Su un vecchio televisore, posto in fondo alla stanza, scorrono le notizie sulla Siria. Il volume è disattivato, ma lo schermo mostra file e file di corpi: gli ultimi caduti di questa guerra che sta dilaniando la Siria.Yara (il nome è di fantasia per garantire l'anonimato) mi spiega che ha lasciato i suoi genitori e il fratello quando è scappata dalla Siria. Lei non può permettersi di chiamarli e soltanto guardando il telegiornale può capire ciò che sta accadendo nella zona da cui è venuta.Nel modo in cui Yara ci accoglie nella sua casa ho provato un senso di "normalità". A differenza di molte altre famiglie siriane che vivono in rifugi di fortuna o edifici in disuso, questa famiglia ha una 'vera' casa. Ma mentre entro in salotto mi accorgo che non è occupata solo dalla sua famiglia. Infatti, la stanza è piena di bambini. Mi dicono che convivono due famiglie, per un totale di 14 persone.Yara è fuggita  dalla crisi siriana insieme al marito e ai suoi sei figli. Sono arrivati nella valle della Bekaa in Libano, dove ora vivono con il fratello di suo marito e la sua famiglia. Il marito di Yara non riesce a trovare lavoro per permettersi di vivere in una casa tutta per loro.Chiedo a Yara com'era la sua vita in Siria."E' stato disastroso. Non vi sono più servizi, nessun lavoro. Siamo rimasti bloccati per molto tempo in casa, non potevamo uscire! I bombardamenti avvenivano a meno di 100 metri dalla nostra casa. Avevo paura ogni volta che mio marito andava fuori per cercare lavoro o per andare alla moschea. Ogni volta non sapevo se sarebbe tornato’".Il fratello di Yara e la cognata sono arrivati in Libano già nel marzo 2011, non appena iniziato il conflitto. Yara e il marito si sono uniti a loro solo pochi mesi fa. Chiedo loro cosa li ha spinti a prendere la decisione di lasciare la Siria."Negli ultimi quattro mesi in Siria, mio marito non riusciva a trovare lavoro. Mi sono così depressa... tanto da ammalarmi. E dalla paura abbiamo deciso che dovevamo andare via. Io potevo gestire l'improvvisa condizione di povertà, ma lo stress e la continua paura che potesse succedere qualcosa a mio marito e ai miei figli era insopportabile".Il viso di Yara è pallido e tirato mentre ricorda quei momenti, come se avesse tutto il peso del mondo sulle proprie spalle. Ha solo 30 anni, ma ha sofferto più negli ultimi due anni che nella maggior parte della sua vita.Cerco di spostare la nostra conversazione ad altro argomento chiedendole se ha progetti per il futuro, ma quando le chiedo che cosa spera di fare, lei mi parla ancora del passato."Vorrei che le cose tornassero alla normalità, per poter cancellare il i terribili ricordi dalla mente di tutte le persone. Abbiamo dovuto affrontare orrori indescrivibili per due lunghi anni e ora siamo di fronte ad un terzo anno di guerra. Sto disperatamente cercando di chiudere le ferite dentro al mio cuore. Spero di trovare finalmente un po' di tranquillità".L'incontro con Yara mi ha fatto capire che, oltre al sostegno materiale necessario per aiutare i rifugiati siriani a ricostruire le loro vite in Libano, vi è un urgente bisogno di sostegno emotivo per aiutarli a elaborare e dimenticare le loro terribili esperienze durante il conflitto. La gente ha vissuto per molto tempo in un paese devastato dalla guerra, molti di loro hanno perso le persone che amavano e sono stati testimoni di orrori inimmaginabili.ActionAid organizzerà le sessioni di supporto di gruppo per i rifugiati. Vi aggiornerò presto...