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Viaggio in Guatemala, tra bambini, problemi e soluzioni

Con l’adozione a distanza possiamo aiutare tantissimi bambini!

Sono rientrata alcune settimane fa da un viaggio in Guatemala, ma il ricordo di quei giorni è ancora vivo nei mie occhi e nel mio cuore. Perché, si sa, ogni volta che visiti un paese, una parte di te rimane lì, con i bambini che hai incontrato, le donne che hai intervistato, i colleghi che ti hanno aiutato, i colori, i cibi e la musica di un posto lontano.L'isolamento rende invisibili: uno dei primi villaggi che ho visitato si trova nel distretto di Sololà, in una zona montuosa del paese. Per raggiungerlo anche il nostro fuoristrada fa fatica in alcuni tratti. Pochi chilometri percorsi in molte ore, tra fango, buche, curve a strapiombo sulla foresta e, a un certo punto, ti domandi: "E se dovesse capitare qualcosa? Se la macchina dovesse fermarsi?". E oltre a pensare a te stesso, pensi alle persone che lì ci abitano. La maggior parte non possiede una macchina, né un altro mezzo di trasporto.

Ci dicono che passa un pulmino una volta al giorno, a causa delle strade troppo dissestate. Per questo motivo incontriamo mamme con i loro bambini sulle spalle e contadini con le zappe in mano che camminano sul ciglio della strada per raggiungere il campo o casa. Il governo cosa fa per queste comunità Una semplice strada darebbe la possibilità a un bambino di frequentare la scuola secondaria, a una donna di arrivare al più presto in un centro sanitario, a un papà di vendere le verdure del suo orto. Questo isolamento rende le persone invisibili agli occhi di tutti, come se non esistessero per il resto del mondo.Regaliamo momenti speciali: I bambini che vivono in posti così remoti hanno davvero poche occasioni di incontrare gente diversa, di fare cose diverse da quelle di tutti i giorni: andare a scuola, aiutare i genitori, giocare per strada. Noi di ActionAid e Vivamos Mejor (il nostro partner locale) lavoriamo con le famiglie per aiutarle a portare avanti diversi progetti: organizziamo corsi di formazione sulle moderne tecniche di coltivazione, favoriamo l’accesso all’acqua potabile ristrutturando i pozzi delle comunità, promuoviamo il diritto allo studio dei bambini.

Ma oggi è un giorno speciale, dedicato esclusivamente ai bambini del villaggio. I ragazzi di Vivamos Mejor sono fantastici: hanno preparato tutto alla perfezione, hanno allestito un palcoscenico e indossato i costumi di scena, pronti per lo spettacolo dedicato soprattutto ai più piccoli, ma al quale partecipa tutta la comunità. L’argomento del giorno è l’alimentazione sana e quindi ecco che arrivano sulla scena i protagonisti: due bambini, uno che compra solo i famosissimi chicharrones (frittelle che si vendono in baracchini di fortuna allestiti ai bordi delle strade), e un altro che con la mamma va al mercato a comprare frutta e verdura. La recita finisce con il primo che si ammala e viene portato in ospedale, imparando così che mangiare bene ti fa stare meglio. I bambini si sono divertiti tanto e noi con loro, nel vedere i sorrisi, le battute che si scambiavano, gli applausi sinceri.

La giornata è poi continuata nella scuola dove i bimbi hanno disegnato il messaggio per i propri sostenitori in Italia, riproducendo in qualche modo quello che avevano imparato. Poi si sono messi tutti in fila con la loro scodella in mano per ricevere il pasto che le mamme avevano preparato (Vivamos Mejor ha consegnato la spesa alle mamme che, con orgoglio, hanno cucinato per tutti). Alcuni prendevano il cibo e andavano via. "Perché non rimangono a mangiare con noi?" - ho chiesto a una collega che mi ha spiegato: "Vanno a casa per condividere quello che hanno nel piatto con la loro famiglia. Non è tanto, ma non capita spesso di mangiare pollo e il primo pensiero è quello di condividerlo con i fratellini". Una lezione per tutti.

Ci conosciamo meglio: sono in un paese dove la lingua ufficiale è lo spagnolo che comprendo abbastanza bene, quindi, quale occasione migliore per conoscere meglio i bambini, scambiando due chiacchiere con loro E così, al momento della raccolta dei messaggi, quando hanno finito di disegnare e gli operatori hanno iniziato a intervistarli per completare il pacchetto da spedire ai sostenitori, anch’io mi siedo vicino a loro con penna in mano e chiedo ai bimbi se vogliono venire anche da me. Si forma subito una fila di bambini col proprio foglio in mano. Ma l’impresa non è poi così facile come credevo.

Non sono abituati a parlare di sé e quando chiedo "Cosa fai nel tempo libero?" mi guardano spiazzati e non per timidezza, ma perché per loro il tempo libero è stare per strada con gli amici, nel weekend vanno al fiume con la mamma a lavare i panni della settimana o camminano per chilometri per andare al mercato a comprare delle verdure. Più ascolto e più mi si stringe il cuore sorrido per nascondere il senso di tristezza, mentre rifletto su quello che mi raccontano con naturalezza. Nel loro tempo libero non giocano, non sognano, ma aiutano i genitori nelle varie faccende domestiche.Il Guatemala è tanto altro: avrei così tante altre cose da raccontare. Il Guatemala è un paese davvero difficile, la sua storia, i recenti accordi di pace, la discriminazione nei confronti dei nativi, il narcotraffico, l’immigrazione clandestina verso il Messico per arrivare negli Stati Uniti, la piccola criminalità nelle strade, le grandi multinazionali che privano i contadini delle loro terre per sfruttarle in coltivazioni intensive di canna o banane. Non dobbiamo chiudere gli occhi o far finta che tutto questa non stia succedendo proprio adesso.

Ognuno di noi può fare qualcosa.Ritorno a Milano: arrivo a Malpensa dopo un viaggio di circa 15 ore. Sono stravolta e ovviamente felicissima di rivedere i miei figli che mi aspettano all’uscita. Tutti emozionati mi abbracciano e non posso trattenere le lacrime. Lacrime di gioia, perché non è stato facile stare lontana da loro per tanti giorni. Ma sento che sono lacrime anche di amarezza, che tornano ai bambini del Guatemala, che forse non rivedrò mai più e per i quali vorrei tanto un destino diverso. Ma poi penso a quello che faccio tutti i giorni nel mio ufficio di Milano, il mio impegno è tutto per loro, per chi vive in situazioni dove la dignità e il rispetto dei diritti sembra non esistere. E spiego tutto questo anche ai miei figli, che già sanno cosa succede in altre parti del mondo e capiscono l’importanza di aiutare i bambini che sono meno fortunati di loro.

Con l’adozione a distanza per esempio, possiamo aiutare tantissimi bambini, basta poco, un piccolo gesto. Fatelo anche voi!