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Matti per il Rugby

Si sente spesso parlare di sport e di valori. Tra questi il più citato è l’integrazione.

Si sente spesso parlare di sport e di valori. Tra questi il più citato è l’integrazione. Se ne parla così di frequente che a qualcuno l’accostamento suona, ormai, retorico. In effetti, è possibile che si sia abusato del binomio sport e integrazione. Eppure continua a rimanere valido.

Non ci credete?

Allora, quest’estate, provate a fare un salto a Baradford, in Inghilterra. Dal 17 al 21 agosto 2015, infatti, si svolgerà la prima edizione del Mixed Ability Rugby World Tournament: un campionato del mondo speciale, nel quale si confronteranno squadre composte, in parte, da giocatori con ritardi cognitivi e disabilità psichiche.

Lo chiamano rugby integrato.

Alla manifestazione saranno presenti tre formazioni inglesi, una scozzese, una irlandese, due francesi, una slovena, una belga, una spagnola e una rumena (Argentina e Uruguay devono ancora confermare la loro presenza): per un totale di circa 400 partecipanti, divisi tra giocatori, educatori e delegati.

Ci sarà anche l’Italia. La nostra Nazionale sarà composta da giocatori del Chivasso Rugby Onlus, la prima realtà del nostro paese a promuovere l’idea dello sport integrato (nonché membro fondatore dell’ ARI Ability Rugby International), e degli Invictus di Prato.

I primi a farsi venire l’idea di mettere in piedi una squadra di rugby “mista” sono stati i gallesi.

I ragazzi del Llanelli Warriors RFC hanno giocato le loro prime due partite amichevoli nel 1995 contro i “gladiatori” dello Swansea. Da allora la squadra si allena ogni sabato mattina e ha macinato parecchi chilometri, in campo ma non solo: i Warriors sono stati in tour in Inghilterra, Scozia e Nuova Zelanda.

All’inizio sono state parecchie le perplessità sollevate intorno al progetto dello sport integrato. Molti osservatori erano preoccupati per la “violenza” degli scontri, inevitabile, in uno sport di contatto come il rugby.

Mischia e placcaggi apparivano come situazioni di gioco ingestibili per ragazzi disabili.

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Il coordinatore del Llanelli Warriors RFC, Gwilym Lewis, al contrario, spiega che “di solito scendiamo in campo con una squadra composta per metà da giocatori con disabilità. Quando si va in mischia la maggior parte del pack è formato da giocatori disabili con solo un paio di altri che gli danno indicazioni. Sebbene molte persone esprimano preoccupazione per il contatto, io faccio notare loro che il rugby è così popolare proprio per questo. Infatti, le persone amano scontrarsi. Abbiamo sperimentato che avere una squadra mista è la soluzione migliore per arrivare all'integrazione”.

Il modello dello sport integrato è diverso da quello paralimpico. Esso si fonda sull’interazione tra chi ha qualche forma di disabilità e chi non ne ha: educatori e allenatori non si limitano a dare delle direttive. Vivono in prima persona il gioco: stanno in campo, si confrontano e sudano al fianco dei ragazzi disabili.

Essere compagni, condividere la fatica e contendersi il pallone non può prescindere dall’integrazione che diviene così una componente naturale e necessaria del gioco, non più un semplice auspicio. Una squadra può vincere o essere sconfitta, ma, in entrambi i casi, lo fa insieme.

L’IMAS - International Mixed Ability Sports è un’impresa sociale che promuove lo sviluppo di progetti educativi e sportivi finalizzati all’inclusione sociale. Tra i suoi membri fondatori ci sono Mark Goodwin già manager dei Bumble Bees Barbarians, il più importante club di rugby integrato inglese, fondato nel 2009 e l’italiano Martino Corazza, vice presidente del Chivasso Rugby, ex giocatore e oggi allenatore qualificato.

L’IMAS lavora principalmente in Inghilterra ma, da tempo, tenta di diffondere lo sport integrato in tutta Europa.

Secondo i promotori di IMAS “lo sport integrato non ha a che fare con la classificazione in livelli di handicap e la separazione di giocatori in differenti categorie. Noi crediamo che ciò equivalga a concentrarsi su quello che le persone non possono fare! La facilitazione, il supporto e l’inclusione sono promossi da tutti, sul campo e fuori”.

Quello che conta è cosa puoi fare! Tutti abbiam dei limiti, quello che conta però non sono gli ostacoli ma il percorso corretto (e magari il più divertente) per superarli.

Il Campionato del Mondo di Bradford dovrebbe essere, nelle intenzioni degli organizzatori, il primo appuntamento di una manifestazione a cadenza biennale da ospitare in giro per il mondo. La cosa in Gran Bretagna è stata presa così sul serio che una delegazione di ragazzi dell’IMAS e stata ricevuta, lo scorso febbraio, dal ministro dello Sport e del Turismo Helen Grant.

Intanto i giocatori della nostra Nazionale hanno messo su una raccolta fondi per pagarsi la trasferta inglese. Proviamo ad aiutarli e chissà, magari tra due anni, la seconda edizione del Mixed Ability Rugby World Tournament potrebbe essere ospitata in Italia.

Non vi sembra una buona idea?