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Una realtà che mi ha aperto gli occhi

Oggi è il 16 ottobre, la Giornata mondiale dell’Alimentazione. Ogni anno centinaia di organizzazioni come la nostra in tutto il mondo si uniscono per dare voce a uno dei problemi…

Oggi è il 16 ottobre, la Giornata mondiale dell’Alimentazione. Ogni anno centinaia di organizzazioni come la nostra in tutto il mondo si uniscono per dare voce a uno dei problemi più drammatici che caratterizzano la storia moderna: la mancanza di cibo.In occasione di questa giornata la mia mente è tornata al mio recente viaggio in Mozambico, dove ho visitato alcune delle comunità che ActionAid sostiene attraverso l’adozione a distanza.Il Mozambico è uno degli stati più poveri al mondo, dove l’aspettativa di vita non supera i 48 anni. Un terzo dei suoi ventiquattro milioni di abitanti soffre della mancanza di cibo e quasi la metà dei bambini al di sotto dei 5 anni è gravemente malnutrito. Condizioni che provocano un rallentamento, se non una interruzione, dello sviluppo e il deperimento dell’organismo.Qui ho avuto modo di vedere con i miei occhi le cause più profonde del problema e ho capito cosa fa ActionAid, tutti i giorni, per porre fine a fame e ingiustizie.Sono atterrato a Maputo dopo un lungo scalo in Etiopia e il primo impatto con la città è stato fortissimo: non sapevo bene cosa aspettarmi, dato che per me era la prima volta in uno stato africano, e non ero quindi pronto a ciò che avrei visto. La città, benché sia la capitale, era molto trascurata, le strade piene di buche, sporche, i palazzi portano ancora i segni della guerra civile che si è conclusa nel 1992.Insieme al mio collega di ActionAid Mozambico mi sono diretto in macchina verso una delle comunità che sosteniamo, a 40 Km fuori dalla città nel distretto di Marracuene. Basta allontanarsi di poco da Maputo e il paesaggio cambia radicalmente: dai palazzi maltenuti si passa a strade sterrate, parzialmente in costruzione, con tanti piccoli villaggi ai lati. Una volta arrivati nella struttura dove avremmo alloggiato, ho scoperto che si trattava di un orfanotrofio.Attualmente ci sono circa 200 bambini e ragazzi, dai più piccoli fino ai 18 anni. Molti sono rimasti orfani a causa delle inondazioni nel 2000, altri invece sono stati abbandonati dai loro genitori. E in quest’occasione che una volontaria della struttura, Daniela, mi ha raccontato la storia di una delle bambine che ormai vive lì da anni: era stata lasciata in fasce davanti al cancello d’ingresso, in seguito alle visite mediche hanno scoperto che era sieropositiva. Probabilmente, per questo motivo i genitori l’hanno abbandonata, sapendo di averle trasmesso il virus dell’HIV non potevano, o non volevano, farsi carico della sua salute. E una storia molto triste che purtroppo si ripete molto spesso: in Mozambico l’11,5%  della popolazione ha contratto l’HIV.Poco dopo il nostro arrivo ci siamo recati alla sede dell’UNAC, una delle organizzazioni con le quali implementiamo i programmi di sviluppo nell’area di Marracuene. L’UNAC, Unia Nacional de Camponeses, è il movimento nazionale degli agricoltori del Mozambico che opera sull’intero territorio nazionale dal 1987. Oggi conta 35.000 membri suddivisi in oltre 1.200 cooperative ed associazioni.Il nostro lavoro a sostegno dei contadini è quindi molto importante per assicurare a quante più persone possibili l’accesso a un’alimentazione migliore, più sana e regolare. L’estensione territoriale dello stato presenta quasi quarantasette milioni di acri di terra che però, a causa della cattiva gestione da parte delle autorità, sia a  livello nazionale sia delle singole municipalità, non sono sfruttati e solo un quarto di questi territori è utilizzato per culture di piccola scala, a sostentamento dei nuclei famigliari.Ma questo non è l’unico problema: il Mozambico è il terzo stato africano maggiormente colpito dai fenomeni meteorologici, tra cui pericolosi periodi di secca, cicloni e inondazioni. Tutti questi fattori influiscono pesantemente sulla capacità dei contadini di provvedere all’alimentazione della propria famiglia.Ma non deve essere per forza così. Noi possiamo, e dobbiamo, attivarci per cambiare le cose: questa responsabilità spetta tanto a chi vive in Mozambico quanto a noi, anche se a migliaia di chilometri di distanza.Durante questo viaggio ho visto come le nostre attività aiutano le persone in difficoltà e insegnano come sfruttare al meglio le risorse a disposizione per trarne il maggior vantaggio possibile. Ho conosciuto il piccolo Ignacio di dieci anni e la sua famiglia, composta di altri cinque fratelli e sorelle e la madre che, ormai separata dal marito deve badare a tutti da sola.La madre di Ignacio fa parte di una cooperativa agricola di donne che sosteniamo, e il suo ruolo nel gruppo è cresciuto con il tempo fino a diventare responsabile della produzione. Poiché membro di questo gruppo partecipa a diverse attività non direttamente collegate all’agricoltura ma che hanno l’obiettivo di aumentare il suo benessere e quello dei suoi bambini, per esempio segue regolarmente incontri di sensibilizzazione sulla salute, corsi di alfabetizzazione per adulti e lo studio delle leggi che riguardano il diritto alla terra e i diritti delle donne.La storia della famiglia di Ignacio è solo una tra le tante, ma pensate che grazie al contributo di molti sostenitori oggi ActionAid in Mozambico è in grado di stare a fianco di oltre 200.000 persone attraverso i programmi di sostegno all’agricoltura e sicurezza alimentare. Questo vuol dire che 53.000 bambini non soffrono più la fame.Al termine della visita nella comunità di Marracuene siamo tornati a Maputo, dove mi attendeva il volo di ritorno in Italia. Il lungo viaggio mi ha dato l’occasione di ripensare ai giorni trascorsi. Ora so cosa i miei colleghi devono affrontare ogni giorno: la corruzione e la disorganizzazione statale, le difficoltà ambientali, la mancanza d’informazioni e consapevolezza, le malattie.Pensare di risolvere tutti questi problemi sembra impossibile. Ma questo significa smettere di provarci No. Vuol dire che bisogna impegnarsi ancora di più, che quello che facciamo non è abbastanza e abbiamo bisogno di crescere, di arrivare in altre aree del Mozambico e nel mondo per aiutare tutte quelle famiglie che ancora oggi non hanno il diritto di cambiare.Sono realtà lontane che non tutti hanno la possibilità di conoscere, ma questo non vuol dire che non possiamo dare una mano anche da qui. Per questo oggi, in occasione della Giornata Internazionale dell’Alimentazione, vi chiedo di fermarvi a riflettere, nella speranza che anche voi siate i portavoce della lotta contro la fame.E ricordate che anche il più piccolo contributo può fare la differenza!