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Sostenibilità dei biocarburanti: debole segnale dal Parlamento europeo

Lo scorso 11 luglio la Commissione ambiente del Parlamento europeo ha espresso il suo parere riguardo alla proposta di modifica delle direttive sui biocarburanti  (RED e FQD) pubblicata a ottobre del 2012.…

Lo scorso 11 luglio la Commissione ambiente del Parlamento europeo ha espresso il suo parere riguardo alla proposta di modifica delle direttive sui biocarburanti  (RED e FQD) pubblicata a ottobre del 2012. Tra gli elementi più rilevanti di tale proposta, c’era l’introduzione di un limite del 5% sulla produzione di biocarburanti tramite l'utilizzo di fonti agroalimentari di prima generazione. L’intervento della Commissione intendeva dare una risposta, parziale, a due problemi fondamentali che caratterizzano la politica europea sui biocarburanti: 1) i biocarburanti provocano impatti negativi sulla sicurezza alimentare:  infatti la domanda agro-energetica contribuisce in modo determinante al rialzo dei prezzi del cibo e allo sfruttamento della terra  con conseguenze devastanti sulle fasce di popolazione più povere dei Paesi in via di sviluppo. 2) le emissioni di gas ad effetto serra prodotti dai biocarburanti di prima generazione in realtà non permettono di raggiungere un adeguato livello di risparmio di emissioni, come richiesto dai criteri di sostenibilità ambientali previsti dalle Direttive. Infatti, il livello di emissioni aumenterebbe ancora di più se nel conteggio, oltre alle emissioni dirette (dal campo al serbatoio) includessimo quelle indirette (ILUC), ovvero l’aumento complessivo delle superfici coltivate per poter soddisfare la crescente domanda di produzione agricola per fini energetici.Se anche queste emissioni venissero conteggiate, e al momento non lo sono, il biodiesel europeo (che rappresenta circa l’80% del biocarburante consumato nel vecchio continente) non sarebbe considerato sostenibile, perché attualmente viene realizzato ricorrendo a prodotti agricoli come la colza, la soia e l’olio di palma che registrano un livello di emissioni indirette molto alto.A partire dal marzo scorso, la proposta della commissione è in discussione sia nel Consiglio che nel Parlamento europeo. Quest’ultimo lo scorso 11 luglio, attraverso la Commissione ambiente (ENVI), ha espresso il suo parere che si va a sommare a quello della Commissione industria ed energia (ITRE), che si è espressa lo scorso 20 Giugno. Purtroppo, i pareri di queste due commissioni non sono stati in grado di migliorare la proposta della Commissione. Certo,  tra i due ci sono delle differenze sostanziali. La Commissione Industria Energia, ad esempio, ha scelto una linea del tutto sbilanciata verso la tutela degli investitori proponendo  di alzare il limite  al 6,5%, escludendo ILUC anche dal mero reporting proposto dalla  Commissione europea (ovvero lo conteggiamo, ma non lo mettiamo nei criteri di sostenibilità). La Commissione ambiente, dal canto suo, non è andata oltre un 5,5% di limite includendo però oltre ai biocarburanti ricavati da prodotti agroalimentari anche quelli che utilizzano terra (energy crops), confermando il reporting sulle emissioni indirette e prevedendo il loro conteggio nei criteri di sostenibilità a partire dal 2020. Insomma un miglioramento rispetto a ITRE ma un segnale ancora insufficiente rispetto alla necessità di  garantire la sostenibilità ambientale e sociale della politica europea sui biocarburanti.Adesso sarà il turno della plenaria dove è importante che la proposta delle Commissioni venga migliorata. Infatti, è fondamentale che il Parlamento mandi un segnale forte, necessario per bilanciare un Consiglio europeo che non solo è lontanissimo dal trovare un accordo, ma dove praticamente tutti i Paesi membri, compresa l’Italia, non voglio nessun limite ai biocarburanti di prima generazione e vedono come un fastidioso fumo negli occhi la questione delle emissioni indirette. La posizione presa dentro al Parlamento non è purtroppo all’altezza delle aspettative, per questo è importante sollecitare tutti nostri Parlamentari europei perché prendano una direzione univoca verso la risoluzione del problema.Non è infatti possibile che le istituzioni europee e i governi nazionali continuino a rimandare questa importante decisione per poter risolvere i gravi problemi di sostenibilità dei biocarburanti provocati dalle prime direttive nel 2009. È necessario un segnale politico forte che ponga i Paesi di fronte alla responsabilità dei danni sociali, ambientali e dei costi economici (circa dieci miliardi di euro l’anno in sussidi) di una politica che fa acqua da tutte e parti. Non è accettabile che i Paesi e le istituzioni europee continuino a nascondersi dietro a tecnicismi e tatticismi che non portano da nessuna parte se non a un completo stallo del processo di revisione e/o purtroppo ad un suo fallimento.