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Consegnate le firme a PayPal

Basta discriminazioni per i palestinesi dei Territori Occupati di Cisgiordania e Gaza.

Si sono riuniti davanti agli uffici centrali di PayPal in Australia per chiedere alla compagnia di dare ai palestinesi il pieno accesso ai suoi popolari servizi online. Erano una rappresentanza di attivisti di ActionAid, che da tutto il mondo si sono schierati per chiedere all’azienda di allargare i suoi servizi a tutti.

PayPal è il metodo di pagamento online più popolare in tutto il mondo, ma con le sue decisioni non fa che aumentare l'ingiustizia per i palestinesi, negando loro un uguale accesso all'economia globale. Infatti, ad oggi, l’azienda non offre ai palestinesi dei Territori Occupati di Cisgiordania e Gaza l’utilizzo dei propri servizi. Al contrario, lo stesso servizio è accessibile ai coloni israeliani che vivono negli insediamenti dichiarati illegali dalla comunità internazionale. La disparità di trattamento per persone che vivono a pochi metri di distanza è una discriminazione con pesanti ripercussioni, soprattutto sulle nuove generazioni. 

Attualmente il 38% dei palestinesi vive in povertà e ha uno dei più alti tassi di disoccupazione giovanile al mondo. La pratica discriminatoria di PayPal ha un impatto particolarmente duro sulle giovani donne palestinesi, che si affidano al settore tecnologico come una delle poche opportunità per trovare lavoro.

Dopo la campagna globale lanciata da ActionAid sono state finalmente consegnate le 30.000 firme raccolte ai rappresentanti di PayPal, con la richiesta che arrivino alla sede centrale globale dell’azienda. Lucy Manne, responsabile delle campagne di ActionAid Australia ha dichiarato: "Siamo qui perché PayPal ponga fine alla discriminazione contro i palestinesi nei Territori Occupati. Il rifiuto di PayPal di estendere gli stessi servizi ai palestinesi che fa agli israeliani che vivono in insediamenti illegali sta incoraggiando l'ingiustizia e bloccando i palestinesi dal pieno ed equo accesso all'economia globale. Questa non è solo una cattiva pratica commerciale; è una violazione dei diritti umani dei palestinesi".