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Tolleranza zero al land grabbing.

Un passo in avanti del Parlamento.

decidere


Il 29 giugno, le Commissioni Esteri e Attività produttive della Camera dei Deputati hanno votato un’importante risoluzione sul problema dell’accaparramento di terra, definito come land grabbing.
Si tratta di un atto di indirizzo importante che parte dal riconoscimento dei numerosi rischi di violazione dei diritti umani associati agli investimenti su larga scala in terra e agricoltura, e raccomanda al Governo italiano di adottare una serie di misure mirate a mitigare tali rischi e orientare gli investimenti verso la promozione di modelli di agricoltura sostenibile e il rispetto dei diritti legittimi alla terra, formali e informali, e delle comunità locali.

La prima firmataria di questo importante atto parlamentare è l’Onorevole Maria Edera Spadoni del Movimento dei Cinque Stelle che un anno fa incontrava una delegazione di ActionAid Tanzania venuta in Italia per un tour di incontri istituzionali al fine di denunciare gli impatti di land grabbing da parte di un’impresa svedese, la EcoEnergy. Insieme a molte altre organizzazioni della società civile e ai movimenti contadini, ActionAid critica duramente questa iniziativa che come risposta al problema della fame in Africa offre un modello business as usual fatto di ricette di liberalizzazione dei mercati, privatizzazione della terra e apertura agli investimenti della grandi corporation dell’agribusiness. Analizzando gli accordi di cooperazione di Nigeria, Malawi, Tanzania e Senegal, ActionAid ha stimato in 1,8 milioni gli ettari di terra oggetto di compravendita in questi Paesi nell’ambito della Nuova Alleanza.

Per questo è importante che la risoluzione chieda al Governo di riconsiderare i futuri termini della partecipazione dell’Italia alla Nuova Alleanza proprio alla luce dei rischi di land grabbing. Per la nostra organizzazione, che chiede l’uscita dell’Italia da questa iniziativa, si tratta comunque di un segnale politico importante che va nella giusta direzione. Anche il Parlamento europeo, in una recente risoluzione sulla NASAN votata da una maggioranza trasversale, ha sottolineato come investimenti esteri privati in agricoltura pongano seri rischi per l‘accesso delle comunità locali alle risorse naturali e alla terra.

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Altri due temi importanti che la risoluzione affronta sono quelli della regolazione del ruolo del settore privato nella cooperazione e il riconoscimento e tutela dei diritti legittimi alla terra delle popolazioni locali. Rispetto al primo,si invita il governo a considerare criteri di accesso ai finanziamenti basati sui più alti standard esistenti a livello internazionale. Per il secondo aspetto, invece, si richiama la priorità da dare al sostegno per l’implementazione delle Tenure Guidelines. Come dare operatività ed efficacia a questi criteri è la sfida che sia le istituzioni sia la società civile dovranno giocare nei prossimi mesi, però, oltre ai criteri necessari per evitare il land grabbing, è necessario associare un cambio di paradigma negli investimenti agricoli capaci di sostenere la piccola agricoltura contadina, con particolare attenzione alle donne, la spina dorsale della produzione alimentare globale, e modelli di produzione agro-ecologici.

Nell’ambito della sua campagna internazionale contro l’accaparramento di terra, ActionAid ha lanciato un appello alle istituzioni per l’adozione di un framework di azioni per la tolleranza zero al land grabbing. I casi di accaparramento di terra denunciati dalla nostra organizzazione negli ultimi anni in Senegal, Haiti, Cambogia, Sierra Leone, Tanzania mostrano come le stesse politiche commerciali, di investimento, energetiche e climatiche possano rappresentare un driver per gli investimenti di land grabbing. Per questo motivo è importante che la risoluzione richiami l’attenzione al tema della coerenza delle politiche con gli obiettivi di sviluppo.

La risoluzione, adottata all’unanimità, grazie al ruolo attivo svolto da due membri della maggioranza, Eleonora Cimbro e Lia Quartapelle, ha mostrato come i temi della tutela dei diritti legittimi alla terra nel quadro delle politiche per la promozione della sicurezza alimentare e delle misure di contrasto all’accaparramento di terra, possano essere un terreno di azione comune nelle istituzioni. Un segnale politico importante, insomma, che deve però avere un seguito in atti concreti da parte del Governo.

Il prossimo G7 sarà a presidenza italiana. Perché il nostro Paese non coglie questa importante occasione per l’avvio di una serie di misure concrete contro l’accaparramento di terra?