Scorri la pagina

Il mio viaggio in Malawi

Mi chiamo Antonella e da poco più di due anni faccio parte del Servizio Sostenitori. Sono tornata a fine maggio dal Malawi e desidero condividere con voi le emozioni del…

Mi chiamo Antonella e da poco più di due anni faccio parte del Servizio Sostenitori. Sono tornata a fine maggio dal Malawi e desidero condividere con voi le emozioni del mio primo viaggio in Africa e la prima visita ad un progetto di ActionAid.Ho visitato la zona di Salima, che dista circa 100 chilometri dalla capitale, Lilongwe, ed è vicina al Lago Malawi, tra i più grandi al mondo e, vi assicuro, che sembra proprio di essere al mare.Sono stati due giorni molto intensi. Avevamo poco tempo a disposizione, 40 chilometri di strada per buona parte sterrata, dissestata e molte persone ci stavano aspettando, ma non immaginavo davvero cosa stesse aspettando me: quanti sorrisi in così poche ore.Siamo stati accolti da tutti gli abitanti del villaggio con canti, danze, sguardi profondi e sinceri.In effetti, non c’erano proprio tutti mancavano i bambini più grandi e i ragazzi, impegnati a scuola per le lezioni. Abbiamo partecipato ad una loro riunione: si incontrano tutti i sabati e in cerchio parlano dei loro problemi e dei loro bisogni guidati dagli adulti ad interpretare le loro necessità e a tradurle in cambiamenti concreti.I piccoli si esprimono attraverso il gioco e il disegno, mentre i ragazzi parlano tra loro e raccolgono su un foglio in mezzo al cerchio le cose che ritengono più importanti. Sono i così detti circoli Reflect dove viene insegnato già da piccoli a confrontarsi e a decidere quali sono i miglioramenti di cui c’è bisogno. E insieme a loro, al loro fianco, ci sono anche i miei colleghi di ActionAid. Di questo approccio, ne avevo sentito parlare e avevo letto le relazioni e i documenti, ma partecipare è ben diverso!Mi ha molto colpito ascoltarli mentre discutevano sull’importanza dell’istruzione e la consapevolezza di questi ragazzi di quanto la mancata istruzione incida sulla loro povertà. Hanno compreso che imparare a leggere e scrivere è la via per un futuro diverso e migliore. Abbiamo chiesto quanti di loro non frequentano la scuola, in pochi hanno alzato la mano e tra loro un bambino di 3 o 4 anni al massimo che era sfuggito dal cerchio dei piccoli per stare con il fratellino più grande.  Perché sono bambini e disobbediscono, piangono, litigano tra loro, fanno i capricci interrompendo le mamme mentre cercano di parlare alla delegazione di ActionAid che viene da lontano per conoscerli.Giusto il tempo di rientrare a Lilongwe per ripartire questa volta lungo la strada che porta in Zambia e fermarci nella regione di Mchinjii. Anche qui il paesaggio è rurale e brullo e, lungo la strada, a qualsiasi ora del giorno è possibile vedere tante persone che camminano, anche dove non sembra esserci nessun posto dove andare, tant’è lontana la loro meta.In compagnia di Christopher Mwale, il collega che si occupa della realizzazione dei progetti in questa regione, e delle autorità locali andiamo a conoscere le ospiti dell’ostello, costruito da ActionAid, dove vivono le ragazze che frequentano la locale scuola superiore.Sono 116 ragazze che per proseguire negli studi hanno dovuto trasferirsi qui. Prima della costruzione di questo ostello prendevano alloggio in pensionati, ma è molto pericoloso per le giovani vivere sole: spesso sono violentate e talvolta restano incinte. Ci invitano ad entrare e vedere come si sono sistemate. Lo spazio non è molto per così tante ragazze, ma tutto è ordinato e sulle porte delle stanze leggo nomi di città per loro esotiche: New York, Londra’Il direttore della scuola è molto orgoglioso e ci racconta come anno dopo anno la struttura venga migliorata: dalle stuoie ai letti a castello, pannelli solari per illuminare le aule, ma l’entusiasmo sfiora l’euforia quando ci racconta della recente costruzione delle docce all’interno del cortile dell’ostello, dove le ragazze possono lavarsi al riparo di occhi indiscreti e cattive intenzioni. Il capo dell’area mi chiede ripetutamente di ringraziare i sostenitori italiani, perché è grazie allo loro sostegno che tutto ciò è possibile.Chiedo a Mercy, una delle ragazze, cosa manca per rendere questo luogo perfetto, Cristopher le traduce in lingua locale la mia domanda. Lei con garbo e determinazione risponde che non è necessario, perché conosce l’inglese. Mercy pensa che manchino soltanto i pannelli solari nel dormitorio e una cucina. Ci spiega che con la luce sarebbe possibile studiare più a lungo la sera.  Ci tiene ad aggiungere che da quando c’è l’ostello è diminuito molto il numero delle ragazze costrette ad abbandonare gli studi per gravidanze, frutto di violenze.Khadija, una ragazza di vent’anni, è accanto a Mercy. E più timida, ma ci confida di essere molto felice di vivere qui. Si impegna molto nello studio, perché ha un sogno nel cassetto: diventare un’infermiera e le auguro di realizzarlo presto.(Mercy e Khadija)L’ultima tappa della nostra visita è alla piccola e bella scuola elementare di Batse, a circa 20 minuti di auto dall’ostello.Ci accolgono tutti, grandi e bambini, con grande entusiasmo, canti e balli. Anche se non capisco la loro lingua intuisco prima che Christopher traduca quanto è significativa questa nostra visita perché ci aspettano per darci un messaggio per i nostri sostenitori italiani.Ciascuno ci chiede di portare un importante messaggio in Italia: Zikomo, grazie, perché quello che vediamo è possibile con la collaborazione tra la comunità ed ActionAid ed il sostegno dei donatori italiani.La capo villaggio ci racconta che in Malawi la scuola elementare prevede 8 classi e nella loro sono presenti soltanto le classi junior fino alla quarta. Il prossimo obiettivo di questa comunità è poter offrire la possibilità di frequentare anche le successive per non far interrompere lo studio a questi bambini che ci mettono tutto il proprio impegno. Non vogliono che gli sforzi per garantire un’istruzione siano vanificati.Le bambine raccontano che la maestra è il loro modello e tutte desiderano diventare come lei, perché  vive in una casa da sola accanto alla scuola ed è una donna libera, che ha potuto fare da sé le sue scelte. In Malawi ho sentito spesso: Se potrò studiare, se potrò lavorare, magari maestra, non mi sposerò troppo presto  e sarò una madre al momento giusto’.Un altro Christopher, componente di questa comunità, ha molte curiosità sui sostenitori italiani e chiede anche: Perché non è mai venuto un sostenitore a visitare la nostra comunità.L’ho rassicurato che avrei personalmente portato questo messaggio ai nostri sostenitori, perché il Malawi non è solo un bel paese, ma le persone sono calorose ed accoglienti ed anche io non vedo l’ora di ritornarvi.