Scorri la pagina

#terrabruciata.

Nell’area della Riserva naturale di Ndiaël, un’azienda italiana vuole ottenere il controllo di una superficie pari a 20.000 ettari (poco meno dell’intera Provincia di Milano)!

Immaginatevi mentre vi preparate per andare al lavoro: è una mattina come le altre, avete un sacco di impegni per la giornata, scendente in strada e, arrivati alla vostra auto, scoprite che qualcuno l’ha rinchiusa in un recinto di filo spinato e non potete in alcun modo raggiungerla. Oppure, provate a immaginarvi mentre accompagnate i vostri figli al parco sotto casa, siete sereni e i bambini non vedono l’ora di giocare, ma scoprite che, nottetempo, qualcuno ha scavato un profondo fossato intorno allo scivolo, all’altalena e al cavallino a molla impedendone di fatto l’utilizzo. Cosa fareste?

Adesso provate a immaginare se al posto della vostra automobile o dello scivolo preferito da vostro figlio, dietro a quel recinto o a quel fossato ci fosse la terra, la vostra terra. Quella terra che garantisce, ogni giorno, sostentamento per la vostra famiglia. Cosa fareste?

E la stessa domanda che si sono posti Rougui Sow - e le altre 9.000 persone come lui - quando una mattina, uscendo da casa, hanno scoperto che qualcuno si era impossessato dei loro orti, delle loro fonti d’acqua, dei loro prati dove pascolavano il bestiame, senza alcun preavviso, senza che nessuno avesse mai chiesto loro il permesso.Si scrive land grabbing ma si legge «rapine di terra» quello che sta accadendo in Senegal e in decine di altri Paesi nel Sud del mondo.

In sostanza parliamo di acquisizione forzata d’immense porzioni di terreno agricolo dove aziende e governi complici ci guadagnano, a scapito di chi, quelle terre, le vive da sempre come Rougui. Nell’area della Riserva naturale di Ndiaël, per esempio, un’azienda italiana vuole ottenere il controllo di una superficie pari a 20.000 ettari (poco meno dell’intera Provincia di Milano), che rappresenta il 3,8% della superficie agricola coltivabile del Paese!

«Tutto quello che abbiamo lo dobbiamo a questa terra» ci dice la gente che, prima dell’arrivo dell’azienda Tampieri, non osava nemmeno torcere nemmeno una foglia agli alberi. Vai a spiegare alle ruspe straniere che sono già passate sopra agli alberi e alle coltivazioni che, per queste persone, la terra è sacra e va rispettata.La popolazione ha anche provato a ribellarsi. L’opposizione al progetto è stata così dura da lasciare morti e feriti a insanguinare quella terra che volevano difendere. Niente è servito, le ruspe non si sono fermate, insensibili alle numerose proteste. Per questo motivo ActionAid ha deciso di schierarsi accanto a Rougui e agli altri insorti, nella battaglia in difesa dei loro diritti.

L’appuntamento è per lunedì prossimo, 3 marzo, al Cineclub Detour di Roma, per il lancio dell’appello urgente #terrabruciata - Senegal, senza terra non c’è vita  - a cui hanno già aderito diverse organizzazioni da tutto il mondo - per chiedere a Giovanni Tampieri, Amministratore delegato dell’omonimo gruppo, di rinunciare a un investimento che sta causando tante sofferenze.

All’evento interverranno alcuni rappresentanti dei 37 villaggi coinvolti, per fornire la loro testimonianza e per dire a nome di tutto il distretto di Ndiaël: questa è la nostra terra!