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Oggi il Ruanda è un paese completamente diverso che ha saputo rinascere e ricostruirsi un’identità.

«Vent’anni fa qui era tutto diverso» ci racconta Prossy, la nostra collega di ActionAid Ruanda. E in effetti lo conferma anche un modo di dire molto diffuso fra chi viaggia spesso in questo piccolo paese africano: se sbatti le ciglia due volte vedrai una costruzione che prima non c’era.

Sono passati quasi 25 anni dal genocidio che ha distrutto una nazione e centinaia di migliaia di vite umane ma oggi il Ruanda è un paese completamente diverso che ha certamente saputo rinascere e ricostruirsi un’identità. Oggi non ci sono più le divisioni etniche fra hutu, tutsi e twa, all’epoca scritte addirittura sui documenti di riconoscimento, ma una sola popolazione unita e con pari diritti.

Il Ruanda Reconcilition Barometer del 2015 evidenzia come il 96,6% dei ruandesi sia convinto che oggi il Paese sia guidato da valori che li riconciliano fra loro. Un risultato incredibile se paragonato al poco tempo trascorso dal genocidio e, a livello mondiale.

In ogni comunità che abbiamo visitato abbiamo visto con i nostri occhi l’orgoglio e il desiderio di migliorare la propria vita che traspare dai volti e nelle parole delle moltissime persone incontrate. Nel distretto di Nyanza dal 2005 esiste una cooperativa costituita da donne, molte di loro hanno subito violenza domestica. Per raggiungerle e incontrarle ci infiliamo in un piccolo bananeto che poco dopo schiude una vista su un prato in cui campeggia un maestoso albero. Sotto le sue fronde una volta alla settimana una trentina di donne si incontrano per discutere fra loro. Insieme ridono e chiacchierano: una situazione inimmaginabile 15 anni fa, affermano le protagoniste. Spesso quando le donne sono oppresse dalle famiglie e dalle loro comunità vedono poche speranze. Ma quando si uniscono gli sforzi, iniziano a sostenersi a vicenda e a lavorare insieme, grandi cose diventano possibili.

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Il gruppo è molto curioso di conoscerci e di raccontarsi. «Guarda. Guarda tu stesso» ci dice Rebecca mentre ci mostra due foto. «In questa avevo 38 anni. Ma sembrava ne avessi 20 in più. Questa foto è stata scattata prima di incontrare ActionAid e prima che la mia vita cambiasse. Prima l’unica cosa che facevo era svegliarmi la mattina presto, intorno alle 5, e dopo aver preparato i bambini per la scuola continuavo con le faccende domestiche come lavare i piatti, cercare legna da ardere o tagliare l’erba per le mucche. Dopo cucinavo il pranzo per i bambini e nel pomeriggio continuavo con le faccende di casa e andavo a prendere l’acqua facendo non poca strada a piedi. Non avevo certo una cameriera, quindi rientrata a casa dovevo anche preparare la cena per tutti. Alle dieci di sera crollavo esausta dalla fatica. Prima stavo tutta la giornata da sola e i pochi guadagni dipendevano solo dal lavoro di mio marito che gestiva in tutto e per tutto le entrate famigliari. Ma le cose sono cambiate dopo aver seguito i training di ActionAid: oggi esco di casa, lavoro insieme a mio marito nei nostri campi alla mattina e dopo pranzo capita spesso che ci incontriamo con le altre donne della cooperativa. Parliamo, programmiamo e condividiamo le spese e i nostri risparmi. Poi ho anche del tempo per riposarmi prima di iniziare a preparare la cena. E mio marito oggi mi rispetta».

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Molte di loro - ci raccontano - avevano perso la speranza di poter cambiare la loro vita. Si sentivano schiacciate dalla situazione pesante e opprimente che vivevano. Quasi tutte subivano da anni situazioni estremamente difficili e non sapevano paradossalmente di subire abusi solo perché vivevano isolate. Per loro era quotidiana normalità.

La prima cosa fatta da ActionAid è stata quindi quella di dare 10 mucche alla cooperativa e organizzare corsi su come coltivare la terra ottimizzando la resa dei terreni. Con i primi soldi guadagnati hanno costituito un gruppo di risparmio per decidere come investire i guadagni. Hanno così iniziato a essere non solo consapevoli dei propri diritti ma anche economicamente indipendenti, a veder riconosciuto un ruolo in famiglia e a divenire un esempio per molte altre donne dei loro villaggi. Il cambiamento ha generato altro cambiamento: anche i mariti hanno partecipato a incontri specifici, hanno quindi iniziato a capire gli sbagli fatti e a rispettare le mogli e le figlie modificando il loro comportamento. Quando chiediamo se e come è cambiata la vita anche dei loro figli la risposta è unanime e non tarda ad arrivare. La differenza maggiore la vedono soprattutto nelle loro figlie che oggi sanno di avere gli stessi diritti dei ragazzi: sanno di poter studiare e di pretendere di essere trattare con rispetto e pari dignità.

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