Fin sopra il tetto d’Africa

Ventinove donne alla conquista del Kilimanjaro

In Africa, pur esistendo politiche e leggi a tutela dei diritti delle donne alla terra, l’implementazione è troppo spesso debole o del tutto inesistente.

I piccoli agricoltori, la maggior parte dei quali sono proprio donne, producono quasi l’80% del cibo del continente.

Eppure, nonostante questo contributo vitale, la maggior parte di loro non ha garantiti i diritti alla terra e alle risorse naturali. Per questo motivo nel 2017 le rappresentanti delle contadine africane hanno presentato la “Carta dei principi e delle richieste per i diritti delle donne alla terra” sia all’Unione africana sia ai rispettivi governi nazionali e successivamente, in collaborazione con la Commissione economica per l’Africa delle Nazioni Unite, anche alla Commissione per lo status delle donne di New York.

Già nel 2012 le donne provenienti da quattro paesi dell’Africa orientale e meridionale si erano incontrate in Tanzania per discutere delle richieste da portare alle istituzioni e da lì era nata l’idea di organizzare anche un momento a forte impatto simbolico. In questi anni ActionAid ha catalizzato una massiccia mobilitazione di oltre 18.000 donne che è poi culminata a fine 2016 - in concomitanza con la Giornata internazionale delle donne rurali, fissata dalle Nazioni Unite il 15 ottobre - quando in 500, provenienti da 22 paesi, si sono riunite alle pendici del Kilimanjaro per proclamare la “Carta dei principi e delle richieste per i diritti delle donne alla terra”. Forti di questo desiderio un gruppo di loro è riuscita a scalare il Kilimanjaro, raggiungendo l’agognata vetta, Uhuru Peak,che con i suoi 5.895 metri è la cima più alta di tutta l’Africa. E forse non è un caso che il suo nome, in swahili, significhi proprio libertà.

A volte scalare una montagna è più facile che cambiare regole ancestrali.