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In Liberia, per aiutare la mia gente contro l’Ebola

Lo scorso agosto ho deciso di tornare nel paese dove sono nata. Sentivo forte il dovere di fare qualcosa per aiutare la mia gente contro Ebola. Quando ho reso pubblica la mia…

Lo scorso agosto ho deciso di tornare nel paese dove sono nata. Sentivo forte il dovere di fare qualcosa per aiutare la mia gente contro Ebola. Quando ho reso pubblica la mia decisione, diverse persone, tra cui io stessa, hanno dubitato del mio buonsenso. La Liberia, insieme con Guinea e Sierra Leone, stavano entrando in un tunnel di caos. Leggevo le notizie quotidiane sul numero di persone infettate dal virus e sul numero dei morti. Mia madre, mio padre, tutta la mia famiglia sono in Liberia. Sentivo il dovere di aiutare. In qualsiasi modo. E così che ho accettato una posizione aperta con ActionAid e sono salita su un volo diretto a Monrovia.Aiutare le persone a proteggersi da Ebola.Il mio lavoro quotidiano è comunicare ai media nazionali e ai colleghi in tutti gli altri paesi sparsi per il mondo, che cosa sta accadendo qui. Io sono gli occhi e le orecchie di ActionAid Liberia. Lavoro a stretto contatto con i colleghi delle altre ActionAid, per dare informazioni ai tanti sostenitori che stanno donando ai nostri programmi di emergenza. Accompagno quotidianamente il team impegnati sul campo, documentando cosa sta accadendo e raccogliendo testimonianze e storie utili. Partecipo a missioni per insegnare alle comunità come proteggersi da Ebola e come riconoscerne i sintomi, ma partecipo anche alla distribuzione di kit sanitari ai centri nelle diverse regioni.Mia sorella non mi abbraccia, a causa di Ebola.Quando sono arrivata in Liberia, la prima cosa che la mia sorellina di quattro anni mi ha detto è stata: non posso abbracciarti. Ebola è dappertutto. Per certi versi la sua vita continua, come prima, come se fosse tutto normale. Ma ci sono cose che dimostrano che tutto è diverso. Davanti ad ogni porta di casa, davanti a ogni edificio, davanti a ogni negozio ci sono secchi per lavarsi le mani e disinfettarsi. Dappertutto ci sono persone che sono pronte a misurarti la temperatura con un termometro laser. E sfiancante. E devi stare attento a tutto ciò che ti sta intorno, a come ti proteggi così che nessuno della tua famiglia, dei tuoi amici o dei tuoi colleghi, possa  essere infettato a causa tua.Fiera di essere parte di ActionAid.Allo stesso tempo mi sento così fiera di quello che l’organizzazione per cui lavoro sta facendo. Mi sento utile quando riusciamo a far capire alle comunità più povere perché e come devono proteggersi da Ebola. Quando riusciamo ad entrare nelle comunità in quarantena per portare generi alimentari, ma anche kit sanitari, clorina, sapone, candeggina. Per me, è fondamentale il lavoro per dare sostegno alle donne. Durante la guerra civile in Liberia, mia madre fu costretta a lasciare il paese con me e mio fratello, per andare in Costa d’Avorio. Ha dovuto rompersi le ossa ogni giorno, lavorando con un salario vergognoso, per sfamarci, vestirci e mandarci a scuola. Oggi, lavorare per un’organizzazione che mette al centro della propria azione il ruolo delle donne, come mia madre, significa tantissimo per me.Cosa succederà agli orfani di Ebola’La cosa che mi riesce più difficile è riuscire a guardare negli occhi gli orfani di questo Paese. Ho incontrato due ragazzini, i cui genitori sono stati uccisi da Ebola. Sono sfuggiti al virus, ma che cosa gli succederà adesso che hanno perso i loro genitori Saranno messi in orfanotrofio. Come potranno essere sostenuti e accompagnati psicologicamente per potersi riprendere da un trauma così grande Sono bambini che hanno bisogno di un sostegno enorme.Cosa succederà al mio paese’Oggi vivo a Monrovia, con mio padre. Ma parlo ogni giorno al telefono con mia madre e la vedo ogni tanto. E preoccupata per me, per il lavoro che faccio. Ma i miei genitori sono anche orgogliosi. Ogni volta che mi vedono rientrare da un’emergenza in un villaggio, mi sommergono di domande. E così anche amici e conoscenti: vogliono sapere cosa succede nelle comunità, nei villaggi, vogliono sapere anche come il Governo sta rispondendo. Non so quanto tempo rimarrò qui. Dipende anche da quanto durerà questa emergenza e da quanto la mia gente avrà bisogno di me. Ci sono giorni che darei qualsiasi cosa per bermi una pinta di birra gelata in un pub lungo il Tamigi, con i miei amici. Mio marito è rimasto a Londra. E sento un vuoto senza di lui. Ogni giorno parliamo su Skype ed è importante sapere che capisce e sostiene la mia scelta di essere tornata qui.Emergenza Ebola: il lavoro di ActionAidIn Liberia e Sierra Leone ActionAid sta portando avanti una campagna di sensibilizzazione e informazione sulla prevenzione e sulla trasmissione del virus Ebola soprattutto su donne e bambini. Nelle comunità più povere e nei diversi centri ospedalieri sta inoltre distribuendo kit igienico- sanitari (secchi, guanti sanitari in lattex, igienizzanti per mani, clorina, mascherine, sapone). Nelle comunità isolate in quarantena, sta distribuendo cibo e altri beni di prima necessità.Dai un contributo anche tu. Sotieni ActionAid!