IL RACCONTO DI ANTONELLA - Attivista di ActionAid - Laboratorio didattico nel M.u.s.p. di Sassa.

Gli alunni della scuola di Sassa sognano da tempo una scuola nuova per loro e qualcuno ha fretta di vederla, perché la fine dell’ultimo anno delle medie si avvicina.

Non è la prima volta che con questi ragazzi ragioniamo su come possa essere la nuova scuola. Fossero stati degli adulti, probabilmente, se avessimo chiesto loro per l’ennesima volta di dirci come vorrebbero la scuola dei loro sogni, con fare disincantato sarebbero andati via, ma lo abbiamo chiesto a bambini e ragazzi, e loro hanno accettato di lavorare con noi.

Questa volta interagivano con un soggetto diverso, il LAP Laboratorio di Architettura partecipata, che ha il compito di raccogliere i bisogni e i desideri dei cittadini, grandi e piccoli.
La prima attività proposta è stata la mostra “ScuolePossibili” attraverso la quale i ragazzi hanno potuto vedere tanti esempi di scuole nel mondo e sono rimasti sorpresi dalla creatività di molte di esse, anche se nello spazio riservato alle domande quella più insistente era “quanto ci vorrà per costruire la scuola dei nostri sogni?”

Nonostante gli interrogativi si sono gettati con entusiasmo in questa avventura, fornendo al LAP tantissimo materiale sul quale lavorare.

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Con i ragazzi della primaria abbiamo fatto un primo incontro in cui ogni alunno ha potuto dire quello che volevano nella loro scuola.

La fantasia dei bambini ha iniziato a viaggiare e sono uscite tantissime idee, che alla fine erano un po’ le idee di tutti.

Con i ragazzi delle medie oltre a ragionare su cosa fosse indispensabile avere nella scuola, abbiamo allargato lo sguardo al territorio per capire cosa facessero nel loro tempo libero e dove. Inoltre abbiamo ragionato sulla localizzazione della nuova scuola, partendo dai terreni proposti dal Comune e dai cittadini, ed è emerso forse la scelta più semplice, immersa nella natura, con tanto spazio verde dove poter giocare. Sono stati i rappresentanti dei diversi tavoli a fare il report per unire le proposte di tutti.

Ai ragazzi più piccoli abbiamo chiesto di provare a rappresentare con le tecniche che preferivano la loro scuola, e quando si lascia dare libero sfogo alla loro fantasia unito all’instancabile sostegno delle insegnanti, si sa che possiamo aspettarci di tutto.

Ed ecco che è uscito fuori un mono variegato fatto di testi, anche in inglese o in rima, di disegni, anche dei bambini della scuola dell’infanzia, di plastici fatti con i materiali più disparati che addirittura si illuminano, fino ad arrivare alla lettera aperta indirizzata direttamente all’architetto progettista.

I bambini hanno quella capacità di stupirsi della cose meravigliose che vedono e allo stesso tempo produrre delle cose fantastiche con una semplicità e una naturalezza disarmanti. Quella stessa semplicità con cui, quando vado a ritirare i loro lavori, ti dicono grazie e aggiungono “Buon lavoro con la nuova scuola!” e senza saperlo ti consegnano tanta responsabilità, ma in fondo pensi che sei contenta di accettare questa sfida.