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Mutilazioni Genitali: rompere la cultura del silenzio

Il 6 febbraio il mondo dice no alle MGF. In Africa il fenomeno resiste: a rischio 3 milioni di donne e bambine ogni anno.Scondo le stime dell’OMS (Organizzazione Mondiale della…

Il 6 febbraio il mondo dice no alle MGF. In Africa il fenomeno resiste: a rischio 3 milioni di donne e bambine ogni anno.Scondo le stime dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sono 140 milioni le ragazze e le donne che hanno subito la pratica delle mutilazioni genitali femminili nel mondo (MGF). Una pratica che rappresenta una grave violazione dei diritti umani oltre che una manifestazione della disuguaglianza di genere e di discriminazione sociale. Secondo l'UNICEF, tre milioni di ragazze sono a rischio ogni anno e se non ci sarà una riduzione di tale pratica, il numero delle ragazze mutilate ogni anno rischia di crescere dai 3,6 milioni del 2013 ai 6,6 milioni entro il 2050.Un fenomeno che oggi interessa anche gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia e la stessa Europa; sebbene i dati sulla sua diffusione nei paesi europei non siano noti, il Parlamento europeo stima che siano circa 500.000 le donne e le ragazze che convivono con le mutilazioni.Nonostante alcuni progressi ottenuti e nonostante sia formalmente illegale’in molti paesi africani, le MGF rimangono una pratica comune in vaste regioni dell’Africa occidentale, orientale e nord-orientale, soprattutto sulle bambine tra 4 e 12 anni di età; una pratica tradizionale, indissolubilmente legata alla cultura locale che vede nella mutilazione, una sorta di rito di passaggio all’essere donna o un requisito essenziale per il matrimonio.In Ghana, la diffusione di questa pratica lesiva tra le ragazze in età tra i 15 e i 19 anni si attesta intorno al 2%, un quarto di quello che era 30 anni fa. Risultato anche dell’approvazione, nel 1994 di una legge che criminalizza qualsiasi tipo di mutilazione genitale (FGM Law Act 484) e che punisce i colpevoli con un minimo di tre anni di carcere. Per questo, chi nel paese vuole sottoprre le proprie figlie a infibulazione, deve passare il confine. James Kusi Boama, Upper East Regional Programe Manager di ActionAid Ghana, racconta che molte famiglie ghanesi, temendo di essere punite dalla legge, che vieta le mutilazioni, "costringono le loro figlie a passare il confine con il Togo e il Burkina Faso, che hanno leggi meno punitive, per poi riportarle nel paese". Per combattere contro questo fenomeno prosegue James Boama -  ActionAid sta collaborando sia con le ONG locali ma anche con le associazioni dei paesi limitrofi. E con COMBAT (Community Based Anti-Violence Teams), una struttura di comunità locali, formata dal corpo di polizia sulla normativa riguardante la violenza domestica, che aiuta le ONG a monitorare evidenziare nuovi casi".In Uganda, le mutilazioni sono di fatto illegali e perseguite dalla legge, ma le normative non stringenti hanno consentito che il fenomeno sia portato avanti in modo clandestino: se prima le bambine subivano le mutilazioni anche con rituali di celebrazioni pubblici, ora le famiglie agiscono in piena clandestinità.  Molte ragazze vengono trascinate nei confinanti Kenya e Tanzania dove la cultura del silenzio è talmente pervasiva che le MGF non vengono denunciate alla polizia.In Etiopia, il lavoro di ActionAid si concentra sulla creazione di gruppi organizzati di donne, ma vengono portate avanti anche attività con i leader religiosi e tradizionali, che giocano un ruolo fondamentale nel plasmare il comportamento e l'atteggiamento delle comunità. Sulla sponda del fiume Wabe, nella regione dell Oromia, vive una comunità chiamata Woredube; una comunità tristemente nota nella regione per la forma brutale di mutilazione genitale femminile che viene praticata al suo interno: l’infibulazione. Secondo la tradizione della comunità, una volta superato il settimo compleanno, tutte le bambine sono tenute a sottoporvisi. Tradizione vuole che anche le donne adulte vengano sottoposte a ripetute infibulazioni, ogni qual volta i rispettivi mariti stanno lontano da casa per qualche tempo, essenzialmente al fine di controllarne il corpo e la sessualità. Questa pratica ha costretto generazioni e generazioni di donne e ragazze della comunità ad una vita di agonia, in termini fisici ma anche psicologici. Un destino segnato dal sommarsi degli effetti immediati e di lungo termine della pratica dalle emorragie al dolore acuto durante la cerimonia, alle infezioni che possono subentrare, alle difficoltà nello svolgere un qualsiasi lavoro provocate dalla cicatrice, fino alla conseguenza più estrema, la morte.Riconoscendo la gravità del problema, ActionAid sta realizzando, a Seru, attività che mirano a sradicare tali pratiche dalla comunità: come workshop di sensibilizzazione, organizzazione di Women Watch Groups (WWGs) composti da donne, giovani e leader religiosi; organizzazione di momenti di discussione comunitari; promozione di eventi per mettere al bando le mutilazioni genitali femminili. Un processo lento di sensibilizzazione che però sta portando alcuni frutti. Sono le donne e le ragazze che in prima persona iniziano ad attivarsi e ad opporsi alla tradizione, segnalando i singoli casi ai Watch Groups del villaggio vicino ed arrivando ad interpellare gli organi giudiziari del Woreda (è un livello intermedio della suddivisione amministrativa dello stato etiope, superiore al Kebele, NdR), presso cui chi compie queste pratiche viene processato e incarcerato, oltre ad essere oggetto di stigmatizzazione sociale.