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La cooperazione va al governo

I nuovi inquilini del Ministero degli Affari Esteri non potevano sfuggire all’attenzione delle organizzazioni di cooperazione internazionale.La buona notizia è che la cooperazione ha trovato un suo rappresentate di rango…

I nuovi inquilini del Ministero degli Affari Esteri non potevano sfuggire all’attenzione delle organizzazioni di cooperazione internazionale.La buona notizia è che la cooperazione ha trovato un suo rappresentate di rango governativo: al Viceministro Lapo Pistelli è stata infatti affidata una delega ad hoc. Non è in discussione l’interesse del Ministro Bonino, che proprio in occasione della sua prima audizione parlamentare ha fatto riferimento alla necessità di difendere e rilanciare la cooperazione allo sviluppo.In gioco c’è la necessità di assicurare che le politiche di cooperazione possano contare sempre su autorevole punto di riferimento, che le sappiano curare e tutelare.ActionAid sostiene da tempo che è possibile avere una buona cooperazione quando è difesa da un Ministro dedicato; lo abbiamo fatto sulla base di una ricerca condotta insieme ai nostri colleghi di BOND.Avevamo accolto quindi con grande interesse la decisione del governo Monti di assegnare ad Andrea Riccardi proprio questo portafoglio; l’azione del Ministro   esercitata in un contesto normativo e di finanza pubblica incerti  ha portato a un’inversione di tendenza rispetto a quello che abbiamo visto negli ultimi anni: maggiore peso pubblico per i temi della cooperazione e ripresa delle risorse, nel frattempo calate a un modesto 0,13% della ricchezza nazionale. Da ricordare che proprio in occasione del Forum voluto dal Ministro Riccardi, il Presidente della Repubblica Napolitano ha voluto riferirsi alla cooperazione come un imperativo etico e un investimento critico.Era forte il timore che l’esigenza di costruire un esecutivo asciutto, in sintonia con la necessità di una rigorosa gestione della spesa pubblica, potesse portare a sacrificare il peso della cooperazione nelle scelte di governo del Paese.La nomina di un Viceministro per la cooperazione è la risposta migliore possibile in questo momento, messa fra l’atro subito alla prova. Infatti, proprio pochi giorni addietro, vista l’esigenza di fare cassa rapidamente (per finanziare la copertura dei debiti della Pubblica Amministrazione), è stata promossa una limatura dei fondi della cooperazione per circa 14 milioni nei prossimi 2 anni. E stata forse proprio la decisione di nominare un Viceministro per la cooperazione, insieme alla risposta delle organizzazioni non governative e all’azione dei Parlamentari (costituitisi in un Intergruppo dedicato), a creare le condizioni per il ritiro della proposta e la messa in sicurezza delle poche risorse a disposizione della cooperazione.