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Scampia

Periferia Nord di Napoli, Scampia.Le Vele sono di un colore indefinito, segnate in modo evidente dalla storia del Rione. Rappresentano l’impietosa evoluzione di quello che si sognava potesse diventare un…

Periferia Nord di Napoli, Scampia.Le Vele sono di un colore indefinito, segnate in modo evidente dalla storia del Rione. Rappresentano l’impietosa evoluzione di quello che si sognava potesse diventare un vanto architettonico all’insegna dell’integrazione e si è invece trasformato in un racconto di disagi che domina le cronache e caratterizza un quartiere. Le Vele appunto, un triangolo di cemento che custodisce segreti e misfatti, la fotografia più emblematica di una zona attraversata dalle difficoltà. La criminalità, raccontano, qui la fa da padrone.Noi ci lasciamo alle spalle quei palazzi che parlano da soli per andare ad abbracciare chi prova quotidianamente a cancellare l’equazione Scampia uguale Camorra.Si chiama Gianni Maddaloni, ha una palestra, la Star Judo Club che ha cresciuto una famiglia di campioni (un olimpionico, Pino, oro a Sydney 2000), ma ha soprattutto tolto tanti ragazzi dalla strada. E la Scampia che ci abbraccia ha il volto sorridente delle persone che ti scrutano curiose, ammirate, orgogliose. La macchina ci lascia davanti alla palestra, pitturata di un bel giallo, colorata dalla passione e dall’afflato della gente. Imbandierata, con l’elegante semplicità di chi ha voglia di raccontarsi, di farsi scoprire; rende subito l’immagine di un posto sano, che vive di spontaneità, che antepone la passione ai problemi e alle pericolose degenerazioni che attentano la genuinità che invece sai cogliere da una stretta di mano, da un abbraccio, da un attestato di stima.Ho scoperto questa realtà in un caldo sabato di metà aprile, raccogliendo proprio l’invito di Giovanni Maddaloni, che della sua Palestra ha fatto un simbolo d'impegno sociale, di inclusione, di aggregazione. E di sport modello di vita, sì, proprio come lo slogan che si fregia di veicolare per l’Italia, argomentando con enfasi il suo impegno. Diventerà un film, nella realtà è già leggenda e non solo italiana. La sua storia mi aveva colpito, avevo colto un segnale d'inequivocabile forza morale dietro quella ferrea volontà di non piegarsi al cospetto delle difficoltà economiche e dietro quel suo ostinato proposito di continuare ad alimentare la tradizione di un posto dove si fa sport, vero, ma soprattutto dove la vita vince la prevaricazione, l’emarginazione, il ricorso sistematico alla criminalità. Una bolletta della luce, insoluta, da 2 mila euro ha rischiato di far saltare il banco, di far chiudere i battenti. Poi è partita la gara della solidarietà, dell’unione che fa la forza, un motto che per lui è un codice d’onore.Sono sceso in campo anch'io per aiutarlo, con una donazione personale, perché ho deciso che la mia indennità da Presidente del CONI andrà totalmente ad appannaggio di associazioni sportive impegnate nel sociale. E quale migliore punto di partenza se non quello di Maddaloni a Scampia, per contribuire a mandare avanti questo virtuoso meccanismo dove l’attività agonistica è davvero sinonimo di un riscatto capace di trionfare su ogni tipo di avversità. Perché anche la sua palestra comunica, ed è un linguaggio semplice, diretto, vincente. Ci sono coppe, medaglie, gigantografie ovunque, poster dei campioni, attestati di ogni tipo. Maddaloni mi ha fatto scoprire gli angoli reconditi del suo impegno, mi ha detto che insegna a rispettare le regole’, prima ancora della tecnica, anche se sul tatami fanno sul serio. Un’esibizione improvvisata, tanti applausi, i flash che immortalano ogni attimo della giornata, un caleidoscopio ammaliante. Mi sono anche ritrovato vestito da judoka, cintura nera ad honorem’, per le foto di rito. Una sensazione di partecipazione avvolgente, che è diventata ancora più intensa quando ho scoperto che la palestra fa da ponte anche per sviluppare progetti come quello della Lega Italiana per la Lotta ai Tumori. Ci sono i fiori e anche le arance: da Catania ne sono arrivati 100 chili per alimentare la raccolta fondi. Di questo incredibile gruppo fanno parte anche i bambini con disabilità intellettive, i ragazzi che provengono dal carcere minorile, i genitori. Una grande famiglia allargata, dove vige il tutti per uno, uno per tutti. Senza distinzioni, senza privilegi.Il bagno di folla ci ha accompagnato ovunque, anche quando ci siamo spostati a piedi alla Scuola Elementare Montale per la firma del Protocollo Più scuola, più sport, uguale vita’. C’era ancora Maddaloni a lanciare il suo messaggio sociale, per ribadire l’importanza dello sport come strumento da contrapporre alle piaghe sociali, come mezzo per affrancare un rione dal pregiudizio. Valore in cui credo profondamente e di cui organizzazioni come ActionAid ne fanno il proprio cardine per combattere l’esclusione sociale giorno dopo giorno. Il tepore del sole primaverile ci ha infine scortato alla caserma Boscariello: una parte dell’imponente struttura militare ormai in dismissione - che si snoda nel cuore del quartiere da trasformare nella cittadella dello sport, ideale per sviluppare il progetto di Maddaloni. Per strada, nel tragitto da Viale della Resistenza a Via Miano, in un punto lontano, tra le carcasse di motorini abbandonati e la vegetazione incolta, abbiamo visto bambini che giocavano a pallone, che correvano dietro il sogno di diventare campioni.Vogliamo toglierli dalla strada e farli crescere qui’, è il refrain di Maddaloni. Venti mila quadri dove costruire quattro palestre, una ludoteca, alcuni campi di calcetto, uno di bocce: Scampia, la Scampia di Maddaloni ci crede. E questo mi rende orgoglioso. Perché il messaggio abbraccia il riscatto della società, della gente, offre una prospettiva nuova ai bambini: fare attività fisica, allontanando esempi negativi e distorti, cancellando il retaggio del passato. Il futuro si specchia nella diffusione di sani principi didattici, etici ed educativi. E questa, la vittoria morale, la medaglia più bella dello sport italiano.