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Non si smette mai di inseguire un sogno (ovale)

Fare squadra, affrontare e superare le difficoltà: in uno sport come il rugby sono elementi essenziali.

La notte del 6 aprile 2009 gli abitanti della città dell’Aquila e della sua la provincia furono svegliati da una terribile scossa di terremoto. Le vite di migliaia di persone rimasero in sospeso per quaranta, lunghissimi, secondi. Alcune di quelle vite furono interrotte: il sisma provocò 309 vittime.

Tra loro due ragazzi, due rugbisti, Lorenzo Sebastiani e Riccardo Giannangeli. Lorenzo aveva ventuno anni, Riccardo trent’uno. Militavano rispettivamente nell’Aquila Rugby e nell’ASD Gran Sasso Rugby.

La storia di quel terribile evento, oggi, a distanza di sette anni non è solo un racconto di dolore e commozione, è soprattutto una storia di resistenza, ostinazione e rinascita.

Fare squadra? Sostenersi? Affrontare e superare le difficoltà, insieme. In campo, in uno sport come il rugby, sono elementi essenziali, indispensabili. La notte del 6 aprile quelle idee, quel sistema di valori, contribuirono a rimettere in piedi una comunità.

Lorenzo Cavallo co-allenatore dell’Aquila Rugby, dopo aver messo in salvo la sua famiglia, si recò presso l’Ospedale Civile San Salvatore: la struttura aveva retto ma i danni erano tali da far presagire, in caso di nuove scosse, un crollo. Bisognava fare qualcosa, portare fuori i malati, gli allettati, e bisognava farlo in fretta. Cavallo pensò subito ai suoi giocatori. Ne raggiunse alcuni con un sms – se stai bene tu e i tuoi familiari vieni all’ospedale c’è bisogno di te -. Quelli tra loro che disponevano di mezzi per raggiungere l’ospedale, non si tirarono indietro.

Alle cinque e trenta del mattino arrivò il primo, Carlo Cerasoli. Poi Antonio Fidanza, pilone italo sudafricano, Lorenzo Bocchino, Ollie Hodge seconda linea, Stefano Varella ala. Ai rugbisti si unirono alcuni giovani universitari. La squadra portò in salvo gran parte dei degenti, senza barelle o lettighe, non c’è n’erano. I malati furono avvolti nelle lenzuola e portati in braccio all’aperto, in attesa dei soccorsi ufficiali.

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Dopo ore di lavoro, verso le undici del mattino, la squadra aveva vinto la sua “partita”.

Alla paura e alle lacrime può seguire spesso la rassegnazione. Eppure è necessario ricominciare, almeno tentare. L’Abruzzo l’ha fatto. Per rialzarsi però sono indispensabili strumenti adeguati.

L’ASD Gran Sasso Rugby e la sua presidentessa Lorenza Micheli hanno scelto di finanziare, in collaborazione con l’associazione 180Amici, l’intervento di un’equipe di Psicologi per i popoli, in modo da approntare un sistema di sostegno per tutti i cittadini colpiti dal terremoto. Il progetto ha permesso ai medici di raggiungere tendopoli e campi autogestiti per fornire assistenza psicologica a quanti ne avevano bisogno.

Entrambe le società hanno lavorato negli anni della ricostruzione, tra mille difficoltà, anche economiche, al ripristino dei rispettivi impianti sportivi: luoghi di socializzazione e importantissimi punti di riferimento per l’intero territorio. Lo sport si è rivelato un fondamentale veicolo di solidarietà e vicinanza per una comunità che oltre alle difficoltà materiali ha dovuto fare i conti con la parziale dissoluzione del suo tessuto sociale.

Oggi quando L'Aquila Rugby e la Gran Sasso Rugby si ritrovano in campo, da avversarie, lo fanno per disputare il Trofeo Riccardo Giannangeli, la cui prima edizione si è disputata il 22 dicembre 2013. La memoria di un rugbista si onora giocando.

La Federazione Italiana Rugby ha intitolato un ramo dell’Accademia Federale Under-18, presso il centro sportivo delle Fiamme Oro a Roma, alla memoria di Lorenzo Sebastiani. Non sono mancati, poi, i riconoscimenti a livello internazionale. L’International Rugby Board ha, infatti, conferito all’Aquila Rugby il premio IRB Spirit of Rugby Award per l’impegno e il coraggio dimostrati durante i drammatici giorni del terremoto.

L’impegno sociale delle formazioni rugbistiche abruzzesi non si è mai spento, tanto che la Gran Sasso Rugby è, ancora oggi, al fianco di ActionAid per promuovere e sostenere i nostri progetti di solidarietà in più di quaranta paesi nel mondo.