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La riforma della cooperazione finalmente si muove

Le anticipazioni del contenuto del disegno di legge governativo di riforma della legislazione che regola la cooperazione allo sviluppo parlano di un intervento di sostanza. Un test fondamentale è il…

Le anticipazioni del contenuto del disegno di legge governativo di riforma della legislazione che regola la cooperazione allo sviluppo parlano di un intervento di sostanza. Un test fondamentale è il peso che le politiche di cooperazione avranno nella compagine governativa; la risposta sembra venire a più livelli: la scelta di cambiare ragione sociale al Ministero, che dovrebbe diventare il Ministero per gli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; la presenza di un Vice Ministro che potrà partecipare alle riunioni di Governo che possano avere attinenza, diretta o indiretta, con le politiche di cooperazione; la programmazione sarà approvata dal Consiglio dei Ministri; un Comitato interministeriale guidato dal Presidente del Consiglio.Cambiamenti anche su altri fronti: la programmazione, con l’introduzione di un piano triennale che sarà il risultato della collaborazione dei diversi attori pubblici di cooperazione e che dovrà indicare le priorità geografiche e per i singoli Paesi; introduzione di previsioni in tema di coerenza delle politiche; creazione di un agenzia, dotata di autonomia di bilancio e il cui direttore verrà nominato dal Presidente del Consiglio. Qualche campanello di allarme già si fa sentire, specie per quelle previsioni che riguardano il ruolo del settore privato come soggetto di cooperazione e quelle che consentono il finanziamento di interventi all’estero di imprese italiane, gli obiettivi di cooperazione dei quali dovranno essere certamente oggetto di attento scrutinio.Anche il destino del fondo unico sembra naufragato e al suo posto potrebbe comparire una sorta di budget consolidato dove far confluire i numeri delle diverse amministrazioni. Quando il testo della riforma potrà essere finalmente oggetto di discussione pubblica, potremo confrontarci con Parlamento e Governo; ci sarà certamente del lavoro da fare per verificare la profondità di questi cambiamenti e la qualità della riforma nel suo complesso.