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La Runcard è un progetto innovativo della Fidal che si pone l’obiettivo di riunire quelle persone che non solo hanno la passione per la corsa, ma che condividono l’idea che correre sia un momento di passione e stile di vita.

Come nasce l’idea di riunire tutti coloro che amano la corsa in questo unico progetto?

L’idea nasce dalla consapevolezza che il mondo dell’atletica è cambiato e la FIDAL non poteva ignorare il fenomeno running, in tutte le sue varianti. Centinaia di migliaia di appassionati, le città invase ogni giorno, le ciclabili sempre più occupate da runners di ogni età, condizione sociale, stato di preparazione atletica. Lo sport all’ennesima potenza, gli stili di vita che cambiano, un numero formidabile di “nuovi atleti” ai quali dare consigli, opportunità; ma, soprattutto, una community del benessere fisico che, attraverso l’atletica, scopre una dimensione nuova. Una volta la FIDAL aspettava gli atleti sui campi, oggi lo fa ancora, ma li trova anche nei parchi, per le strade, nel cuore delle Città.

A vostro parere, quali sono i benefici più rilevanti offerti dalla Runcard?

La RunCard da diritto al tesseramento individuale per un anno, quindi la possibilità di gareggiare a qualsiasi gara FIDAL senza dover pagare il giornaliero; l’accesso a un portale che offre servizi indispensabili per chi voglia vivere la passione della corsa con consapevolezza e attenzione alla propria salute: consigli sull’alimentazione, la tecnica di corsa, i problemi fisici a cura dei nostri tecnici, medici e alimentaristi. E poi una serie di partnership significative che garantiscono sconti e offerte legate al mondo della corsa e della camminata sportiva. A questo vanno aggiunti alcuni momenti speciali dedicati ai possessori della Card, che consentono di partecipare a raduni nei Centri Federali per vivere coi campioni, i loro allenatori e lo staff FIDAL una esperienza di alto livello.

Quali aspettative avete per il progetto della RunCard? A oggi, quali sono state raggiunte?

Abbiamo voluto lanciare il progetto RunCard sicuri che questo sia il futuro del mondo dello sport, non solo dell’Atletica. Valorizzare l’attività fisica, anche spontanea, per migliorare lo stile di vita degli Italiani, legandolo a una alimentazione corretta e a una complessiva migliore qualità dell’esistenza di ciascuno. L’obiettivo principale è quello di radicare, passo dopo passo, l’idea che il movimento fisico sia indispensabile per vivere meglio, oltre a una piacevole abitudine quotidiana. RunCard è oggi presente in ogni Città d’Italia, sta entrando nei parchi con l’omonimo progetto, si afferma nel mondo degli amatori come uno strumento utile e di qualità. I riscontri positivi da parte dei possessori ci danno il feedback principale sulla riuscita del progetto, ma l’obiettivo è quello di alzare l’asticella e diffondere a macchia d’olio RunCard e le sue opportunità.

La Fidal, attraverso la Runcard, sosterrà ActionAid per vincere la sfida contro la povertà e l’esclusione sociale. Come mai si è deciso di unire questa iniziativa con il mondo del sociale?

RunCard è uno strumento sociale per eccellenza, proprio perché la gran parte del ricavato andrà in beneficenza o a finanziare l’attività studentesca, che considero “sociale” per eccellenza. La sfida alla povertà e all’esclusione sociale è nelle corde di chi, come i runners, è abituato a competere, prima di tutto con se stesso, superando i propri limiti. La corsa è libertà; la Corsa è l’attività sportiva più accessibile e “democratica” che ci sia, perché può essere praticata da tutti senza la necessità di spendere denaro in costose attrezzature. Lo stesso ragionamento vale per l’attività studentesca: abbandonare lo sport a scuola è il più grande crimine che si può commettere verso le nuove generazioni. Promuovere l’attività fisica in quel contesto significa radicare nella mente e nelle abitudini dei giovani Italiani abitudini sane e una propensione a mantenere per la vita uno stile di vita salutare. RunCard investe sul loro e sul nostro futuro.  

Per quali motivi avete deciso di collaborare proprio con ActionAid?

L’unione fra RunCard e ActionAid è un matrimonio fra due realtà che guardano nella direzione del miglioramento della qualità della vita. Vogliamo sensibilizzare il mondo della corsa rispetto ai tanti problemi di esclusione che ci sono nel mondo e contro i quali ActionAid lotta quotidianamente, con i propri operatori, su scenari internazionali nei quali uomini, donne e bambini vivono spesso un’esistenza di emarginazione ed esclusione. Un’organizzazione che lotta per il diritto al cibo, il diritto di vivere sulla propria terra, il diritto alla salute, il diritto di avere voce in capitolo nelle decisioni che determinano la loro vita. Credo che tutto questo spiega perché un progetto dalla forte connotazione sociale come RunCard abbia trovato in Action Aid un partner naturale.

Come può lo sport essere sinonimo di cambiamento sociale?

Ho già risposto a questa domanda, ma mi ripeto volentieri, mettendo in campo ulteriori elementi. Migliaia di persone che fanno sport hanno già un valore sociale rilevante, perché la pratica dell’attività fisica riduce l’incidenza di patologie che gravano oggi sul servizio sanitario nazionale. L’attività fisica quotidiana, concepita come una medicina preventiva, ma anche terapeutica, sarebbe una rivoluzione copernicana in una Nazione che vanta il triste primato negativo di ultimo Paese europeo per la pratica di attività sportiva di base. Lo sport, soprattutto quello “a chilometro zero” e all’aria aperta può anche ridisegnare le Città, ricucire tessuti urbani lacerati dalle differenze sociali fra centro e periferia, stimolare una pianificazione urbanistica che metta le attrezzature e gli spazi per lo sport al centro dei servizi per i nuovi e vecchi insediamenti. Basti pensare che in alcune Nazioni lo sport è entrato prepotentemente anche in quelli che il sociologo Augè definisce i “non-luoghi” della modernità: centri commerciali, porti, aeroporti, stazioni: aree attrezzate per lo sport dove il cittadino del mondo oggi passa molto del proprio tempo libero, per scelta, per lavoro, per necessità. Lo sport è sociale quando annulla le differenze e punta a migliorare la qualità della vita. Sempre, comunque e dovunque.

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