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Mariano, Gilda e i “socialmente pericolosi”dei Quartieri Spagnoli

Li definiscono a “rischio”. È vero, lo sono. Sei sempre a rischio se “nella vita vedi un solo binario”. È l’espressione che ha usato Mariano, un mese fa mentre si…

Li definiscono a "rischio". È vero, lo sono. Sei sempre a rischio se "nella vita vedi un solo binario". È l'espressione che ha usato Mariano, un mese fa mentre si era di fronte ad un piatto di carbonara, negli uffici di ActionAid.Mariano, abbandonato dal padre all'eta' di due anni, ci racconta di un passato burrascoso. Un iter quasi scontato che segna molti dei ragazzi che crescono e vivono nei Quartieri Spagnoli di Napoli. Poi a trentadue anni è uscito dalla pancia dei "bassi", lì ci vive ancora ma ha scoperto che si può fare altro, che ha le capacità di fare altro.L'anno scorso quando ActionAid e l'associazione "Socialmente pericolosi" guidata da Fabio Venditti hanno portato al Festival Giffoni il video documentario "A Cazzimma", Mariano e gli altri ragazzi napoletani sono stati accolti dai giurati del Festival, loro adolescenti e coetanei con urla e ovazioni. Hanno spiegato come si può lasciare la pistola e prendere al suo posto una telecamera, per raccontare ogni particolare di quello che si è vissuto.Il legame nato sul territorio con "Socialmente pericolosi" si è andato consolidando ancora di più. Tanto che quest'anno abbiamo deciso, in compagnia anche del direttore del Tg2 Marcello Masi, di tornare al Giffoni con "Le compagne di Gilda" che appunto Rai2 ha già mandato in onda tre volte.Gilda Di Biasi, che oggi nei Quartieri "non riesce a salirci", è da lì che viene. Si è lasciata alle spalle il clan Di Biasi, e un'infanzia passata vedendo sacchi neri dell'immondizia, gonfi di soldi, anziché sua madre. Oggi ogni vicolo al di là di Via Toledo è un brutto ricordo. Anche lei ha scelto di vedere un altro binario, e vivere un'altra vita da quella che la sua famiglia sembrava averle imposto. Le sue "compagne", nel documentario che mostriamo oggi al Giffoni, sono donne con vite segnate dalla criminalità, dagli abbandoni di mariti, padri e fratelli detenuti, o morti a causa della droga. Molte di loro hanno passato (o passano) la vita a "fare i servizi". A stirare e lavare i panni. A crescere figli, spesso da sole.Quest'anno ActionAid ha deciso di portare al Giffoni un tema sul quale siamo impegnati da anni, quello dei diritti delle donne. Di tutte le donne. Donne indiane, pachistane, bengalesi che sono le protagoniste del fenomeno dei matrimoni forzati del cortometraggio "OSA" di Stefania Rocca, realizzato con noi e che ha aperto il Festival. Ma anche le donne italiane, quelle di Reggio Calabria, quelle di Napoli. Storie vicine e lontane, ma comunque storie di disuguaglianze. Perché disuguali sono i rapporti di potere tra uomini e donne.