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Vi racconto come sono sopravvissuto a Ebola

Phillip Ireland è uno specialista di medicina d’urgenza presso il JFK Medical Centre di Monrovia, la capitale della Liberia. Ho parlato con lui della sua esperienza di malato di Ebola…

Phillip Ireland è uno specialista di medicina d'urgenza presso il JFK Medical Centre di Monrovia, la capitale della Liberia. Ho parlato con lui della sua esperienza di malato di Ebola e di cosa significhi provare sulla propria pelle la stigmatizzazione sociale che accompagna chi contrae il virus.Dr. Ireland, ci racconti la sua esperienza durante la malattia’Spesso chi sopravvive a Ebola non è in grado di ricordare molto di ciò che accade durante la malattia. Io riesco a ricordare la maggior parte degli eventi. Tutto ha avuto inizio il 24 luglio.Ho accusato i primi sintomi mentre stavo partecipando a una riunione di lavoro. Avevo un terribile mal di testa. Era così forte che mi sembrava di vedere delle luci, qualcosa di simile a fulmini. Ho subito lasciato la riunione e sono andato in ambulatorio. Mi sono misurato la temperatura e quando ho visto che era molto alta ho subito pensato di avere contratto il virus Ebola. Lo sapevo, perché avevo in cura due miei colleghi che sono poi morti di Ebola.Quando sono tornato a casa, ho detto alla mia famiglia di abbandonare immediatamente la nostra abitazione e andare a casa di un parente, per evitare ogni contatto con me.Come ha reagito la sua famiglia’Mia madre ha deciso di restare con me e si è attrezzata per prevenire il contagio. Io mi sono chiuso in camera da letto, mentre la mia famiglia si preparava a lasciare la casa. Ricordo che la mia figlia più piccola - Precious, di sette anni - è venuta a cercarmi e ha aperto la porta della mia stanza. Voleva sapere cosa era successo a suo padre, perché era stato rinchiuso in stanza. Vedere mia figlia sulla soglia della porta e avere la consapevolezza di poterla esporre al contagio, è stato il momento più terribile di tutta l'esperienza di malato di Ebola. Le ho detto che papà era malato. Poi urlato con tutto il fiato che avevo in corpo, per chiamare qualcuno che venisse a portarla via subito.Che cosa è successo dopo’La cura è iniziata a casa. Non c'erano posti liberi in nessuno dei centri di trattamento di Ebola allestiti in giro per la città. Mi nutrivo con alimenti ad alto contenuto di antiossidanti come noci e foglie di Moringa. Poi una sera le mie condizioni sono peggiorate drasticamente: stavo perdendo i sensi, stavo morendo. Mia madre è riuscita a chiamare un'ambulanza che mi ha portato al centro di trattamento di Ebola più vicino. Quando sono arrivato ero svenuto.Come è stata l’esperienza al centro di trattamento’Era come essere faccia a faccia con la morte ogni istante. Intorno a me gli altri pazienti morivano. C’erano alcuni dei migliori medici che abbiamo in Liberia a occuparsi di noi, ma purtroppo, potevano fare poco per la maggior parte dei malati. Noi pazienti restavamo in isolamento per molto tempo. Trascorrevamo anche 12 ore senza vedere nessuno. E durante quei terribili momenti di solitudine ricordo di aver visto tante persone morire.Come ci si sente ad avere Ebola’Ebola è una malattia devastante. Ti debilita in modo umiliante. Prosciuga completamente le energie. Ricordo che la seconda notte nel centro, ho avuto un violentissimo attacco di diarrea e vomito. Tutti pensavano che stessi per morire. Durante il decorso della malattia ho sviluppato tutti i tipi di complicazioni. Neuropatia periferica, intorpidimento, formicolio e sensazioni di bruciore a  piedi e mani. Ho avuto la faringite e la polmonite. Poi nausea e attacchi di singhiozzo terribile. A un certo punto praticamente singhiozzavo ogni volta che prendevo fianto. Non riuscivo più a respirare.Che fine hanno fatto gli altri pazienti che erano al centro’Una notte ho perso un caro collega. Giaceva accanto a me nel reparto di isolamento. É morto durante il periodo di isolamento di 12 ore, che vi raccontavo prima. Ho passato la notte disteso accanto al suo cadavere. Mi sentivo malissimo. Chiamavo aiuto con le forze che mi rimanevano. Sono passati momenti interminabili prima che qualcuno rispondesse alle mie invocazioni. Poi sono arrivati degli inservienti e subito dopo aver accertato la sua morte se ne sono andati. Un'altra angosciante attesa ed è arrivato il team specializzato per la rimozione del corpo. Un’esperienza drammatica, sconvolgente. Un altro dei miei colleghi, anche lui medico, è stato portato al centro di trattamento mentre ero lì. Saperlo ha aumentato il senso di impotenza, rassegnazione e tristezza.Come è riuscito a sconfiggere Ebola’Nonostante tutte le complicazioni cliniche non ho mai avuto emorragie. Questo in generale è un segnale molto buono. Aspettavo che l’emorragia si verificasse un momento dopo l’altro, perché quando pensiamo a Ebola, automaticamente prefiguriamo l’arrivo delle perdite di sangue. Il fatto che non succedesse nulla era confortante per me. Dopo il terzo giorno nel centro di trattamento ho iniziato a sentirmi un po meglio. Riuscivo a camminare.Quando è stato dimesso’Dopo 14 giorni nel centro specialistico, sono stato dimesso. Ricordo che c’era tantissima gente ad aspettarmi. I miei famigliari piangevano emozionati, festeggiavano, battevano le mani felici, ma nessuno mi veniva incontro. Si tenevano a distanza di sicurezza. E più io mi avvicinavo, più loro si ritraevano, continuando però a festeggiarmi. E questo balletto è durato anche quando sono rientrato a casa, con gli amici che venivano a trovarmi. Tutti stavano distanti. Ma li capisco, io per primo non volevo essere la causa di contagio. E ora, a ripensarci, riesco quasi a vedere un lato comico in queste scene.Quanto tempo ci è voluto perché la gente non avesse più timore a stare con te’Lincubo di Ebola è lontano da due mesi e mezzo ora. Dopo il mio ritorno a casa penso sia passato probabilmente un mese di quarantena involontaria. Poi i miei figli per primi hanno rotto ogni indugio e mi hanno abbracciato. Ora nessuno in famiglia teme il contagio. A essere sinceri però, devo ammettere che ci sono un paio di persone che sono ancora un po nervose a vedermi intorno.Ora il dottor Phillip Ireland si è unito ai nostri gruppi di attivisti, per distribuire beni di prima necessità ai sopravvissuti meno fortunati di lui. Sono tanti quelli che hanno perso tutto.Anche tu puoi aiutarci a sostenere le persone le cui vite sono state devastate dal virus. Dona ora!