Sicurezza Alimentare Globale. A Roma si negozia l’agenda.

In occasione della giornata mondiale sull’alimentazione, la FAO ha scelto di parlare della relazione tra cambiamento climatico, agricoltura e sicurezza alimentare. Quella tra agricoltura e cambiamento climatico è una complessa relazione di tipo ecologico e politico. La variabilità climatica incide sulla produzione agricola che a sua volta causa tra l’11% e il 15% delle emissioni  globali, cifra che raggiunge il 30% se consideriamo il cambiamento di destinazione di uso dei suoli, incluso la deforestazione guidata dall’espansione agricola per la produzione di cibo, mangimi e carburanti.  Allo stesso tempo, gli effetti del cambiamento climatico sulla produttività agricola, in particolare nelle aree tropicali, saranno devastanti. Se prendiamo ad esempio l’Africa Sub-Sahariana, si prevede che le zone aride e semi-aride passeranno dagli attuali 60 ai 90 milioni di ettari, mentre nell’Africa meridionale i raccolti delle coltivazioni irrigate solo dalla pioggia potrebbero ridursi del 50% entro il 2020 rispetto a venti anni prima. Inoltre, l’intensificarsi di eventi meteorologici estremi, associati ai cambiamenti climatici come, ad esempio, alluvioni, cicloni, siccità comprometteranno l’accesso a risorse fondamentali per il sostentamento  delle comunità locali: acqua, infrastrutture di base ed input agricoli.  L’industrializzazione della produzione agricola e alimentare, responsabile di questa situazione, rappresenta ormai  un rischio enorme per la salute, l’ambiente e le condizioni di via di milioni di produttori di cibo su piccola scala. 

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Per questo - afferma il movimento globale per la sovranità alimentare - è necessario superare il modello industriale costruendo sistemi alimentari locali, nuovi legami tra ambiente urbano e rurale, modelli di produzione agro-ecologica e politiche pubbliche che mettano al centro i protagonisti della produzione global alimentare: i piccoli produttori, artigiani, contadini rurali e urbani, pastori, popoli indigeni.

Questi temi sono stati al centro dell’agenda di lavoro della società civile globale (riunita nel meccanismo della società civile – CSM) impegnata nell’incontro annuale del Comitato per Sicurezza alimentare globale (CFS),  che ogni anno si riunisce alla FAO per negoziare, discutere e definire le priorità e gli indirizzi della governance sulla sicurezza alimentare globale. Si tratta di un organismo intergovernativo dove, a differenza di altri fora globali, la società civile, in tutta la sua ricca articolazione, è ammessa a pieno titolo come attore di questa governance, potendo negoziare i temi che di volta in volta caratterizzano l’agenda dei lavori.

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Tra le priorità dell’agenda del CFS ci sono le politiche a sostegno dei piccoli agricoltori che, proprio grazie all’instancabile lavoro di pressione svolto negli anni  dai movimenti sociali, dalle organizzazioni di piccoli produttori (come la Via Campesina)  e dalla società civile, tra cui anche ActionAid, hanno assunto l’importanza che meritano  nel quadro delle politiche di sicurezza alimentare. Tra i più importanti risultati dei negoziati del CFS degli ultimi anni vi sono, ad esempio, le Direttive Volontarie per una Governance Responsabile dei Regimi di Proprietà Applicabili alla Terra, alla Pesca e alle Foreste nel Contesto della Sicurezza Alimentare Nazionale (VGGT), un importante strumento per promuovere politiche di accesso alla terra che garantiscano i diritti delle comunità locali. In occasione della 43esima sessione del CFS, il meccanismo della società civile ha presentato la sintesi dei risultati di un’ampia consultazione condotta  a livello globale tra i piccoli produttori e le organizzazioni della società civile sull’utilizzo e l’implementazione di importanti linee guida.

Oltre all’accesso alla terra, un altro tema fondamentale per le politiche di sicurezza alimentare e sviluppo agricolo è quello dell’accesso al mercato per i piccoli produttori. Un  tema oggetto di raccomandazioni da parte del CFS di quest’anno e rispetto al quale la società civile ha prodotto una guida analitica utilissima per fornire gli strumenti necessari a comprendere meglio la tematica, identificando le priorità delle politiche di sostegno.

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Un altro tema importante al quale è stata dedicata una sessione speciale del CFS della scorsa settimana è quello dei processi di urbanizzazione e dei loro impatti sulla trasformazione delle aree rurali. E’ ormai urgente superare la dicotomia urbano/rurale che ha caratterizzato lo sviluppo urbano e le politiche rurali fino ad oggi, in cui le città si sono espanse a spese delle aree rurali, non solo in termini spaziali, ma anche  politici, economici, sociali ambientali. Da questo punto di vista, la società civile ha chiesto l’adozione di una visione che superi questa contrapposizione essendo capace di guardare al territorio nel suo insieme.  Da questo punto di vista, le politiche del cibo a livello urbano possono contribuire in modo fondamentale non solo a garantire a chi vive in città l’accesso a un cibo sano e sostenibile, ma sostenendo attraverso le politiche alimentari lo sviluppo sostenibile dei territori rurali che, nel caso di grandi città come Milano, fanno parte del territorio metropolitano.

Non è un  caso, proprio nei giorni precedenti alla riunione del Comitato per la Sicurezza alimentare globale, sempre alla FAO, che i sindaci di oltre cento città hanno firmato il patto delle città per il cibo, promosso da Comune di Milano  lo scorso anno come legacy politica delle città rispetto a EXPO 2015. I sindaci si sono riuniti per confrontarsi sulle buone pratiche che stanno portando avanti in materia di politiche e programmi sul cibo a livello urbano e peri-urbano.

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