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Sbalordita dalle condizioni del servizio sanitario in Uganda

Mi trovo in missione a Deep, nella parte rurale orientale di Busoga. Sono al lavoro, ma non riesco a scrollarmi di dosso un mal di testa e dolori al corpo…

Mi trovo in missione a Deep, nella parte rurale orientale di Busoga. Sono al lavoro, ma non riesco a scrollarmi di dosso un mal di testa e dolori al corpo che mi tormentano da diversi giorni. Ho bisogno di qualcuno che mi controlli, ma il mio medico non ha un ambulatorio in questa zona. Quindi, torno nella mia stanza, prendo un antidolorifico e cerco di dormire per attenuare il dolore. Passano 6 ore, ma il dolore è ancora lì e la mia pancia inizia a brontolare.  Non sono sicura di cosa si tratti: o sono malata o sono i sintomi della fame che mi affligge, visto che non ho cenato ieri sera.Comunque devo assolutamente completare il mio lavoro entro la settimana, prima di ritornare a Kampala, decido di restare e raggiungere il centro sanitario più vicino per avere assistenza medica. Sono le 09:00 del mattino.Dato che ActionAid si sta concentrando sul miglioramento della governance nella fornitura di servizi sociali come i servizi sanitari, colgo l'occasione per valutare lo stato di uno dei centri di salute a Busiki che rientra nel programma locale sul diritto alla salute.Arrivo al Namutumba Health Center e trovo una coda di gente che attende pazientemente. Chiedo al giovane alla reception di vedere un medico, lui mi indica subito una porta di fronte. Busso ed entro. Un'infermiera seduta a una ruvida scrivania compila un modulo mentre le chiedo di vedere un medico e le spiego come mi sento. Lei ascolta disinteressata e mi dice di aspettare lì mentre esce dalla stanza senza salutare.Mentre aspetto, scruto la stanza. Sono in piedi in quanto non c'è nessuna sedia. La camera, come il resto del centro, non viene pulita da molto tempo. In un angolo accanto al tavolo dell’infermiera c’è un piccolo lavabo, vicino c’è una tanica di cinque litri con l'acqua che gocciola in terra. Diversi poster appesi alle pareti spiegano come diagnosticare e gestire alcune malattie, sono sporchi e hanno ragnatele negli angoli.Proprio in quel momento l'infermiera torna indietro e mi porge alcuni farmaci contro la malaria! Le ripeto che ho bisogno di vedere un medico per fare alcuni controlli, perché non è sicuro che abbia la malaria, nonostante i miei sintomi. Lei con tono annoiato mi dice che il medico della clinica non è ancora disponibile e nemmeno l'assistente di laboratorio e, inoltre, ho bisogno di compilare un libretto sanitario per fare i controlli. Così scrivo nel libretto quello che mi è successo riguardo alla mia salute, dalla nascita fino ad oggi. Proprio in quel momento un altro operatore sanitario riferisce all’infermiera che un paziente ha la tubercolosi (TB) e mi rendo conto di quanto io sia ignorante riguardo ad alcune malattie. Il mio pensiero va subito alla possibilità di contrarre la Tubercolosi se resto ancora lì!Ma proprio mentre sto considerando di andarmene via alla svelta, l'infermiera ritorna con il mio libretto, ci scarabocchia qualcosa dentro e mi invita ad aspettare la prossima visita. Mi siedo alla reception e aspetto E aspetto. Non c'è ancora nessuno in laboratorio. Guardo come il giovane alla reception, impassibile, continua a registrare le persone che vengono a cercare aiuto medico dicendo loro di aspettare.Hanno tutti in mano un libretto e verrebbe da chiedersi se questo è un ambulatorio o una scuola per adulti! Mentre la sala si riempie, noto che la maggior parte dei pazienti sono donne con i bambini appesi alle loro spalle cascanti o attaccati a seni ormai senza vita. Sono le prime ore del mattino, ma la maggior parte delle persone è già distrutta, abiti sbiaditi, a piedi nudi o in scarpe rotte, sono piuttosto esausti, stanchi dalla malattia.Quando vediamo alcuni operatori che vanno e vengo in su e in giù, tutti ci destiamo dal torpore, ad aspettare il nostro turno, con un’aria speranzosa sul volto. Ma non è chiaro chi è un operatore o un paziente, perché pochissimi indossano le uniformi.Dopo alcuni minuti, qualcuno mi invita ad entrare nella stanza/laboratorio. Mi ritengo tutto sommato fortunata l’operatore mi chiede di nuovo che cosa mi affligge e io con pazienza gli descrivo di nuovo tutto. Lui mi dice che può fare solo un test di malaria (obbligatorio) e niente altro. Faccio il test. Dopo pochi minuti mi dichiara che non ho la malaria e se voglio chiedere altri test devo pagare. Perché Chiedo. Mi dice che i kit per gli altri test sono forniti da altri centri sanitari o da privati poiché questo centro non li ha. E aggiunge che c’è una direttiva che obbliga di fare solo alcuni test, come la malaria e l'HIV. Tutti gli altri sono esclusi!Così decido di andarmene e, per qualche sconosciuta ragione, mi sento decisamente meglio. Ma non riesco a scrollarmi di dosso l'odore di povertà e le facce di disperazione dei pazienti e la rassegnazione degli operatori sanitari di quel centro di salute. L'ambiente è decisamente deprimente.Supponiamo che io abbia un problema più grave e sia un residente che non ha soldi per ottenere una migliore assistenza medica - dove altro dovrei andare È questo lo stato di tutti i servizi sanitari del paese’E comunque una fortuna che, nonostante la sporcizia, il centro, costruito durante il passato regime, si trovi ancora in buone condizioni e può accogliere molti pazienti. Se solo si potesse ammodernare con una buona attrezzatura e personale medico qualificato per offrire servizi sanitari più adeguati’Ritorno in ufficio più determinata e pronta a trovare nuove strategie su come coinvolgere l’intero quartiere per risolvere questo problema! Sono sbalordita, ma impassibile.