Fotografia etica 

Simone_Donati_Fotografo_750

La fotografia è stata per me sin dall’inizio uno strumento di relazione e ricerca su temi, luoghi e situazioni che muovevano la mia curiosità, permettendomi di esprimere idee e sensazioni che non avrei saputo raccontare in altro modo. Nella ricerca personale e nel lavoro ho focalizzato il mio interesse sul paese in cui vivo: l’Italia. Nel documentare la società e le sue trasformazioni ho lavorato molto utilizzando il paesaggio, ma, sin da subito l’elemento umano è stato uno dei miei soggetti privilegiati. Ho raccontato la società italiana nelle sue manifestazioni più “pop” così come l’Italia minore dei paesi dell’entroterra meridionale.

Non ho mai lavorato nascondendo la mia macchina fotografica o facendo fotografie di nascosto, in qualsiasi situazione è per me fondamentale che i soggetti che fotografo siano consapevoli della mia presenza, di cosa sto facendo e perché lo sto facendo. Come spesso accade ci si trova anche a dover raccontare situazioni particolarmente delicate che mettono alla prova il nostro ruolo, contestualmente di testimone, osservatore e narratore. Cito a proposito il lavoro svolto dal collettivo TerraProject per il quotidiano La Repubblica che ci commissionò la documentazione del dopo terremoto in Centro Italia nell’agosto del 2016. Una commissione particolare che ci dava la possibilità di seguire quattro storie per un intero anno. Avere il tempo per poter instaurare delle relazioni e un rapporto più empatico con i soggetti e le loro storie, entrare nelle case, nella loro quotidianità in un momento così particolare, ci dava la possibilità di documentare le loro situazioni evitando una fotografia “urlata” e sensazionalista. Potevamo approfondire e analizzare le diverse sfaccettature di ciò che andavamo raccontando. Non nascondo che questo lavoro ci ha fatto molto riflettere sul nostro ruolo da un punto di vista etico.

Non esiste di certo un decalogo o delle regole per realizzare delle immagini “etiche” ma penso che l’unica regola fondamentale sia l’onestà e il rispetto del soggetto e della situazione in cui ci si trova a lavorare. Come autori è giusto che si sia responsabili delle immagini che produciamo e che mostriamo. Da questo punto di vista credo sia, inoltre, molto importante avere consapevolezza del contesto e dell’uso che di queste immagini verrà fatto. Quello che si instaura con i soggetti ritratti è un patto tacito di fiducia in cui entrambi si è lì per uno scopo comune e in cui noi, in qualità di fotografi, ci si debba sentire sempre responsabili, durante il lavoro così come dopo, dell’utilizzo che di quel materiale verrà fatto.

Nel fotogiornalismo le questioni etiche sono sempre state al centro del dibattito, per me è assolutamente fondamentale evitare immagini in cui si sbatte in faccia allo spettatore un dramma o una situazione di difficoltà. Purtroppo sono però queste le immagini che ancora oggi colpiscono di più un’opinione pubblica “media” con una non troppo alta conoscenza del linguaggio fotografico. In un mondo che sempre più parla per immagini queste sono spesso erroneamente percepite come un materiale neutro.

C’è poi da tenere in conto una profonda differenza tra immagini di news utilizzate per informare e immagini usate per sensibilizzare; credo che la chiave sia lavorare comunque e sempre più nella direzione dell’approfondimento delle storie e delle tematiche affrontate con immagini che raccontino qualcosa in più rispetto al solo impatto visivo. In un mondo che corre velocemente lo sforzo dovrebbe essere quello di portare l’opinione pubblica a porre attenzione e tempo, informarsi non attraverso slogan che siano immagini o parole.