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Un messaggio che arriva da lontano!

Quanta strada percorre una lettera e quanto tempo trascorre prima che arrivi qui da me?

L’attesa di quella busta che arriva da lontano, il profumo dei pastelli, quel nome che ti riporta alla sua prima foto ricevuta ed eccolo il suo disegno: il messaggio di Mushda!

Chissà quanta strada ha percorso questa lettera, quante persone l’avranno presa tra le mani, quanto tempo è trascorso prima che arrivasse qui da me?

Lavoro in ActionAid da alcuni anni e ho avuto la fortuna di poter visitare il Senegal per incontrare le comunità in cui siamo presenti. In quell'occasione ho partecipato al momento della raccolta dei messaggi che i bambini scrivono per i propri sostenitori.

Ho riscontrato di persona tutto il lavoro che c’è dietro a questo gesto che, visto da qui, sembra la cosa più semplice del mondo.

I colleghi della sede locale, due volte l’anno, organizzano una giornata speciale per fare in modo di coinvolgere i bambini in attività divertenti e, con l’occasione, raccogliere i messaggi da spedire ai sostenitori. Centinaia di bambini in festa e due operatori impegnati a raccogliere più informazioni possibili su ognuno di loro!

Mi adopero subito per dare una mano e davvero non immaginavo quanto potesse essere difficile attirare la loro attenzione, stimolarli a raccontare qualcosa della loro loro vita, dei loro progressi, perché quello che vogliono fare in quel momento è soltanto giocare, correre e svagarsi in due ore sono riuscita ad incontrare solo 12 bambini su 300! Tutto questo nella prima comunità che ho visto, ma ancora molte altre ne dovevamo visitare prima del tramonto.

Prendo la borsa contenente i preziosi messaggi e proseguiamo verso un’altra comunità.

Mi rendo conto che alcune zone sono davvero difficili da raggiungere, le strade per arrivare nelle aree rurali sono dissestate e a tratti non asfaltate, ogni volta ci impieghiamo due ore, di sobbalzi in auto a causa delle innumerevoli buche, per spostarci da un villaggio all’altro.

Durante il viaggio mi informano che una delle comunità è situata su un arcipelago di isolette sulla foce di un fiume. Lasciamo quindi l’auto e troviamo sulla riva una piccola imbarcazione ad attenderci. Intanto il sole rovente è ancora alto e la stanchezza aumenta. Impiegheremo circa un’ora di navigazione per arrivare a Niodior.

A metà percorso la barca si ferma, il motore è morto. Intorno a noi soltanto acqua e mangrovie. Non c’è campo telefonico per chiamare i soccorsi. E ora, che faremo?!!

Per fortuna in alcuni minuti il guasto viene riparato. Gli operatori sorridono di fronte alla mia preoccupazione e mi fanno sapere che quando non è possibile effettuare la riparazione a bordo l’unica soluzione è remare! Arriviamo a destinazione e veniamo accolti con canti e danze. L’emozione è unica e spazza via ogni fatica.

Ma ora ricominciamo il lavoro, proseguiamo nel nostro compito: altri bimbi da ascoltare e da coinvolgere, altri messaggi da trascrivere, facendo attenzione a non commettere errori. Siamo al termine di questa giornata e penso ai bambini che non siamo riusciti ad incontrare, perché non erano presenti alla giornata organizzata anche per loro. Dovremo tornare. Rimane ancora un’area da visitare domani, Kedougou, una comunità a molte ore di distanza, attraverseremo una foresta, sperando che non si fermi l’auto, perché nemmeno lì c’è campo e animali feroci potrebbero assalirci...

Ora sono stanca, torno nella mia stanza, sempre con la mia borsa sotto il braccio, piena di colori e racconti, da spedire in Italia da lì a poco, consapevole più che mai di quanto quelle pagine siano preziose, dopo tutti gli ostacoli e le difficoltà superate.

Me ne ricorderò, quando riceverò il prossimo messaggio della mia Mushda!