sono ancora emozionata per la determinazione e la volontà di cambiamento che queste persone - gente che a stento riesce a mettere insieme un pasto due volte in un giorno - mi hanno dimostrato.La sera del nostro rientro a Delhi, ci siamo fermati a Shantiniketan (ora chiamata Vishwa Bharti University), la scuola fondata dal grande scrittore e filosofo Rabindranath Tagore. Il campus universitario era brulicante di attività: i preparativi per Poush Mela, una importante festività che attira migliaia di turisti, artigiani, cantati, musicisti e danzatori tradizionali.In ogni angolo le opere di Tagore venivano recitate o cantate con accompagnamento musicale. La Prayer Hall - il salone della preghiera - diffondeva un senso di reverenza e nostalgia al tempo stesso.Quel luogo è una testimonianza tangibile di un inestimabile patrimonio culturale. Fondato da una delle personalità più nobili e riverite del subcontinente indiano, è la culla di un sistema di pensiero basato su una forte relazione tra uomo e natura. A sole due ore di macchina dalla Vishwa Bharti University c'è la realtà di povertà e sfruttamento nella quale sono costrette a vivere le comunità tribali. Mi sono ritrovata a chiedermi - quasi fosse un'invocazione - se la forza che pervade questo luogo possa essere in grado di arrestare l'avidità dell'uomo che mette a rischio la vita di migliaia di persone.Il pericolo che corriamo inseguendo a testa bassa un modello di sviluppo vorace e per nulla rispettoso dei diritti è sotto gli occhi di tutti. Prende ora  la forma di violenza insensata contro le donne, come a Sukma, ora quella di un disastro naturale come quello che ha devastato l'Uttarakhand. Due episodi così diversi, ma  entrambi emblematici di un sistema fatto di pratiche sconsiderate, tollerate e sostenute da chi detiene il potere. Il pericolo che corriamo, dicevo, è chiaro. Non c'è più tempo da perdere.Comunità e individui in tutto il mondo stanno dando vita a mobilitazioni di resistenza civile in nome dei diritti. La società civile - e ActionAid è in prima linea in questa battaglia - deve raccogliere e amplificare queste voci, per diffondere un senso di responsabilità collettiva che promuova uguaglianza e giustizia sociale. Cambiare è possibile. Tocca a noi farlo.